Chiesto in Senato l'Ordine degli Informatici

Presentato il testo che prevede l'istituzione dell'Ordine e la creazione di tre distinti Albi professionali. Iniziativa del senatore Basile (Forza Italia)

Capo III - DEI GIUDIZI DISCIPLINARI

Art. 31.
1. Il consiglio dell'ordine è chiamato a reprimere di ufficio, o su ricorso delle parti ovvero su richiesta del pubblico ministero, gli abusi e le mancanze che gli iscritti hanno commesso nell'esercizio della loro professione.

Art. 32.
1. Il presidente del consiglio dell'ordine, assumendo le informazioni che ritiene opportune, verifica i fatti che formano oggetto della contestazione ai sensi dell'articolo 31. Se ritiene vi sia motivo per dar luogo ad azioni disciplinari, nomina il relatore e, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, richiede giustificazioni scritte all'interessato.
2. L'interessato deve fornire giustificazione scritta, indicando anche eventuali testimoni, alla contestazione nel termine di dieci giorni dal ricevimento della richiesta.
3. Il relatore, esaminate le giustificazioni scritte e, se necessario, assunte le altre informazioni, qualora ritenga sufficienti le giustificazioni addotte, dichiara decaduta l'azione disciplinare, con comunicazione scritta al presidente, all'interessato ed alla controparte.
4. In caso contrario, il relatore, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, convoca l'interessato a comparire dinanzi al consiglio dell'ordine in un termine non minore di giorni quindici, per essere sentito eventualmente presentando documenti a suo discarico, testimoni nonchè avvalendosi dell'assistenza di un altro iscritto all'ordine.
5. Nel giorno indicato, udito il relatore e, in contraddittorio tra le parti, il consiglio dell'ordine prende le sue deliberazioni. Ove l'interessato non si presenti né giustifichi un legittimo impedimento, si procede in sua assenza.
Art. 33.
1. Le sanzioni disciplinari che il consiglio dell'ordine può pronunciare contro gli iscritti agli albi di cui all'articolo 2, comma 1, sono:
a) l'avvertimento;
b) la censura;
c) la sospensione dall'esercizio della professione per un periodo non superiore a sei mesi;
d) la cancellazione dall'albo.

2. L'avvertimento consiste nel dimostrare all'interessato le mancanze commesse e nell'esortarlo a non ricadervi. Esso è comminato con lettera del presidente, su delega del consiglio dell'ordine.
3. La censura è una dichiarazione formale delle mancanze commesse e di biasimo.
4. La censura, la sospensione e la cancellazione dall'albo sono notificate per mezzo di ufficiale giudiziario.

Art. 34.
1. Nel caso di condanna alla reclusione o alla detenzione il consiglio dell'ordine, a seconda delle circostanze, può pronunciare la sospensione oppure la cancellazione dall'albo. Qualora si tratti di condanna che importa il divieto di iscrizione all'albo, è sempre pronunciata la cancellazione dall'albo ai sensi dell'articolo 11.

Art. 35.
1. Chi è stato cancellato da uno degli albi di cui all'articolo 2, comma 1, a seguito di giudizio disciplinare, può esservi di nuovo iscritto a sua domanda:
a) nel caso previsto dall'articolo 34, quando abbia ottenuto la riabilitazione ai sensi delle norme del codice di procedura penale vigenti in materia;
b) negli altri casi, quando siano decorsi due anni dalla cancellazione dall'albo e sia estinta la causa che ha determinato la cancellazione.
2. La domanda di cui al comma 1 deve essere corredata dalle prove giustificative e, ove non sia accolta dal consiglio dell'ordine competente, l'interessato può ricorrere al consiglio nazionale.

Art. 36.
1. Le deliberazioni del consiglio dell'ordine in materia disciplinare possono essere impugnate dall'interessato, ai sensi dell'articolo 8, comma 3.

Art. 37.
1. L'interessato che è membro del consiglio dell'ordine è soggetto alla giurisdizione disciplinare del consiglio dell'ordine viciniore, individuato, in caso di contestazione, dal primo presidente della Corte d'appello. Avverso la deliberazione del consiglio dell'ordine è ammesso ricorso al consiglio nazionale.

Art. 38.
1. Il rifiuto del pagamento della tariffa professionale annuale di cui all'articolo 20, comma 1, lettera g), dà luogo a giudizio disciplinare.
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