mercoledì 21 febbraio 2007

IT, quegli italiani che lavorano per i big USA

Ci sono anche giovanissimi smanettoni che forti della loro professionalità danno vita ad attività nell'IT che attirano i grandi player americani del settore. Ecco una di queste storie raccontata a Punto Informatico

IT, quegli italiani che lavorano per i big USA PI: Secondo te perché il primo registrar al mondo ha voluto proprio il vostro software?
LM: Per due motivi. Primo perché credo avesse problemi con i competitor che c'erano prima del nostro ingresso, per una serie di faccende a noi estranee. E poi perché quando cercavano servizi a valore aggiunto noi eravamo quelli tecnologicamente più avanzati. L'anno scorso siamo stati raggiunti dalla concorrenza e, ora che abbiamo rilasciato la seconda versione, secondo me siamo di nuovo i primi del settore.

PI: Come pensate di star davanti alla concorrenza?
LM: Il nostro vantaggio è che investiamo molto in progetti creativi e ci gestiamo in maniera molto collegiale. Prendiamo tutte le decisioni democraticamente, dal livello minimo di comprensibilità tecnica fino al marketing. Perché tutti quelli che lavorano in DomainsBot fanno parte del board of director, cioè la direzione. Lavoriamo in maniera molto cooperativa, ognuno è libero di gestire il proprio tempo. Così sono nati la maggior parte dei nostri prodotti. Ed è questo che più mi piace di quello che facciamo, il fatto che non sono un programmatore in batteria, ma gestisco i miei progetti senza grande formalizzazione. Puoi fare quello che ti piace all'interno di un progetto condiviso, insomma con libertà di movimento.

PI: In più ci sono i costi ridotti di una struttura piccola rispetto a quelle più grandi
LM: Molti player americani non hanno paura di quanto pagheranno, perché per questo c'è l'India. Vogliono più che altro soluzioni gestite da qualcun'altro che gli diano l'idea di innovazione, di aver scovato una perla da qualche parte e di aver così acquisito un piccolo vantaggio sugli altri. Ma spesso all'inizio non si fidano e vogliono che ti dimostri affidabile.
Dal punto di vista legale vogliono contratti (SLA) che gli diano la possibilità di pagar poco le nostre sviste tecniche. Così si tutelano. Una volta che nei primi mesi gli dimostriamo serietà, poi da una cosa piccola ne nasce una più grossa. Con GoDaddy abbiamo fatto 6 mesi di testing su una pagina secondaria e poi siamo passati sulla loro pagina principale che ha un traffico decisamente maggiore. Credo che ora siano il 50esimo sito al mondo per traffico.

PI: Adesso quanto vi frutta la sola collaborazione con GoDaddy?
LM: Il nostro pricing model è per richiesta, più richieste vengono fatte al nostro engine semantico (quello che cerca le alternative) più il cliente paga. Genericamente ha delle fasce di traffico facendo previsioni sui possibili visitatori e ci si mette daccordo sui prezzi. Succede che prendiamo circa 6 dollari CPM cioè ogni mille richieste. Poi ogni cliente ha il suo prezzo. Da quando è arrivato Google abbiamo aumentato il traffico del 20%.
PI: E ora su cosa vi volete buttare?
LM: Il mercato cerca di creare domini con valore commerciale integrando logiche di PPC (Pay-Per-Click) con gli AdWords, la parte degli AdSense per chi pubblica. Cioè trovi delle keyword che pensi possano avere valore per il tuo business, ci punti sopra, ci scommetti un po' di soldi per click e poi paghi il traffico che ricevi, cioè il traffico pagato a Google. Esistono molti servizi collaterali per questo, gente che cerca di ottimizzare il traffico che riceve trovando le parole giuste che portino ad un sito il traffico giusto e che siano di valore per singolo click e che infine non abbiano concorrenza.
Questo ci interessa perché è vicino a ciò che già facciamo e poi in generale l'advertising su internet è dove il mercato sta andando. Per la nostra nicchia poi è un'area di interesse perché esistono moltissime pagine di pubblicità, cioè persone che comprano un dominio non lo sviluppano come un sito web ma lo parcheggiano presso dei servizi che danno advertising sulle loro pagine.
Noi in sostanza cerchiamo di massimizzare il ritorno d'investimento del singolo dominio con l'advertising, mischiandolo a contenuti in modo innovativo. Vogliamo portare added value in questo mercato del parking. Più di questo non posso dire adesso.

