Il decreto con cui il
Ministero delle Comunicazioni apre alla svolta viene
salutata in queste ore con entusiasmo dalla rete, a giudicare dalle prime email giunte in redazione dopo la pubblicazione su Punto Informatico delle novità RAI.
"Non mi aspettavo nulla del genere - scrive Silvano F. - Negli ultimi anni ci hanno abituato al peggio, parlo dei nostri governanti, e una simile lungimiranza è come un fulmine a ciel sereno, solo che non fa i danni del fulmine, semmai illumina come un fulmine. Rimango speranzoso che non sia passeggero come un fulmine". Considerazioni utili, perché il timore che serpeggia nell'ambiente in queste ore è che qualcuno
prema per modificare il decreto.
Perché? Le ragioni sono molte ma una sembra prevalere, e ne accenna anche il Weblog di Stefano Quintarelli che per primo ha riportato la notizia della svolta RAI, e riguarda gli
equilibri del mercato TLC. La novità infatti è che la RAI crea in questo modo un
rapporto diretto con l'utente e "questo - scrive Quintarelli, che è presidente dell'associazione dei provider AIIP - dovrebbe tagliare definitivamente la testa al toro della potenziale NON apertura della rete. Qualunque utente di qualunque operatore DEVE poter accedere ai contenuti della RAI erogati dal portale RAI.IT".
Questo è un dato centrale in un momento in cui viene messa in discussione la
neutralità della rete e soprattutto nelle settimane in cui operatori e Telecom confliggono sull'
offerta IPTV dell'incumbent, che gli altri operatori ritengono "irreplicabile" a causa dei costi che comporta ("10volte10 più alti di quelli reali", segnala Quintarelli). Una questione che il 16 gennaio verrà affrontata dal Consiglio di Stato.
Inoltre, perché il decreto divenga operativo, dovrà arrivare il via libera della Commissione parlamentare di Vigilanza e Mauro Landolfi che la presiede già nei giorni scorsi ha fatto sapere di voler aprire una serie di audizioni piuttosto estese: in ballo ci sono
questioni economiche che potrebbero finire per influire sull'effettiva potenzialità di investimento ed estensione dei servizi Internet della RAI. Audizioni che partiranno proprio nei giorni della vicenda IPTV al Consiglio di Stato.
Le difficoltà sul percorso della riforma RAI non le nasconde
Altroconsumo secondo cui "le resistenze e le pressioni per cambiarne il testo, o comunque, per evitare di darne una concreta applicazione saranno certamente forti, se si pensa per esempio che oggi molti di questi stessi contenuti, lungi dall'essere fruibili gratuitamente online, vengono messi in vendita dalla stessa Tv di Stato su Dvd, su altri siti Internet, o entrano a fare parte dei pacchetti della Tv satellitare chiedendo di fatto al consumatore di pagare prezzi anche elevati per opere che ha già contribuito a finanziare attraverso il canone".
Ed è proprio la
questione canone a tenere banco con il nuovo contratto di servizio. Dopo il
putiferio scatenato dall'annuncio di un aumento del canone RAI, c'è chi si aspetta che la nuova "offerta multimediale" si traduca in una
imposizione più facile e più diffusa non solo per i possessori di televisori ma più in generale di computer connessi ad Internet o telefonini di nuova generazione. "Scommettiamo - scrive Lorenzo D.G. a PI - che questa piccola grande rivoluzione costringerà chi vende computer con modem incorporato a verificare se l'acquirente ha pagato il canone?".