Ecco un'altra piattaforma e un altro addetto ai lavori contento dell'effetto benefico che il Venice Project sta portando al mondo P2P. Purtroppo Coolstreaming, a differenza di Venice Project, non si può dire che abbia il crisma dell'ufficialità, in Italia è visto solo come piattaforma per vedere il calcio gratis:
"Capiamo benissimo che nel mondo degli "affari" serve l'ufficialità, noi purtroppo non l'abbiamo, non l'aveva neanche Youtube... Ciò che fa paura va sempre combattuto, ciò che destabilizza il sistema da fastidio... per di più fatta da gente che non è nata nel sistema ne vi è dentro. Noi lo abbiamo sempre ripetuto siamo disponibili a collaborare senza alcun problema, non vogliamo assolutamente affossare nessuno, vogliamo poter discutere liberamente di cio' che potrebbe essere la tv del domani. Capiamo i problemi dei broadcaster e per questo da parte nostra abbiamo teso una mano verso questo problema. Rispondiamo al DMCA e siamo disponibili in qualsiasi momento a rimuovere "link" a materiale considerato protetto. Abbiamo inserito dei filtri su quei canali che ripetono contenuti criptati in Italia e stiamo applicando dei geolock, tutto per far capire il nostro spirito collaborativo."
Non c'è dubbio che il P2P dia fastidio, ed è questo il suo più grande problema. Inizialmente i più grandi avversari di questa rivoluzione emersa dal web furono le grandi industrie dell'intrattenimento. Oggi questi attori hanno capito che grazie al P2P hanno a disposizione una piattaforma per estendere il loro business nello spazio e nel tempo: palinsesti infiniti raggiungibili dal tutto il mondo, con costi di distribuzione ridicoli.
Gli unici veri oppositori rimasti sono purtroppo i telecom operator. Per loro il P2P rappresenta contemporaneamente una doppia minaccia: non solo scardina definitivamente le barriere del MULTICAST aprendo la Net TV alla gente, ma satura contemporaneamente la capacità delle loro reti. Il P2P, si sa, è molto vorace di banda. È sorprendente vedere i grafici di consumo di un fornitore d'accesso suddivisi per protocollo: il traffico P2P occupa da solo la stragrande maggioranza della banda.
Questo per un telecom operator è un problema, perché impedisce di poter gestire un vero "over booking". Di norma si vendono offerte ADSL a 4/Mbits sapendo che tanto i consumi dell'utenza saranno discontinui e non cosi sincronizzati, e che quindi mediamente tutti saranno contenti. Ma cosa succederebbe se tutti gli utenti di un telecom operator usassero contemporaneamente tutta la banda a loro disposizione, magari grazie ai super efficienti client P2P?
Sono convinto che molti hanno già sperimentato questa situazione di disagio, dove i mega bits ADSL previsti dal contratto diventano pura teoria. Per questo motivo la campagna denigratoria contro il P2P è ancora in atto. Fintanto che sarà considerato un "male" sarà possibile giustificare i filtri per protocollo che in alcuni casi vengono messi in atto. Se il vostro provider improvvisamente taglia tutto il traffico eMule o Torrent, sappiate che nonostante vi vengano comunicate ragioni ufficiali di "prevenzione alla pirateria", in realtà si sta trattando di un ottimizzazione della scarsa banda a disposizione.
Questo è il problema del P2P. Purtroppo se un telecom operator decide di far andare male (o per niente) una piattaforma P2P lo può ancora fare. Chi ha investito tanti denari in infrastrutture ed offerte IPTV chiuse starà secondo voi semplicemente a guardare mentre il mondo scoprirà le meraviglie del Venice Project? Attenzione perché questo è il rischio che stiamo correndo. È su questi temi che il popolo del web deve acquisire conoscenza, per attivare una azione consapevole a salvaguardia della neutralità della rete.
Tommaso Tessarolo
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