Intel deve pagare per l'impiegata stressata

Lo stabilisce un tribunale britannico, secondo cui provvedere alla semplice assistenza medica non basta perché i doveri del datore di lavoro siano assolti

Londra - Gli impiegati sono stressati per il troppo lavoro? La colpa è dei dirigenti e delle società, che non hanno previsto le possibili conseguenze dell'eccesso di impegno da parte del lavoratore. Una corte d'appello inglese ha condannato Intel a corrispondere una cifra sostanziosa a Tracy Ann Daw, impiegata del ramo finanziario caduta in depressione per l'aumento della mole di lavoro causata dal taglio dei costi messo in atto dal chip maker.

Daw, responsabile dell'integrazione degli stipendi per le aziende acquisite da Intel, ha sostenuto di sentirsi come se stesse lavorando per due persone, per 60 ore settimanali e facendo le ore piccole portandosi le pratiche a casa. La lavoratrice aveva precedentemente sofferto di depressione post-parto in due occasioni diverse, e uno dei manager aziendali era a conoscenza della cosa.

Su suo consiglio, Tracy Ann Daw ha scritto una mail in cui è ben evidenziato il suo stato di stress: "Non posso sostenere il carico di lavoro che sto attualmente facendo. Nessuno sta avendo un servizio particolarmente buono, non mi sta piacendo quello che sto facendo, la burocrazia mi sta stressando, i colleghi mi stanno demoralizzando e io voglio andarmene". Impiegata capace e leale, secondo il giudice Daw voleva rimanere al suo posto, ed aveva buone prospettive di essere promossa.
I dirigenti che erano a conoscenza dei suoi precedenti problemi avrebbero dovuto prevedere che non era l'elemento ideale per sopportare un tale carico di lavoro, ha stabilito ora il giudice di appello, e avrebbero dovuto gestire il lavoro in modo da evitare di far subentrare siffatte condizioni di stress. Non rendersi infine conto delle precarie condizioni di salute dell'impiegata per mettere in atto le giuste contro-misure per evitare il crollo, ha stabilito la corte, è un'ulteriore aggravante del comportamento irresponsabile del personale dirigenziale di Intel.

La colpa, dunque, non è dell'impiegata, ma dei manager e dell'azienda che hanno fatto difetto di responsabilità nei confronti della forza lavoro. La consulenza medica pagata per Tracy Ann Daw non è sufficiente, e la lavoratrice dovrà ora essere compensata con circa 200mila euro.

Alfonso Maruccia
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