Violenze tra utenti, MySpace non è responsabile

Decisiva la sentenza di un giudice statunitense che rigetta il ricorso della famiglia di una ragazza che, incontrato un uomo sul popolare social network, è stata poi vittima delle sue violenze

New York (USA) - Viene applaudita dai sostenitori delle libertà digitali e della responsabilità parentale nell'uso di Internet la decisione con cui un magistrato texano ha bloccato la denuncia di una famiglia che ascriveva a MySpace una qualche responsabilità per le violenze subite dalla figlia adolescente, vittima di un uomo incontrato proprio sulle pagine del celebre social network.

Il giudice Sam Sparks del Tribunale del distretto occidentale del Texas ha dunque accolto le tesi di MySpace, secondo cui nessuna responsabilità, neppure di "negligenza", può essere fatta ricadere sul portale. Una visione che secondo Sparks corrisponde esattamente ai dettami del Communications Decency Act, una controversa normativa che però consente di considerare MySpace nulla più di un "servizio interattivo", come tale non responsabile di quanto postato sui propri network dai propri utenti.

Sparks elogia l'Act: "Per garantire che gli operatori di siti web e i gestori di servizi informatici interattivi non siano azzoppati dalle denunce che nascono dalle comunicazioni tra terze parti, la legge garantisce la loro immunità".
A favore di MySpace ha giocato anche il fatto che la sfortunata ragazzina, di 13 anni all'epoca del fatto, avesse registrato il proprio spazio web su MySpace spacciandosi per 18enne, quando MySpace richiede un minimo di 14 anni ai propri utenti registrati.

Quanto accaduto viene considerato rilevante, dunque, per il futuro e lo sviluppo di questo genere di servizi. Che sono, comunque, sempre più nel mirino delle autorità: come noto ci sono progetti di monitoraggio estensivo proprio di MySpace anche da parte della National Security Agency americana.
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