Schmidt (Google): Internet e libertà

La rete come grimaldello per i netizen assoggettati alla censura e ai regimi illiberali. Ma i tentativi di controllarla possono tradire le speranze. Parla il CEO di una delle aziende che collaborano con il Great Firewall of China

Roma - A Google deve aver pesato più del previsto la necessità di accordarsi con il governo comunista di Pechino per fornire agli utenti della Internet cinese risultati monchi di contenuti, poco graditi al potere costituito. L'immagine della società, don't be evil, ne è uscita malconcia, tanto che ora Eric Schmidt, CEO di BigG, parla di una Internet irrinunciabile per la diffusione della libertà di espressione nel mondo, ma solo se i governi illiberali e evil falliranno nel loro intento di tenerne saldamente le redini.

Schmidt parla a Washington D.C., invitato dal Carnegie Endowment for International Peace in occasione del lancio di un think thank internazionale. E avverte la folla convenuta alla manifestazione: la rete sarà sempre più motivo di ripensamenti e sfide per tutti i governi del pianeta, soprattutto in previsione dell'accesso online da parte del secondo miliardo di utenti-cittadini nel corso dei prossimi anni.

La prima reazione alla percezione di un'aumentata perdita di privacy e al debordare degli accessi alla rete libera e globale sarà quella di colpire duramente l'informazione. La cosa è soprattutto vera per coloro che "hanno in conto l'ordine sopra ogni cosa", dice Schmidt, aggiungendo che siffatte persone "sono dappertutto".
Non sono infatti solo la Cina e gli altri nemici di Internet a prodigarsi nella censura di informazioni sgradite o fastidiose per lo status quo: l'executive fa l'esempio di Germania e Francia, democrazie evolute dell'Occidente in cui diffondere informazioni sul partito nazista è ancora proibito. E in futuro, preconizza Schmidt, il dibattito verterà su quanta libertà di espressione sia da considerare troppa libertà: "Abbiamo ottenuto più liberta di quanta volevamo?", si chiede, aggiungendo: "La libertà di scelta può costituire più scelta di quanta le persone vogliano".

Non sfugge al dirigente un commento sulla possibile capacità destabilizzante della rete, perché accedere ad un numero sempre maggiore di fonti di informazione potrebbe rendere consapevoli le persone: "Potrebbero apprendere come il loro governo le maltratti" dice al riguardo.

Altro fronte caldo è quello del diritto all'oblio, su cui proprio BigG è stata protagonista di una risposta sostanzialmente elusiva al Garante della Privacy del Belpaese: con la capacità delle reti di immagazzinare informazioni in crescita costante, sostiene Schmidt, l'idea stessa di privacy sarà da riconsiderare. "Cosa succede alla privacy personale quando tutto quello che viene realizzato esiste per sempre?", dice, girando ancora una volta al dibattito pubblico la patata bollente.

L'intervento ha avuto anche un momento caldo, in cui la folla ha contestato le affermazioni dell'illustre ospite: è successo quando Schmidt ha parlato dei paradossi possibili grazie alla Rete, sostenendo che permette sì di far emergere la verità con una velocità impensabile per gli altre media, ma parimenti offre la stessa capacità di diffondere false informazioni per chi quella verità proprio non la gradisce o ha interesse a spargere disinformatia.

E ha poi concluso: "La globalizzazione fondamentalmente significa accesso universale all'informazione. (...) Ma questa rivoluzione dell'informazione che sta arrivando può essere plasmata".

Alfonso Maruccia
8 Commenti alla Notizia Schmidt (Google): Internet e libertà
Ordina