venerdì 2 febbraio 2007

Gentiloni: la svolta della RAI è possibile

In un'intervista rilasciata a Punto Informatico il ministro delle Comunicazioni spiega quali sono le ambizioni per la RAI di domani. Se non sarà Web 2.0, si può almeno sperare nel Web 1.0. Ma molto si deciderà nelle prossime settimane

Gentiloni: la svolta della RAI è possibile PI: Ipotesi formulate da associazioni dei consumatori ed altri si basano anche sul fatto che una distribuzione di contenuti online ucciderebbe il mercato delle registrazioni realizzate dalla stessa Rai e vendute su DVD o ritrasmesse su canali satellitari. Il contratto di servizio non parla della messa online di tutti i contenuti, come si era ipotizzato inizialmente, ma solo di una selezione. Le ipotesi sono fondate?
P.G.: Occorre ricordare che la RAI dispone di un'ampia varietà di contenuti, finanziate con strumenti diversi, si pensi al canone, alla pubblicità, ma anche alla vendita dei biglietti in sala per le opere cinematografiche. Inoltre, tali contenuti hanno anche destinazioni commerciali diverse, pienamente legittime. Ora, anche volendo, la RAI non dispone necessariamente dei diritti di diffusione sul web per tutti questi contenuti. La necessità di limitare i contenuti che la RAI metterà in rete ad una "selezione" deriva da questa semplice considerazione.

Ovviamente, compatibilmente con la propria mission, la RAI deve assicurare che questa selezione non sia semplicemente una presenza simbolica. Tendenzialmente ci si aspetterebbe che la RAI metta in rete per lo meno una buona parte di quei contenuti che sono finanziati dal canone e che sono primariamente destinati ad una fruizione televisiva. Piuttosto, dobbiamo capire come valorizzare molte opere audiovisive del passato che, per problemi di diritti, non possono essere ancora fruite sulla rete.

Sappiamo che Internet rappresenta soprattutto un'opportunità di valorizzazione della cosiddetta "long tail" degli archivi, fornendo agli utenti la possibilità di accedere a contenuti che altrimenti non troverebbero spazio sui mezzi di trasmissione tradizionali. Tra questi vi sono soprattutto le opere audiovisive che costituiscono il patrimonio della storia televisiva del paese. Da questo punto di vista, dobbiamo pensare ad un intervento di razionalizzazione del diritto d'autore e più in generale del copyright sulle opere, che tra l'altro, dovrà consentire di sbloccare tanti diritti che oggi non possono essere sfruttati.
PI: Tra le conseguenze più vistose per lo sviluppo di Internet in Italia nella messa in rete dei contenuti RAI vi è la neutralità della rete: se i contenuti sono accessibili dalle piattaforme RAI, infatti, tutti devono potervi accedere alle medesime condizioni, senza discriminazioni di utenti e operatori, con il presupposto di un'infrastruttura broadband capillarmente accessibile da tutti. I nuovi contenuti saranno accessibili attraverso dei "concessionari" o solo attraverso RAI? Una scelta o l'altra può far pendere da una parte, o dall'altra, la questione della neutralità.

P.G.: Questo è un tema cruciale per uno sviluppo equilibrato delle reti in Italia, tanto più in relazione all'obiettivo che ci siamo dati di superamento del digital divide entro fine legislatura. Fino ad oggi, la RAI, compatibilmente con un approccio sperimentale, si è mossa con operazioni ad hoc. Ora, è chiaro che, nel rispetto della propria mission multimediale di servizio pubblico, sarà importante che la RAI sviluppi approcci non discriminatori verso gli operatori della rete, siano essi portali o ISP, soprattutto per quanto riguarda lo sfruttamento delle opere che sono finanziate con il canone. Anche questo è un tema che ritengo giusto discutere in Commissione di Vigilanza.

