
Su Palladium, Microsoft avrebbe fatto meglio a tenere la bocca ben cucita. Per lo meno nel senso che il progetto è trapelato anzitempo, sollevando molte più domande di quelle cui in questo momento a Redmond siano in grado di rispondere.
Domande come: Palladium rinforzerà il monopolio Microsoft nel settore dei sistemi operativi personali? Come reagirà l'Europa? Come i legislatori gestiranno i problemi di privacy nei rapporti tra impiegati e datori di lavoro? Cosa accadrà se Palladium si rivelasse bacato come il resto del codice Microsoft? Se lo sarà non contribuirà a creare l'illusione di una sicurezza in realtà assente, illusione peggiore dell'amara verità?
E la domanda più importante: perché dovrei fidarmi di Microsoft, prima di tutto? Se i PC hanno bisogno di un'architettura di sicurezza universale per proteggere informazioni critiche per il mondo degli affari, perché dovrebbe essere proprio Microsoft a idearla? E la questione, di pubblico interesse, non è troppo spinosa per una sola azienda (o nazione)?
Il fatto è che Steven Levy (Newsweek, Wired) stava per uscire con un pezzo sull'argomento, ed è stato convocato dalla società di Bill Gates per un briefing sull'argomento. Vedere il progetto nudo, appena abbozzato, ha sicuramente contribuito ad alimentare quei sospetti, quelle tensioni e quei nervosismi sempre presenti quando si toccano certi tasti.
Non è un'idea nuova, naturalmente. Basti pensare alla (geniale) idea Intel di munire i suoi processori di un identificativo unico a 64 bit che scatenò tante polemiche nel '98. Il problema era, essenzialmente, che questo ID poteva essere recuperato dal software e dai siti web senza il consenso dell'utente. Questo ID, comparso con i processori Pentium III, è disattivato per default e si può mettere "on" solo tramite una utility scaricabile da Intel. Non che qualcuno ne abbia mai fatto effettivamente uso, per quanto si sa.
Si cercava di trovare un modo per identificare e verificare gli utenti a beneficio della sicurezza. Il sospetto è che in realtà si trattasse di un sistema per rintracciare i chip contraffatti. Tra l'altro la mediocre realizzazione tecnica avrebbe portato a pericolose illusioni di sicurezza.
Ma l'idea Microsoft trascende di certo questo goffo e spudorato tentativo.
Siamo tutti fan di XFiles, la teoria della cospirazione ci tenta moltissimo.
In questi giorni di fermento ho letto articoli che dipingevano scenari inquietanti.
Microsoft insiste nel fatto che starebbe tentando di costruire una "piattaforma affidabile per computer", eppure si dissocia in parte dalla Trusted Computing Platform Alliance (TCPA), che riunisce più di 135 società. Gli obiettivi tecnici di questa santa alleanza, rivolti essenzialmente all'e-commerce, sono: autenticazione (in modo che gli utenti sappiano con chi stanno trattando), integrità (in modo da assicurare l'originalità e la fedeltà delle informazioni ricevute) e privacy. Microsoft sembra invece ben più focalizzata alla gestione del copyright.
Molti hanno sollevato obiezioni a questo atteggiamento, non ultimo perché Microsoft appare la meno adatta ad ergersi a paladina della legalità e della privacy degli utenti.
Il vero problema è che le leggi sul copyright sono strane "bestie", essenzialmente nate per proteggere gli interessi delle corporazioni che ora potrebbero avere in regalo da una delle più intraprendenti e avanzate di loro gli strumenti tecnologici per attuarle. Una specie di potere esecutivo digitale.
Da un punto di vista eminentemente pratico, Palladium costringerà prima o poi tutti a gettare alle ortiche hardware e software incompatibile. Ma questo evento sarebbe stato prima o poi reso inevitabile dall'obsolescenza tecnologica.
Altre istanze sembrano più importanti: ci si chiede quale sarà il destino delle applicazioni freeware e di quelle pubblicate sotto la General Public Licence, primo tra tutti Linux. Le voci più forti infatti si alzano da questo settore che potrebbe essere minacciato da un sistema di certificazione appannaggio della sola Microsoft.
Tra l'altro questa nuova architettura troverà le sue estensioni nel mondo dei palmari e mentre è ovvio il supporto garantito ai PocketPC non è dato sapere che fine faranno i PalmOS, gli Epoc e le migliaia di applicazioni freeware già esistenti. Né si sa nulla degli utenti Apple.
I più pessimisti parlano di estinzione di tutte queste realtà, di pericolo di monopolio de facto, di una specie di oligarchia delle più potenti majors, addirittura di censura che si attuerebbe attraverso un'oculata gestione dei certificati dei software e di una complessa politica di alleanze.
E dunque, Palladium come soluzione definitiva a tutti i problemi di sicurezza e pirateria o strumento di potere e di censura che condurrà, alla fine, a una specie di nuovo reich elettronico? L'unica cosa sicura della vicenda è che è troppo presto per giudicare il progetto di Microsoft e le sue intenzioni, ma se gli utenti non opporranno una strenua resistenza fin d'ora il rischio è quello che si ritrovino a fare i conti con un nuovo paradigma di computing che non lascia più scelte, nemmeno quella di tornare indietro.
Manrico Corazzi