PI: E chi intendete contattare che possa essere interessato a questo?
LM: Stiamo lavorando ad accordi con un gruppi europei abbastanza importanti ed una società di parking, che prende domini già registrati e li rivende.

a cura di Gabriele Niola
160 Commenti alla Notizia IT, quegli italiani che lavorano per i big USA
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  • Per quanto riguarda loro lavoro eccellente, menti brillanti!
    Per quanto riguarda tutti coloro che hanno dato giudizi negativi...hanno solo riconfermato che l' Italia è un paese del terzo mondo....
    non+autenticato
  • Onore al merito di questi 5 ragazzi che senza alcuna laurea sono l'invidia di tutti gli studenti di qualsiasi corso di informatica.
    Questo evento ci deve far riflettere sul grado di utilità delle università italiane nel campo dell'informatica. Troppo concentrate su argomenti triti e ritriti e poco inclini a dar spazio all'innovazione, alla creatività propri di questo campo.
    In fondo, che cosa ha in più un laureato rispetto ad una persona che apprende da autodidatta?
    Forse la maggiore probabilità di trovare un lavoro per poche centinaia di euro al mese?
    A questo punto la domanda è: che cosa ha in meno un laureato rispetto ad una persona autodidatta che ha più tempo di trovare un'idea innovativa e di realizzarsi nella vita?

  • - Scritto da: Messimalex
    > Onore al merito di questi 5 ragazzi che senza
    > alcuna laurea sono l'invidia di tutti gli
    > studenti di qualsiasi corso di informatica.
    >
    > Questo evento ci deve far riflettere sul grado di
    > utilità delle università italiane nel campo
    > dell'informatica. Troppo concentrate su argomenti
    > triti e ritriti e poco inclini a dar spazio
    > all'innovazione, alla creatività propri di questo
    > campo.
    > In fondo, che cosa ha in più un laureato rispetto
    > ad una persona che apprende da autodidatta?
    >
    > Forse la maggiore probabilità di trovare un
    > lavoro per poche centinaia di euro al
    > mese?
    > A questo punto la domanda è: che cosa ha in meno
    > un laureato rispetto ad una persona autodidatta
    > che ha più tempo di trovare un'idea innovativa e
    > di realizzarsi nella
    > vita?

    C'e' un solo lavoro che e' veramente difficile fare senza una laurea. Il ricercatore. Ognuno sceglie la propria strada, se vuoi fare quello non ti resta che laurearti. Altrimenti...fai di te cio' che credi.
    non+autenticato
  • La finalità dell'attuale laurea in informatica nelle nostre università è quella di formare ricercatori, non sistemisti, programmatori etc.
    Si potrebbe dire che è fine a se stessa, chi pensa che andando al informatica, diventerà programmatore, se lo scordi...
    non+autenticato
  • hanno inventato una cosa del tutto inutile
    e si fanno pure pagare!
    in questo sicuramente sono stati moooolto bravi...
    non+autenticato
  • del tutto inutile!
    Certo che te rode davvero taanto!!
    non+autenticato
  • fai conto che mi rode come quando vedo che migliaia di idioti scaricano suonerie per i cellulari a 3euro...
    non vedo perchè a uno dovrebbe rodere sapere che in giro c'è gente che spilla soldi a dei poveri sprovveduti..
    piuttosto profonda disapprovazione direi.
    non+autenticato
  • Ma mi dici questi a chi spillano i soldi?
    Godaddy e Tucows non mi sembrano ne sprovveduti ne tantomeno poveri...
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Ma mi dici questi a chi spillano i soldi?
    > Godaddy e Tucows non mi sembrano ne sprovveduti
    > ne tantomeno
    > poveri...

    Lo sono....lo sono....

    Secondo te è una idea innovativa fare un programmino che :

    - dato un dominio in input
    - controlla se libero
    - se non è libero, controlla varie alternative del tipo : e-dominio, i-dominio, freedominio, dominiostore, dominio-online...
    - restituisce le alternative e per tale servizio si fa pagare.


    Io se ho un marchio o un nome, preferisco registrare il mio marchio in .tz piuttosto che in una variante di quelle offerte.
    Se proprio voglio una variante, la penso io e non mi faccio di certo suggerire il nome da un programmino che non ha studiato il mio caso.

    Claro?
    ryoga
    2003
  • mah, a me sembra + complesso di cosi'

    ho cercato dumbguy e tra i risultati c'erano

    dumb-guy.com
    idioticguy.com
    ignorantguy.com
    idioticman.com...
    non+autenticato
  • A sentire certi commenti di gente spocchiosa pronta a denigrare il lavoro degli altri,mi viene voglia di dire una cosa.
    Se non trovate lavoro nell'IT è anche colpa vostra
    del vostro sfrenato ego e arroganza che trasforma in merda tutto quello che toccate o dite,non meravigliatevi quindi se le società internet vi girano alla larga,chiunque ha i soldi ho fa i soldi non vorrà mai lavorare con gente invidiosa che pretende uno stipendio da manager solo perchè ha un pezzo di carta alla Ciucciacazzi university
    .....
    non+autenticato
  • A leggere i commenti c'è da preoccuparsi.

    Siamo in balia di un piccolo manipolo di gente ricolma di ideologia e di odio per chi ha avuto successo.

    Sono pochi ma urlano più degli altri.

    Rosicano, insultano, odiano le SRL (!?).. la buttano in politica sempre e comunque, scambiano l'equità sociale con diritto di autore e software OS..

    Gli diamo un nome ?

    Io propongo MUA (Minoranza Urlatrice Antagonista)

    Al singolare viene MUO (Minorato Urlatore Antagonista)





    non+autenticato
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