PI: Qualche malalingua sospetta che le future iniziative RAI in rete siano anche un modo per "ricontestualizzare" il canone televisivo. In un mondo in cui soprattutto i giovani lasciano sempre più spesso la televisione in favore di Internet, c'è bisogno di rincorrere la rete per garantire che chi dispone di accesso a Internet paghi il canone? La questione non è peregrina: a Punto Informatico l'Agenzia delle Entrate ha fatto sapere che deve pagare il canone RAI, già oggi, chiunque disponga di un apparecchio anche "astrattamente adattabile". Ecco: le novità RAI puntano anche a rendere più digeribile l'invisa gabella del canone al popolo della rete?
P.G.: Direi che è vero il contrario. Il canone acquisisce legittimità se il servizio pubblico si muove al passo con i tempi e quindi dimostra di essere in grado di operare anche sulle nuove piattaforme distributive. La vera questione è in realtà un'altra e riguarda il recupero dell'evasione, funzionale soprattutto ad una riduzione della dipendenza della RAI da fonti di ricavo, come quelle pubblicitarie, che tendono inevitabilmente a snaturare la missione di servizio pubblico. Su questo, le linee guida di riforma della RAI che ho presentato puntano proprio a chiarire in maniera inequivocabile cosa è finanziato dal canone da ciò che è finanziato dalla pubblicità, in linea con ciò che accade nell'esperienza degli altri maggiori paesi europei.
73 Commenti alla Notizia Gentiloni: la svolta della RAI è possibile
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  • Potrà sembrare scontato nel 2007 dover sancire questo principio, ma la verità è che nei contratti del passato, Internet e tutte le piattaforme digitali venivano citate solo nell'ambito della sperimentazione.
    Mi lascia perplesso constatare che Il ministro Gentiloni non cita mai RaiNet nel ruolo che ha avuto, che ha e che avrà nel nuovo contratto di servizio.
    Neanche nel forum del ministero, a fonte di specifiche richieste di chiarimento sul ruolo di RaiNet e' stato possibile avere un cenno di risposta. Neanche nella trasmissione Ballarò, dove si e' parlato di nuove società connesse alla nuova offerta, su RaiNet - che da parte sua invece a piu' riprese cita Gentiloni come estimatore del suo operato e non si risparmia in valutazioni autoreferenziali (V.ultima di questi giorni: "siamo fichissimi")- silenzio assoluto.
    Il passaggio riportato in apertura lascia ora intendere che la società in questione sarebbe stata parte di un progetto sperimentale.
    Infine questa RaiNet quanto costa, quanto e' costata, cosa fa, cosa ha fatto, cosa farà...?
    La domanda e' retorica, ovviamente, perchè personalmente un'idea me la sarei fatta.... Troll occhiolino
  • Bravo Gentiloni, bravo,ora vorrei proprio chiedere a chi celebrava questo ministro come il ministro della Rete, cosa ne pena di dichiarazioni come queste: "Che la RAI sperimenti le licenze Creative Commons o adotti metodi di protezione dei contenuti, quali il DRM, rientra pienamente nelle competenze dell'azienda"!
    Insomma che la Rai metta a disposizione il proprio archivio, o che non lo faccia, perché metterlo a disposizione con i drm è non farlo, a questo esimio politicante non importa nulla. L'unica giustificazione del canone era l'ampliamento dell'offerta della Rai su web,ora che anche questa viene meno ci troviamo dinnanzi alla solita presa in giro di chi paga questa odiosa gabella. Pagliacci.
    non+autenticato
  • Last but not least...nel web come sara' modulata
    la politica regionale? Come sapranno dialogare i siti istituzionali in questa materia?
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    ADN Kronos - Gio 1 Feb

    Roma, 1 feb . - (Adnkronos) - ''Abbiamo voluto sollecitare l'attenzione della Commissione perche' raccolga alcune delle osservazioni che le Regioni avevano gia' avuto modo di segnalare al Governo con un proprio documento.

    Siamo convinti che la Rai, in quanto titolare del servizio pubblico radiotelevisivo, abbia il dovere di spiegare, diffondere e promuovere tutte le istituzioni della Repubblica, favorendo una migliore conoscenza della articolazione dello Stato che vede momenti fondamentali nelle azioni delle Regioni e delle Autonomie locali''. Lo spiega in una nota il Presidente Regione Piemonte, Mercedes Bresso, che insieme al presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, oggi e' intervenuta, in rappresentanza della Conferenza delle Regioni, ad un'audizione in Commissione vigilanza Rai sul tema del contratto di servizio Rai-Ministero delle Comunicazioni 2007-2009 attualmente al vaglio della stessa Commissione.

    ''Per questo motivo - ha continuato la Bresso - pensiamo che sia fondamentale inserire nel testo del contratto di servizio della Rai l'obbligo a considerare l'informazione regionale come componente essenziale del servizio pubblico radiotelevisivo''.
  • Invece di rilasciare su web i programmi TV belli e confezionati, perché non rilasciare le riprese di tutte le singole telecamere (naturalmente CC BY-NC-SA: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/d...) ed i testi.

    Magari qualche straniero potrebbe creare delle localizzazioni od adattamenti, magari scopriamo qualche giovane talento nostrano, MAGARI...

    Marco Ravich
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Invece di rilasciare su web i programmi TV belli
    > e confezionati, perché non rilasciare le riprese
    > di tutte le singole telecamere (naturalmente CC
    > BY-NC-SA:
    > http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/d
    >
    > Magari qualche straniero potrebbe creare delle
    > localizzazioni od adattamenti, magari scopriamo
    > qualche giovane talento nostrano,
    > MAGARI...
    >
    > Marco Ravich


    Tanto c'è Pantalone che paga....A bocca apertaA bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta
    non+autenticato
  • Riepilogando:
    Infostrada:RaiNet=Potere:Rai
    Laddove il potere ha bisogno di idea quanto il pesce dell'ombrello.

