Contrappunti/ Il 2006 dell'Italia tecnologica

di Massimo Mantellini - Quel che è accaduto nel 2006 non deve passare inosservato anche se la voglia di dimenticare qualche cosa c'è tutta. L'Italia non ne esce a testa alta. Auguri a tutti

Roma - Ci sarebbero molte cose da dire su questo 2006 che finisce. C'è per esempio questa grande attesa per la nuova Internet che cambia (Web 2.0 lo chiamano, anche se già leggo in giro le prime dissertazioni sul prossimo avvento del Web 3.0 e magari prima della fine di questo articolo si approderà ad una versione beta 4.0), c'è l'incognita di una nuova grande bolla speculativa sulle aziende Internet (anche se personalmente l'unica bolla che ho in testa è quella del perchè mai non ho acquistato le azioni Google quando costavano 80 dollari), c'è l'esplosione dei contenuti prodotti dall'utente, che vanno molto di moda, tanto che tutti li citano dappertutto, anche nell'elegante acronimo anglosassone UGC (User Generated Content) e ditemi voi se esiste un termine peggiore per descrivere la voglia di comunicare di ciascuno di noi.

Per non parlare della grande diffusione dei blog, che è una diffusione in buona parte mediatica, grande almeno quanto il numero di blog abbandonati dai loro autori; una diffusione che mostra taluni aspetti anche divertenti. Molte persone si sentono obbligate ad aprire un blog oggi poichè tutti parlano di blog e ascoltano di blog in TV e sui giornali. Se i blog avessero un odore, li si potrebbe aspirare a tutta narice anche fra gli scaffali del fruttivendolo, tanta è la loro capacità di essere al centro di qualsiasi scenario. Così si va a finire che in Italia ogni politico, anche il più scalcagnato e periferico, ha un blog che, terminato il periodo elettorale e svanita la fibrillazione del comunicare con tutti i propri possibili elettori (i quali pure loro hanno un blog e quindi presumibilmente apprezzeranno), lo abbandonerà come un vecchio copertone lungo l'autostrada.

Il 2006 sarà ricordato come l'anno della svolta politica del paese: dal governo di centro destra siamo passati a quello di centro sinistra. Quali differenze, dite? Beh intanto il Ministro deputato alle cose di Internet prima era un ex dirigente IBM ora è - manco a dirlo - un politico blogger. Logico che su di lui la categoria dei blogger (che è un insieme omogeneo ne più e ne meno di quello degli utilizzatori del telefono in bachelite o dei patiti della crema catalana) aveva comprensibilmente riposto molte speranze. Lui, per smentire ogni afflato innovativo, ha inaugurato il suo mandato nominando Maurizio Costanzo proprio consulente: un brutto colpo per tutti quelli che già sentivano profumo di primavera, finestre spalancate, cinguettìo di usignoli e lenzuola immacolate. Ma così va il mondo, speriamo in una estate soleggiata ma non torrida.
Il governo in Italia è cambiato (forse) ma il disinteresse per lo sviluppo tecnologico nei palazzi della politica pare rimasto miracolosamente intatto, indipendentemente da tutto e tutti. E pensare che avevamo passato serate intere - a suo tempo - a leggere il programma elettorale sull'ITC della Margherita, una specie di piccolo capolavoro progettuale, scritto da persone colte ed intelligenti, che ci avevano fatto sperare contro ogni speranza. Siamo partiti dall'apologia della net-neutrality per approdare al Ministro Fioroni: un salto - a ben vedere - non indifferente.

E come dimenticare che da quest'anno siamo uno dei pochi paesi del pianeta (va bene c'è la Cina, ma insomma) che filtra per legge gli IP di certi siti web malandrini dedicati al gioco d'azzardo? Atteggiamento encomiabile e protettivo (solo per le finanze statali ovviamente, visto che la Finanziaria per il 2007 prevede l'istituzione di molti nuovi "concorsi a premi" per gli incalliti scommettitori della repubblica che potranno continuare a rovinarsi in santa pace sul web o in real life) che prevediamo di veder ulteriormente applicato nei prossimi mesi (ne parleremo magari nel contrappunti di fine anno del 2007) anche ad altre esiziali tematiche: c'è solo l'imbarazzo della scelta ed è un peccato che Indymedia si sia chiusa da sola, perché sarebbe stato un bersaglio ideale per le tante aspirazioni di controllo dei politici di questo paese.

In Italia collegarsi alla rete in wi-fi è stato di fatto vietato per anni (in Cina forse a quei tempi già si poteva, non so), merito dell'indimenticato Ministro Gasparri, poi c'è stata la grande paranoia terroristica che ha partorito il decreto Pisanu ed oggi il nostro - per una ragione o per l'altra - è l'unico paese europeo dove per fare un collegamento on the fly da Villa Borghese è necessario (quasi) spedire una raccomandata R/R al Ministro blogger o al Ministro Fioroni, oppure lasciare una impronta digitale in un database incastonato dentro la fontana di Trevi. Il tutto alla presenza di un notaio. Vi svelerò un segreto: conosco un tizio che "era lì" quando alcuni alti dirigenti di Telecom Italia, alla recente Notte bianca romana, hanno chiesto, piuttosto seccati, chi avesse autorizzato il consorzio Roma Wireless ad autenticare gli utenti "solo" via SMS e non - aggiungo io - attraverso sistemi burocratici consoni alla patria del "certificato di esistenza in vita". Della serie: "se proprio non puoi evitarla, almeno rendila complicata".

Mentre la rivista Time elegge noi, poveri sfigati dietro ad uno schermo, "person of the year", una sorta di riconoscimento ufficiale agli hype del 2006 da YouTube a MySpace, ma anche una innegabile profezia sulla prossima temuta precipitazione dell'editoria nelle fiamme infernali, Internet cresce in Italia alla stratosferica velocità del 2% l'anno (dati Istat appena pubblicati). Di questo passo quando i nostri pronipoti comunicheranno con soddisfazione per via telepatica, il Ministro Fioroni dichiarerà pubblicamente di avere finalmente chiara la distinzione fra chiocciola e www.

Buone feste a tutti.

Massimo Mantellini
Manteblog


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