PI: Come se ne esce?LC: Ritengo fortemente che il Digital Rights Management come descritto prima sia qualcosa di cui tutti hanno bisogno. Sull'interoperabilità del DRM, un elemento essenziale, non mi pare che ci siano segnali che dimostrino che l'industria discografica globale sia interessata ad un DRM di questo tipo, quantomeno non vedo fatti che dimostrino questa volontà.
PI: Con Digital Media in Italia, il gruppo di lavoro di cui è coordinatore, però una proposta la sta sviluppandoLC: DMIN ha come obiettivo le specifiche di un DRM interoperabile. Penso che uno standard di questo tipo, che lega DRM e Creative Commons, possa far comodo a tutti. Si immagini che in tutti i computer vi sia un applicativo capace di leggere la licenza, di presentarla a video, che suggerisca all'utente quello che l'autore dichiara che si può fare o non fare con l'opera.
PI: Una specie di informativa "sensibilizzante"LC: Fatto salvo che Creative Commons non permette la cifratura delle risorse, nel testo e via dicendo, può però dare una informazione. Penso che la cosa importante sia stabilire un canale di comunicazione tra chi crea e chi consuma, il più possibile non-mediato.
PI: Un dialogo diretto autore-fruitoreLC: Penso che chiunque scaricando il brano di un autore ignoto, leggendo che questi è felice che lui lo stia scaricando e al contempo gli chieda di rispettare il modo in cui l'opera viene distribuita, al 99 per cento accetterebbe le volontà dell'autore. Io autore, cioè, parlo direttamente con te utente per dirti: vorrei che tu non facessi questo.
PI: Senza lucchetti che però impediscano all'utente poi di agire se ha, come dire, la faccia tosta per fare come gli pareLC: Se si adottano anche i lucchetti si mettono in moto quel genere di meccanismi di ribellione sociale che stanno dietro a molti dei fenomeni cosiddetti di
pirateria. Che non sono accettabili, naturalmente, ma è importante capire quali sono i meccanismi che portano alla pirateria, che non sono solo quelli di fare del male.
Chi vuole deve poter proteggere quello che ritiene, però senza forzare la gente a comprare tre volte la stessa cosa solo perché sta su tre piattaforme diverse, questo è prendere in giro chi consuma.
PI: L'interoperabilità torna centraleLC: L'interoperabilità, anche in DMIN, è la richiesta basilare. E questo perché se abbiamo sistemi di gestione o di protezione che non sono interoperabili, allora arriviamo alla situazione odierna, quella di una sorta di movimento che sta crescendo contro l'attività Apple.
PI: Questo scenario sembra richiedere un'innovazione normativa prima ancora che culturaleLC: In DMIN vi sono giuristi che stanno lavorando per far sì che l'intera proposta DMIN abbia questo aspetto libertario, fondato sul creare un dialogo tra chi crea e chi consuma.
L'approccio CC è quello secondo cui l'autore quando pubblica qualcosa dice a chi ne fruisce come vorrebbe che la sua opera sia trattata. Mi sembra un diritto sacrosanto.
a cura di Paolo De Andreis