
Roma - Dal momento in cui il Governo, in dicembre, ha
annunciato il Nuovo Contratto di servizio RAI, che avrà durata triennale (fino al 2009), si è aperto in Rete un dibattito sempre più acceso sulla riforma che prevede, in aggiunta alla programmazione radiofonica e televisiva, l'introduzione di un'offerta multimediale, con cui si prevede di rendere disponibile la produzione editoriale Rai attraverso varie piattaforme. Per chiarire come stanno le cose, Punto Informatico ha intervistato il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni.
Punto Informatico: L'annuncio del Contratto di servizio ha suscitato emozione in rete perché, oltre a parlare di una RAI spinta verso la rete con l'apertura ai contributi degli utenti, inizialmente - quasi in un'ottica Web 2.0 - sembrava orientata verso il concetto di Creative Commons e di messa in rete di tutti i suoi contenuti. Poi però la delusione: nel testo trasmesso alla Commissione di Vigilanza, delle licenze CC non vi sarebbe traccia e, anzi, si va verso un maggiore uso di tecnologie di controllo sulla fruizione dei contenuti. Come stanno le cose? Il DRM già attivo su Raiclick dilagherà nell'intera offerta RAI online? Paolo Gentiloni: Innanzitutto sarà bene ricordare la vera novità di questo contratto di servizio. L'accordo raggiunto tra RAI e Ministero delle Comunicazioni ha sancito in maniera irrinunciabile
la vocazione multimediale della missione del servizio pubblico. L'impegno della RAI nel multimediale, su tutte le piattaforme digitali, a partire ovviamente da Internet, diventa la terza gamba dell'offerta di contenuti della RAI, assieme alla televisione e alla radio.
Potrà sembrare scontato nel 2007 dover sancire questo principio, ma la verità è che nei contratti del passato, Internet e tutte le piattaforme digitali venivano citate solo nell'ambito della sperimentazione. Ma, appunto,
Internet non può più essere considerata alla stregua di una tecnologia sperimentale. Internet è già qui, è nella vita quotidiana di milioni di italiani, e la sua diffusione costituisce un obiettivo strategico per il paese. Ora, grazie a questo contratto la RAI si dota di una nuova
mission al servizio della diffusione della cultura digitale e, più in generale, dell'innovazione del sistema delle comunicazioni nel paese. Certo l'idea di una RAI Web 2.0 è molto seducente, ma intanto il nostro obiettivo era innanzitutto di sancire in modo chiaro e indelebile l'impegno della RAI per lo meno sul fronte, mi si passi l'espressione, del Web 1.0 e, più in generale, di tutte le piattaforme digitali su cui si sta attuando la convergenza tra media tradizionali e telecomunicazioni.
PI: La sensazione di molti è che il concetto di licenze CC utilizzate da una "RAI in rete", potesse infastidire qualcuno. E il presidente della Commissione di Vigilanza Mario Landolfi aveva messo le mani avanti spiegando che sarebbe stato necessario un ampio giro di audizioni. Come sono accolte le innovazioni previste dal contratto di servizio? P.G.: Credo che, più che un problema di fastidio, ci possa essere ancora qualche problema di comprensione da parte dell'azienda, e anche della politica, sui limiti o sui benefici derivanti dall'adozione di determinate soluzioni tecnologiche o legali.
Non voglio entrare nel merito delle scelte tecnologiche che l'azienda RAI deciderà di adottare. Che la RAI sperimenti le licenze Creative Commons o adotti metodi di protezione dei contenuti, quali il DRM, rientra pienamente nelle competenze dell'azienda, compatibilmente con la propria missione di servizio pubblico e di strategia commerciale. In uno scenario tecnologico che muta con estrema rapidità, la RAI sarà sempre più chiamata a scegliere autonomamente le implementazioni tecnologiche che ritiene più opportune, ma ciò deve essere fatto nel rispetto della sua mission. In altre parole, si possono anche utilizzare sistemi di protezione dei contenuti, ma
a patto che esse non costituiscano una barriera di accesso e, pertanto, un'inibizione all'obiettivo ultimo che poi è quello di diffusione della cultura digitale e, più in generale, di volano dell'innovazione del sistema delle comunicazioni. La politica, ovviamente, può indicare le linee guida di base, suggerire direzioni o anche imporre dei "paletti". Da questo punto di vista ritengo che i lavori della Commissione di Vigilanza costituiscano un'importante occasione di discussione, di miglioramento e, perché no, anche di rafforzamento della
mission multimediale della RAI.