Tiscali, gli indagati si difendono

E' ancora da verificare la posizione di alcuni indagati coinvolti nella maxi-truffa scoperta dalla Polizia Postale ai danni di 5.500 utenti

Cremona - Sembra più complesso del previsto il caso della maxi-truffa che ha coinvolto migliaia di utenti che si sono ritrovati, inconsapevolmente, utenti di alcuni servizi di Tiscali senza averne fatto richiesta. "Siamo stati noi in primis ad essere stati frodati" sostengono alcuni degli indagati.

Il 38enne D.R., mantovano, e il 40enne M.P., di Castel Goffredo (MN), erano stati indicati come le menti della truffa in quanto titolari del centro servizi fulcro della vicenda. Anti-Phishing Italia riporta gli aggiornamenti della vicenda, intorno alla quale la nebbia non sembra ancora essersi dissolta. La Polizia Postale e delle Comunicazioni di Cagliari e Mantova ha effettivamente identificato i due mantovani accusandoli di truffa e sostituzione di persona, ma la loro posizione sarebbe ancora tutta da chiarire.

"All'incirca alla metà di dicembre - riferisce il loro legale, l'avvocato Saverio Barbieri - i miei assistiti hanno presentato una denuncia nei confronti di terzi che li hanno, verosimilmente, truffati. I contratti seguiti direttamente dal Centro servizi sono tutti in regola. Irregolari, invece, sono quelli delle società subappaltanti che hanno orchestrato il tutto all'insaputa dei nostri assistiti". Il Centro servizi avrebbe infatti delegato le trattative commerciali ad altri collaboratori (agenti di commercio e procacciatori d'affari).
Ma non è tutto: gli indagati hanno presentato una denuncia-querela verso terzi alla Procura di Brescia che però, come spiega il legale, "non risulta aver dato inizio all'indagine, a differenza di quella di Cagliari. Il risultato è che sono stati sottoposti alle indagini anche i due mantovani, che invece risultano le vittime degli illeciti". La difesa sostiene che il Centro servizi ha corrisposto regolarmente tutte le commissioni ai propri collaboratori e che, pertanto, risulta esso stesso danneggiato da questa vicenda.

Il comandante della Polizia Postale di Mantova ha spiegato invece che l'inchiesta ha preso il via in seguito alla denuncia presentata da Tiscali alla Polizia di Cagliari, segnalando l'elevato numero di lamentele ricevute da utenti che avevano ricevuto al proprio domicilio i bollettini per il pagamento degli abbonamenti per servizi a cui non avevano mai aderito. Molti di questi erano effettivamente stati contattati telefonicamente da operatori della società sarda che avevano formulato proposte commerciali. Proposte a cui gli utenti non avevano però aderito.

Il disinvolto "modus operandi" di chi registrava le sottoscrizioni dei nuovi contratti non era affatto complicato: gli utenti venivano contattati e intervistati, dopodiché ricevevano la proposta di adesione ad un'offerta. Anche in caso di rifiuto i promoter registravano i dati della persona contattata per intestarle la richiesta di attivazione di una nuova linea telefonica e del servizio di connettività. Secondo la PolPost, invece, i responsabili erano i due mantovani, che si occupavano degli incassi per poi girare le provvigioni ai cinque collaboratori.

Starà ora all'autorità giudiziaria, nella prossima puntata, sviscerare ogni aspetto di questa intricata vicenda e riuscire a distinguere i truffatori dai truffati, alla cui categoria - al momento - sembrerebbero appartenere con certezza 5.500 utenti.

D.B.