Alla Siae confermano tutto. "Si possono includere nel web fino a 2 immagini tra quelle fornite nella cartella stampa, per diritto di cronaca" - dicono al telefono dalla Siae dopo un continuo rimpallo - "quindi su siti che appartengono a testate registrate. Qualsiasi altro uso è punibile. Per gli artisti emergenti servono liberatorie firmate con espressa citazione della durata, altrimenti le immagini vanno rimosse dopo l'evento".
I costi all'apparenza non sono elevatissimi: fino a 1000 immagini per un mese bastano 500 euro, il che rappresenta una cifra enorme in un anno di attività (6.000euro) soprattutto per chi non ha scopo di lucro. Senza contare che un piccolo portale d'arte raggiunge facilmente due o tremila immagini.
Occhio poi a mettere segni o scritte sulla foto: si rischia il vilipendio.
Il caso sembra paradossale e, di fatto, crea una indiscutibile difficoltà alla cultura stessa e alla sua diffusione (il problema di cui si lamentano di più proprio gli artisti). L'applicazione siffatta della norma ostacola la diffusione delle idee, della cultura e della didattica che appaiono beni fondamentali ed irrinunciabili per una società civile.
Ma il vero problema sembra un altro: quanti siti rischiano di incappare nelle sanzioni? La risposta è: diverse migliaia, con molta probabilità. Per esempio sono quasi 6 milioni le pagine che
riportano il nome di Kandinsky, certo si riducono a 155mila quelle dei
siti italiani. Ma sono davvero tante le
immagini delle sue opere.
Per non parlare di quelle
di Klee o di
Braque. O, ancora, di
Picasso.
Quanti di questi siti possono dichiararsi realmente a posto con la coscienza... anzi con la Siae?
Alessandro Biancardi