    Li votiamo per farci ingannare, truffare tradire.
    Mi sento responsabile del futuro senza speranza del mio paese perche' ho votato per l'ignoranza e l'incoscienza votando centrosinistra, l'altra meta' del nulla (parafrasando da O.T.).
    Ma ci sono aggravanti al nulla nel comportamento di questo Ministro, che ci consegna perdenti nella comunicazione nel settore istituzionale.
    Ad una rete che di Rai puo' fare a meno tranquillamente si pretende di distribuire on demand quanto pagato così una terza volta nella canalizzazione dell'offerta.
    Abbiamo gli rss di tutte le agenzie del mondo disponibili con un click sul desktop e li troviamo venduti on demand in Rai che si guarda bene dal rilasciare rss, ovviamente, in uno scenario surreale.
    Nel web eventi mediatici paralleli, come last.fm
    distribuiscono tutto e di piu' e meglio di quanto Rai nel suo (ora sappiamo sperimentale periodo) Rainet abbia saputo (far) fare.
    Nell'esplosione del fenomeno: "diritto di rete" che implica download gratuito, per fruizione non commerciale, redistribuzione di notizie, dialogo costante con i motori di ricerca...questo tipo viene a predicare un modello on demand, a confermare diritti di royalties, filtri di lobbies...no, ministro.
    Non credo tu abbia capito di cosa hai bisogno, uomo.
    Non credo proprio.

    La rete e' nata grazie all'utopia, mi creda.
    E voi siete il vecchio che qui non puo' tornare, capisce?
    FURBI, ASTUTI... maledettamente uguali politici lontani dal paese, che non prendete un treno non fate una coda all'autobus, non restate senza benzina....
    Non Vi sarà facile bucare internet, signori lugubri...se Pitagora avesse brevettato la tabellina pagheremmo un tot per ogni addizione sottrazione moltiplicazione divisione.
    Per Fortuna era Pitagora e i Politici non eravate Voi.
    Scusate lo sfogo,
    Sono un represso
    perdente improduttivo, lo so.
    Grazie per l'attenzione.
  • Il Web accessibile è stato rimosso dal contratto con la RAI per due motivi:

    1. i riferimenti al W3C e non alla legge 4/2004 rendevano il contratto TOTALMENTE nullo ai sensi dell'art. 4 comma 2 della legge 4/2004

    2. la RAI utilizza tecnologie Web costose (pagate dai contribuenti) ma obsolete che non le consentono di raggiungere la conformità ai requisiti di legge.

    Che dire quindi... quando si sente un ministro dichiarare che deve essere la RAI a scegliere le modalità tecniche anzichè applicare quelle previste dalla legge...
  • come sai, i vincoli posti dalla legge 4/2004 sono ampiamente ignorati dalla stragrande maggioranza dei siti della pubblica amministrazione. Chiedere dunque che, comunque, la RAI si ponga l'obiettivo dell'accessibilità non mi pare del tutto sbagliato. Sempre, ovviamente, che la RAI dia seguito all'indicazione.......
    non+autenticato
  • Io apprezzo gli sforzi di Gentiloni ma mi pare sia sufficiente guardare qualsiasi telegiornale per capire che tutte le speranze sono vane.

    Nei TG imperano i "panini" politici: 20 secondi di prodi, replica di Bonaiuti, controreplica di Rutelli. Poi il markettone al film o al libro, un po' di gossip, una nuova auto, la sfilata di moda eccetera. Dei problemi veri della gente comune, uno tra tutti il carovita, non importa a nessuno.

    E' semplicemente avvilente la legione di giornalisti in strada col micfrofono teso fuori dal palazzo per strappare l'ultima irrilevante dichiarazione di Mastella.

    I politici sono dappertutto, dalle rubriche di cucina, ai salotti di ogni tipo, perfino negli show.

    Finché i partiti non mollano l'osso sulla Rai, e non lo molleranno mai, la rai resterà sempre il megafono dell'oligarchia politica. Magari un po' più lucente grazie a qualche nuova perlina multimediale.

    http://www.aghost.wordpress.com/
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    Modificato dall' autore il 02 febbraio 2007 07.37
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  • e ti obbligano anche a pagare il canone solo perchè hai uno strumento (per vedere dvd che compri o affitti) che, nel caso uno si rincoglionisse del tutto, potrebbe anche essere usato autolesionisticamente per vederle (tutte ste mink...te di propaganda politica).

    certo che ci va coraggio

    bhe, cmq come qualcuno fa notare, la freedom house ha messo l'italia all'80% posto nella classifica delle libertà di stampa, e pretendere un canone per quest'informazione (oltre al demenziale livello culturale e non delle trasmissioni), equivale ad una rapina a mano armata.
    ...e pagarlo equivale a dire "si!...ci piace prenderlo in quel posto!!!"
    ...ma è la legge quindi ...
    è il colmo!!!
    non+autenticato
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