PI: Nella "nuova RAI in rete" ci sarà spazio per un'attenzione ai criteri di accessibilità del Web? Nel contratto di servizio che è ora all'esame della Commissione di Vigilanza non se ne parla.P.G.: Il richiamo all'accessibilità è esplicito nel contratto di servizio. Dal punto di vista tecnico, si tratta di scelte, ripeto, che spettano all'azienda compatibilmente con la propria missione di servizio pubblico che, ovviamente, deve essere attuata mirando a raggiungere tutte le categorie di utenti, a partire da quelle che soffrono di limiti di accessibilità.
PI: Un altro aspetto, non menzionato nel contratto di servizio, riguardava la possibilità che le trasmissioni satellitari della RAI fossero "non codificate". Questo aspetto potrebbe essere ridiscusso?P.G.: Ovviamente se ne potrà discutere in sede di Commissione di Vigilanza. Tuttavia credo che questo tema rientri nella questione più generale che concerne la strategia della RAI sull'intero settore dei nuovi media. Qual è il suo posizionamento, non solo rispetto all'offerta satellitare, ma anche rispetto all'IPTV, al digitale terrestre, al mercato mobile e, non da ultimo, al web?
Il contratto di servizio stabilisce le linee guida, indipendentemente dalla piattaforma. Sta all'azienda definire una strategia coerente con la mission che, compatibilmente con i vincoli in essere, non finisca per erigere barriere d'accesso da una piattaforma all'altra specie per quanto riguarda i contenuti finanziati con il canone.
PI: Tra Finanziaria 2007 e contratto di servizio si torna a puntare sulla Televisione digitale terrestre, con tempistiche e modalità ben diverse dal passato. Qualcuno ha storto il naso sul bonus fiscale pensato per l'acquisto dei televisori adattati alla ricezione del DTT, altri non vedono di buon occhio spendere soldi pubblici per finanziare l'avvio di un mercato nuovo e vecchio allo stesso tempo, nuovo perché digitale vecchio perché televisivo. Si spende troppo su questo fronte? In che modo le famiglie italiane ne trarranno vantaggio? In che modo si può evitare che il DTT trasporti in digitale l'oligopolio televisivo?P.G.: Non considero il digitale terrestre come un mercato vecchio, anzi sarà la principale tv del futuro, ancora per lungo tempo. Esso rappresenta un opportunità per lo sviluppo della convergenza soprattutto tra televisione e telecomunicazioni. Ritengo quindi non sbagliato che lo stato spenda risorse per una sua rapida adozione, ovviamente se ciò non viola i vincoli della concorrenza.
Occorre però distinguere tra servizi di base e servizi a valore aggiunto. Per servizi di base mi riferisco ai principali benefici apportati dal digitale terrestre, ossia l'ottimizzazione dell'uso dello spettro e la possibilità di veicolare più canali. Per servizi a valore aggiunto intendo tutte le modalità di consumo pay o basate sull'interattività, come il Video On Demand, il Personal Video Recording, il Time Shifting e la programmazione elettronica, che costituiscono la vera implementazione della convergenza. Credo che l'azione di governo debba favorire una rapida adozione dell'operatività di base del DTT, a partire da una gestione efficiente delle frequenze e dalla definizione degli standard tecnologici di base, lasciando agli operatori, siano essi broadcasters o aziende di telecomunicazione, lo sviluppo dei servizi più innovativi con cui differenziare le proprie offerte sul mercato.
Tale approccio garantisce il consumatore sulla disponibilità di un'offerta di base stabile e più completa di quella tradizionale, favorendo l'adozione del nuovo modello con un basso costo di ingresso, ma al tempo stesso fornisce agli operatori un mercato maturo e competitivo su cui sviluppare i servizi a valore aggiunto tramite i quali attuare le proprie strategie di posizionamento.
PI: La bozza del Contratto di servizio è, appunto, una bozza: quali sono le prossime tappe? In che sede e quando potrebbe venire modificata?P.G.: Come noto, il testo è appena passato all'esame della Commissione di Vigilanza che dovrà esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante. Una volta ricevuto tale parere, il Ministero delle Comunicazioni si riserva di tenerne conto apportando eventuali contributi, modifiche, integrazioni al Contratto di Servizio che verrà poi reso operativo mediante un decreto ministeriale.
a cura di Dario Bonacina