Rule of Rose in Italia, parla anche la UE

Il Commissario UE Reding bacchetta il collega Frattini: in Europa esiste un sistema di autoregolamentazione, e funziona. E mentre il controverso titolo sbarca nei negozi del Belpaese, la politica studia nuove censure

Roma - Rule of Rose è a tutti gli effetti uno scandalo: tutti ne parlano, molti si indignano, altrettanti si schierano. E qualcuno vi inciampa.

A pensarlo è il Commissario europeo per la Società dell'Informazione e i Media Viviane Reding (nella foto in basso): ha reagito con disappunto alle polemiche italiane sul videogame, arrivando a bacchettare il collega Franco Frattini per le sue dichiarazioni, con cui aveva definito il gioco "osceno, brutale e perverso", schierandosi dalla parte di chi invoca nuove forme di controllo sui videogiochi.

Secondo Reding, Frattini, forse sull'onda dell'indignazione, ha tralasciato di ricordare che in Europa, dal 2003, vige il sistema di autoregolamentazione Pan European Game Information (PEGI), capace a suo dire di proteggere i ragazzi da prodotti per adulti, senza ricorrere a metodi censori. Un sistema, sentenzia Reding, "in linea con la visione della Commissione, le cui misure adottate per proteggere i minori e la dignità umana devono essere attentamente bilanciate con il diritto primario di libertà di espressione, come previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea".
Il PEGI aveva stabilito che Rule of Rose è adatto ai maggiori di sedici anni. L'etichetta che campeggia sulla confezione del videogioco dovrebbe avvertire i genitori, rassicurarli, consegnando loro la responsabilità e il gusto di regalare ai propri figli un prodotto consono alla loro età.

Il commissario europeoLa classificazione del PEGI, ribattono molti, è rigorosa, ma non basta ad evitare che il videogioco finisca nella mani di ragazzi che potrebbero rimanerne turbati. C'è il download illegale, segnala in una controversa intervista rilasciata a Panorama, Anna Serafini (DS), presidente della commissione bicamerale per l'infanzia: per questo motivo bisogna bloccare la commercializzazione.

Ma, ammesso e non concesso che i videogiochi possano influenzare i minori, osservano altri, sono i genitori che devono marcare stretti i figli, a scegliere e giudicare quel che è adatto a loro. Se la famiglia riuscisse a svolgere la sua funzione di agenzia educativa, potrebbe evitare l'innescarsi di meccanismi di censura, che negano videogiochi, film e ogni sorta di prodotti dell'ingegno al pubblico per cui sono stati creati. Secondo Reding una censura tout-court è impensabile, e da qualche giorno il gioco è regolarmente venduto in Italia dal distributore 505 Games.
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