
Il solito Juarez puntualizza: "Conosciamo l'importanza di essere inclusivi (in opposizione a "esclusivi", NdA), non vogliamo che questa sia un'iniziativa solo di Microsoft. Questa sarà un'iniziativa di collaborazione tra industrie che potrà andare in porto solo se tutti avranno voce e parteciperanno al processo" e ha aggiunto che la compagnia solleciterà il feedback degli utenti, a un certo punto.
Non è stato, però, più specifico sul modo in cui Microsoft avrebbe offerto queste opportunità ai partner e ai clienti.
Sulla questione è intervenuto anche Ari Schwartz, direttore del Centro per la Democrazia e la Tecnologia di Washington.
Secondo lui la trasparenza sarà la chiave per il successo del sistema. Gli utenti potrebbero anche rifiutare una tecnologia che non offra loro il necessario controllo, anche se è troppo presto per pronunciarsi.
C'è già chi si schiera decisamente contro sostenendo che Palladium non sarà una cosa buona per gli utenti perché verifiche e DRM ne limiteranno libertà e controllo.
I detrattori dell'idea puntano proprio sulla mancanza di trasparenza di Microsoft, sostenendo che quest'ultima ha sempre preferito nascondere i problemi di sicurezza dietro al modello di sviluppo close source piuttosto che trovare modi per prevenire o individuare i bug.
Microsoft è quindi preparata a rilasciare la licenza per la proprietà intellettuale del sistema a chiunque ne faccia richiesta, ma la certificazione sarà necessaria per il funzionamento del software.
Stuart Okin, responsabile per la sicurezza di Microsoft UK, durante la conferenza Microsoft Tech Ed di Barcellona del 3 Luglio ha dichiarato: "La scorsa settimana dettagli di Palladium sono trapelati o sono stati rivelati da giornalisti. Il progetto è ancora in fase di consultazione, e noi rilasceremo i white paper per la fine del mese per avere dei riscontri. Quindi ancora niente è certo".
Interessante anche la sintetica e sibillina presentazione che ha fatto del sistema.
"Si tratta di una combinazione di hardware e software, un chip di sicurezza con un sistema a chiave pubblica/privata, progettato per garantire la privacy e per fare in modo che se un software pirata raggiunge il PC questo venga spostato in un ambiente chiuso dove non può influenzare il resto". Secondo Okin questo tipo di sviluppo è necessario perché Internet raggiunga il suo pieno potenziale. "Vogliamo che le persone possano effettuare transazioni di milioni di dollari o di euro su sistemi aperti, e perché questo accada la fonte deve essere garantita. E per questo è necessaria una combinazione di hardware e software".
Nonostante le potenti funzionalità in grado di rilevare materiale contraffatto e pirata, Microsoft, tramite il suo portavoce, sottolinea che le preoccupazioni principali sono volte a garantire sicurezza e privacy... al prezzo di un certo grado di restrizione sul software.
"Una cosa che posso garantire è che Palladium sarà 'spento' per default; è quindi una tecnologia opt-in, e vivrà o morirà a seconda dell'accettazione da parte dell'utente", ha rassicurato Okin.
In ogni caso prima del 2004, forse addirittura 2005 non ci sarà hardware che supporti questa tecnologia sul mercato.
Il ruolo di "responsabile della sicurezza" rivestito da Okin è nuovo in Microsoft, ed è stato prevedibilmente introdotto per rispondere alle rinnovate esigenze di sicurezza da parte del mercato.
Okin non nega la pessima immagine in fatto di sicurezza, ma racconta che gli interlocutori ammettono che l'azienda per cui lavora non è né migliore né peggiore di altri, e apprezzano la disponibilità al dialogo. Sottolinea anche che il problema della sicurezza è nato relativamente di recente: "L'Unità Nazionale Britannica per i Crimini ad Alta Tecnologia è attiva soltanto da 18 mesi. La comunità degli utenti si è enormemente rivoluzionata negli ultimi due anni, e questo ha destato l'attenzione anche della stampa che ora parla di virus e sicurezza".