
Secondo Gentiloni il ddl sul DTT non è altro che un pezzo del quadro complessivo di riforma e riorganizzazione sul quale sta lavorando il Governo. Altri pezzi di questo puzzle, in arrivo nei prossimi mesi, sono il nodo sui diritti del calcio e soprattutto la già
molto discussa riforma della RAI. "Riguarda - ha spiegato il Ministro - un assetto immutato in 32 anni. L'ultima riforma è del 1975 e gli interventi successivi hanno riguardato solo il CdA. Tutto il resto non è mai stato minimamente preso in considerazione. Credo che il tema sia di grande importanza".
Le linee guida per la riforma RAI potrebbero trasformarsi in un provvedimento da portare all'attenzione del Consiglio dei Ministri "entro i primi sei mesi del 2007" ma "l'unica data stabilita al momento è il termine della consultazione per fine febbraio". I nodi da sciogliere sono molti: "Con il ministero dei Beni culturali - ha continuato - abbiamo messo in piedi un'iniziativa sui contenuti culturali della rete. Ne parleremo poi perché è solo all'inizio, ma il tema va approfondito rispetto a quello contenuto nella 122 e nel testo unico, e richiede un intervento".
Ma il fronte più caldo per il Governo sul nodo RAI è, come ben sanno i lettori di Punto Informatico, il
contratto di servizio (disponibile
qui) che definisce, in buona sostanza, cosa farà la televisione di stato nei prossimi tre anni.
I
consumatori sono già sul piede di guerra: due giorni fa
Adiconsum ha chiesto formalmente che il Governo torni a lavorare sulla base della
prima bozza del Contratto di Servizio, quella che
era stata accolta con entusiasmo da tutta la rete ma che non è quella
passata all'esame della Commissione.
Secondo Adiconsum "nel primo testo, RAI assumeva impegni tali da
giustificare un aumento del canone, che Adiconsum, proprio in base all'assunzione di tali impegni, ha giustificato. Tali impegni sono stati poi cancellati o ridimensionati, senza alcuna giustificazione, nel testo successivo inviato alla Commissione parlamentare di vigilanza dei servizi radiotelevisivi. La tesi addotta dalla RAI di una presunta mancanza di risorse non ci convince, soprattutto quando circa il 50% dell'aumento del canone è stato destinato non a migliorare la qualità dei programmi, bensì al pagamento di una sanzione di 15,5 milioni di euro comminata alla RAI dall'Autorità delle comunicazioni per decisioni illegittime da parte del suo Consiglio di amministrazione".
Ma anche i provider di
Assoprovider vanno all'attacco. In una nota chiedono "che sia garantita agli utenti la parità di accesso ai contenuti della RAI alle medesime condizioni economiche e qualitative indipendentemente dall'operatore scelto dall'utente, evitando così la formazione di monopoli e di Walled Garden nei contenuti multimediali". Il riferimento è alla questione della
neutralità della rete, un elemento centrale per l'intero settore dell'accesso oltreché per i consumatori e per i costi di fruizione dei contenuti in Internet.
Secondo Assoprovider, per garantire la parità occorre seguire tre binari:
- RAI deve erogare
direttamente e senza eccezioni i propri contenuti dal proprio portale
- RAI deve mettere a disposizione dei listini wholesale uguali per tutti per la pubblicazione dei suoi contenuti su portali di informazione di operatori terzi
- l'operatore monopolista non può attuare discriminazioni tariffarie, dando meno banda agli utenti degli operatori concorrenti e/o facendogliela pagare più cara.
Che l'attuale bozza di Contratto di servizio
vada rivista nei suoi punti fondamentali lo ha dichiarato ieri anche l'
Autorità TLC (AGCOM). Il suo presidente Corrado Calabrò ha da un lato sottolineato come "niente è ancora stato firmato da entrambe le parti e tutto è riesaminabile" e dall'altro ha chiesto che il Contratto sia
più specifico e meno nebuloso, che quindi siano maggiormente definiti gli obblighi della RAI. Scopo della revisione è anche avvicinare il Contratto alle linee guida di riforma della RAI sulle quali, come noto, il ministero TLC ha attivato una Consultazione pubblica
accessibile online.