Fastweb è serena, nonostante l'inchiesta

La stampa parla di un'inchiesta condotta su Fastweb per traffico telefonico gonfiato. L'azienda: mai emesso fatture fittizie

Milano - La notizia va presa con le pinze, in quanto frutto di indiscrezioni a mezzo stampa oggetto di smentita ufficiale, ma da ieri circolano con insistenza voci di un'inchiesta condotta dalla Procura di Roma che avrebbe colpito Fastweb per commercio di traffico telefonico gonfiato per creare crediti Iva fittizi.

Lo riportano varie testate giornalistiche, come Milano Finanza e Repubblica, che riferiscono di ipotesi di reato che "vanno dall'associazione a delinquere alle false comunicazioni sociali, alla dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti". Secondo Reuters una fonte giudiziaria, interpellata in merito, avrebbe confermato le indiscrezioni aggiungendo dettagli sul coordinamento delle indagini.

La notizia viene smentita con decisione da Fastweb, che ieri ha diramato il seguente comunicato: "Con riferimento alle notizie apparse oggi sulla stampa Fastweb precisa che le stesse sono prive di ogni fondamento non avendo mai Fastweb prodotto fatturazioni fittizie per accrescere il proprio credito IVA, credito peraltro già di ampie proporzioni e dovuto a ingenti investimenti effettuati dalla costituzione della società per dotare il Paese di una rete di TLC di nuova generazione".
"L'indagine della magistratura cui allude la stampa odierna - continua l'azienda - è una vecchia inchiesta (risale al 2004), focalizzata su alcune società di servizi a valore aggiunto a cui gran parte degli operatori di TLC italiani (Fastweb in misura marginale) si è limitata a vendere, in maniera del tutto legittima e trasparente, servizi di trasporto/connettività".

Come spesso accade al verificarsi di episodi come questo, pesanti sono stati i riflessi della vicenda sui mercati finanziari, che hanno visto il titolo Fastweb perdere alcuni punti, per risollevarsi parzialmente dopo la pubblicazione della smentita dell'azienda.

Dario Bonacina