Un wafer croccante come un RFID

Sotto pelle non basta: i chip di controllo ora si mangiano, si ingoiano e si digeriscono pure. A fini esclusivamente medici

Roma - Dispositivi efficaci per l'identificazione a distanza? Certamente. Ritrovati avanzati per il tecnocontrollo ubiquo e senza scampo? Forse, ma quel che è oramai certo è che i discussi chip RFID non sono più da tempo una sola esclusiva delle applicazioni in ambito commerciale. Kodak ha persino escogitato un modo per impiantare i chippettini letteralmente dentro la persona, semplicemente permettendo che essi si possano mangiare e digerire senza problemi.

I minuscoli wafer degli RFID ingeribili hanno come obiettivo primario quello di monitorare senza sosta diversi aspetti del funzionamento dell'organismo ospite, avendo le potenzialità per divenire il miglior alleato del medico che si trovi a dover valutare la salute e la buona tenuta fisiologica del paziente.

I piccoli bio-RFID sono ricoperti di una speciale sostanza atta a ritardarne il dissolvimento e l'assorbimento da parte dell'organismo, giusto il tempo sufficiente per monitorare tutto quello che c'è da monitorare e trasmettere i dati agli apparati di ricezione a disposizione del personale medico addetto.
Ma non solo stomaco e budella: applicazioni ideali del nuovo ritrovato includono l'impianto chirurgico nelle ginocchia e nelle giunture per comunicare possibili rischi e prevenire spiacevoli cedimenti. Per non parlare dell'inserimento dei microchip nei medicinali.

Non è certo la prima volta degli RFID nel corpo umano o che vengono usati per scopi medici, anzi i chip RFID sottopelle avanzano rapidamente, ma le prospettive che si aprono ora sono foriere di applicazioni del tutto nuove.

Alfonso Maruccia
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