mercoledì 21 febbraio 2007

IT, quegli italiani che lavorano per i big USA

Ci sono anche giovanissimi smanettoni che forti della loro professionalità danno vita ad attività nell'IT che attirano i grandi player americani del settore. Ecco una di queste storie raccontata a Punto Informatico

IT, quegli italiani che lavorano per i big USARoma - Come nelle più trite favole tecnologiche in principio erano due ragazzi. DomainsBot, che si occupava di vendere liste di domini liberi precedentemente già registrati, viene rilevata nel 1999 da due diciottenni, che decidono di unirsi a FairSoft Phatsoft, una software house romana indipendente, costituita da poco da altri tre ragazzi. In cinque danno vita ad un software innovativo per suggerire nomi di domini liberi (semanticamente il più coerenti possibile) a chi richiede la registrazione di un dominio ma trova che è già stato registrato. La soluzione vince la prova del mercato fino ad arrivare a collaborare con GoDaddy e Google.

Loro si definiscono Fornitori di valore aggiunto per società che lavorano nel campo dei domini, avendo come riferimento principale grossi registrar del mercato americano e sono l'esempio forte di una società tutta italiana che riesce ad entrare in un mercato globale altamente competitivo. e quasi tutto statunitense. e ad imporsi come standard presso i più grandi player.

A raccontarlo a Punto Informatico è Luca Martinetti, CTO di DomainsBot.
Punto Informatico: Quando vi siete resi conto che stavate facendo qualcosa di innovativo?
Luca Martinetti: Ce ne siamo resi conto dal fatto che, da quando me lo ricordi io, siamo stati copiati almeno due volte. Addirittura due anni fa, quando eravamo ancora in cinque (ora sono sette, ndr), abbiamo avuto una visita di alcuni membri di una grande compagnia americana del settore, di cui intenzionalmente non faccio il nome, che in tre giorni ci hanno copiato l'idea e l'anno dopo hanno lanciato un prodotto "molto" simile al nostro. Al momento, per fortuna,
abbiamo ancora la maggioranza di quote di mercato, ma per me quello è stato il segnale più grande che aveva senso continuare a fare ciò che stavamo facendo. Se addirittura un'enorme compagnia quotata tra le prime 100 sul Nasdaq manda 3 persone a farci visita nel nostro ufficio di Roma per copiare l'idea e poi uscire con una soluzione simile alla nostra....

PI: Quindi vi hanno truffato?
LM: Beh truffati... È la tipica situazione di quando il governo ti viene a cercare, che non è mai una cosa buona! Sono venuti dicendo che erano interessati e facendo il tipico discorso di make or buy, ma poi devono aver deciso che, data la nostra situazione, per loro era più economico riscrivere un prodotto antagonista piuttosto che comprarci. Più che truffati ci sentiamo divertiti dal fatto che, nonostante tutto, siamo avanti a tutti. È bello essere Davide contro Golia e ricevere i complimenti da tutti (Golia incluso!).

PI: Qual è stata la logica dietro la creazione del vostro software per la generazione di alternative semanticamente valide?
LM: Prima di tutto volevamo un sistema che comprendesse le parole che compongono un dominio e poi abbiamo applicato una serie di logiche statistiche dal punto di vista dei campi semantici, realizzando aree di sinonimia dei termini e un sistema abbastanza più complesso di parole correlate per realizzare alternative rilevanti. Così ci siamo immessi nel mercato e rispetto alla concorrenza abbiamo innovato molto, introducendo per primi diversi tipi di migliorie a livello globale.

PI: Tutto questo con quale formazione l'avete raggiunto?
LM: Ecco... Noi tecnici abbiamo cominciato la formazione universitaria, due di noi a fisica ed uno ad ingegneria, poi le cose sono andate così velocemente che non abbiamo potuto continuare. Dal punto di vista professionale quindi siamo tutti autodidatti che passano molto tempo su internet, sui forum e sui libroni da nerd.

PI: Ora una delle collaborazioni più importanti che avete è con GoDaddy, il primo registrar al mondo, come ci siete arrivati?
LM: A GoDaddy ci siamo arrivati per gradi. Il primo contatto che abbiamo avuto è stato con la canadese Tucows che comunque è uno dei primi 5 registrar al mondo. Lì ci siamo arrivati grazie ad Anthony Vancouvering, un membro autorevole dell'Icann (ora nostro socio), che abbiamo conosciuto ad un Icann Meeting (le conferenze che si tengono ogni 6 mesi in una parte diversa del mondo, ndr).

PI: Con chi avete parlato? Vi siete sentiti per email, telefono, video conferenza?
LM: In genere i nostri contatti partono nelle conferenze, poi segue il follow up telefonico il giorno dopo, gli scambi di mail e l'intesa economica. Fatto quello, entro in gioco io perchè contatto i tecnici dell'altra società e ci continuiamo a scrivere finché la nostra soluzione non combacia con la loro.

PI: E ora che tipo di contatti avete?
LM: Abbiamo collaborato praticamente con tutte le grandi società del settore (oltre a Tucows e GoDaddy anche Enom, Registrar.com etc..) e oggi scambiamo anche 5-10 mail al giorno con i nostri clienti. Ci sentiamo via telefono e soprattutto tramite instant messenger o in videoconferenza tramite Skype.

PI: Poi ora c'è anche Google...
LM: Si perché Google ha fatto un deal con i primi due registrar americani per vendere domini tramite il suo Google Apps For Domains e quindi portandosi dietro l'infrastruttura di questi registrar ha preso anche il nostro servizio che ora è erogato dalle loro pagine. Praticamente non abbiamo dovuto fare nulla!
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