Amnesty: gli ISP siano i veri baluardi della libertà

Contro i Grandi Firewall e i governi che applicano la coercizione e la censura della libera informazione in rete occorre l'apporto degli ISP. Fuorigioco, invece, Google, Microsoft e gli altri big

New York - Ha il suono di un appello accorato il monito lanciato da Tim Hancock, direttore delle campagne di Amnesty International, alla recente cena annuale degli award distribuiti da Ispa, l'associazione dei provider di accesso alla rete inglese. Le grosse società, dice in sostanza Hancock, sono inaffidabili quando si tratta di salvaguardare i diritti umani in rete, ed è responsabilità dei fornitori di accesso sincerarsi che nessuno censuri fonti di informazioni scomode per lo status quo.

"Gli utenti del web assieme ai service provider - dice Hancock al consesso degli ISP - hanno la responsabilità di mantenere vive le caratteristiche che hanno reso grande la rete, la sua democrazia, la sua libertà e la possibilità che dà alle persone di accedere alla conoscenza, di partecipare e di essere ascoltate in un modo che era inconcepibile 45 anni fa".

Hancock tuona poi contro le "aziende come Google, Microsoft e Yahoo!, che continuano ad assoggettarsi alle autorità cinesi e a negare alla popolazione i diritti basilari della libertà di espressione e di informazione". Aziende con cui Amnesty "ha ingaggiato" negoziati che Hancock spera possano portare per il futuro ad un cambio di rotta.
L'ospite della kermesse definisce Internet "Il forum per la libertà", nemico giurato di quei paesi che temono la diffusione libera delle informazioni, che viaggiano sempre più veloci sul network globale. Una posizione, a ben guardare, in linea con quanto già espresso non molto tempo addietro da Eric Schmidt, CEO di Google Inc. E proprio BigG è uno dei soggetti chiamati in causa dal rappresentante di Amnesty come "corresponsabile" dei tentativi di censura, avendo lanciato una versione mutilata di Google China e, apparentemente, pentendosene con il senno di poi.

Gli fanno compagnia, come ha già in diverse occasioni denunciato Amnesty, Cisco con il suo Great Firewall of China, infrastrutture di controllo e filtraggio dei risultati delle ricerche fornite al governo comunista e Yahoo!, sotto accusa per aver fornito ai cinesi informazioni usate per l'arresto di un dissidente.

Ma i provider come rispondono? Jessica Hendrie-Liano, presidente del consiglio di Ispa, dichiara che l'associazione è "in continuo dialogo con il governo inglese, le organizzazioni non governative e gli altri soggetti riguardanti i contenuti online", e che è "felice di essere nella posizione di offrire ad Amnesty International una piattaforma per incoraggiare la libertà di espressione sulla rete in tutto il mondo".

Ma oltre che per ostentare diplomazia, Ispa ha colto l'occasione della manifestazione per dichiarare l'eroe e il nemico di Internet.

"Nemico" è stata nominata Vivianne Reding, commissario europeo per la Società dell'Informazione, responsabile secondo l'associazione dei provider di aver messo insieme "il più arcano insieme di regole mai viste per la registrazione dei domini.eu, regole che obbligano le aziende inglesi a fornire affidavit legali per corroborare l'autenticità del proprio business".

Eroe di Internet per quest'anno è invece Annie Mullins, Content Standards Manager di Vodafone. La manager ha vinto il premio per aver collaborato attivamente con la Internet Task Force for Child Protection on the Internet e con il Safer Internet plus Programme dell'Unione Europea, due programmi rivolti alla protezione dei minori nella Società dell'Informazione.

Alfonso Maruccia
2 Commenti alla Notizia Amnesty: gli ISP siano i veri baluardi della libertà
Ordina