RIAA spara migliaia di denunce contro gli studenti

La potente associazione dei discografici americani usa il pugno duro con gli istituti educativi, rei di fornire connettività a un numero crescente di studenti col pallino della condivisione. Alcune università si piegano, altre no

Roma - Dopo l'incidente di Tor, tira ancora una brutta aria sulle università americane: RIAA, l'organizzazione che cura gli interessi delle grandi sorelle del mercato musicale, fa fuoco e fiamme nei campus inviando decine di migliaia di diffide e premendo affinché rettori e dirigenti prendano seri provvedimenti contro i condivisori conclamati.

La lista degli atenei interessati dalla nuova maxi-operazione di bonifica comprende 25 università: le prime cinque sono le scuole dell'Ohio, Purdue, University of Nebraska-Lincoln, University of Tennessee e University of South Carolina. Assieme alle altre hanno ricevuto circa 15.000 denunce, quasi il triplo rispetto al precedente anno accademico.

Sfruttando le ultime tecnologie disponibili per individuare i downloader nei campus, RIAA ha richiesto agli istituti disciplina e provvedimenti adeguati nei confronti di chi scarichi o condivida illegalmente. E pare che le università abbiano, infine, preso molto sul serio le raccomandazioni dell'industria: per chi viene beccato, le punizioni possono variare da censure inviate via email alla sospensione dalle classi per un semestre.
L'università dell'Ohio ha stabilito che per gli studenti condivisori già scovati che ripetessero il malfatto, il reato di download illegale a mezzo P2P verrebbe equiparato a quelli di violenza o frode con il rischio di sospensioni, libertà condizionata o più modestamente l'assegnazione di un lavoro scritto sull'argomento. Finora, comunica l'istituto, nessuno è stato individuato per due volte di seguito.

"Quando me l'hanno detto sono rimasto shockato", ha dichiarato Ryan Real, studente dell'Università accusato a novembre di aver condiviso il videogame Grand Theft Auto attraverso il network dell'università. "Lo fanno tutti - dice - e la preoccupazione di venire beccati non è una cosa che vai a pensare". E i suoi compagni di corso, come lui già pizzicati, continuano a scaricare illegalmente come se nulla fosse.

Nel caso della Michigan State University, come riporta Boing Boing, RIAA ha chiesto di obbligare gli studenti rei di aver fatto file sharing a guardare il famigerato video propagandistico prodotto dall'organizzazione, che istruisce sui vantaggi e i doveri di una vita retta e di un download legale e con tutti i crismi della legittimità.

"L'idea che gli studenti dovrebbero essere forzati da una scuola foraggiata da fondi statali a guardare video prodotti da un consorzio di aziende è una vergogna accademica, su una scala ben più grande di qualunque presunta azione di pirateria", scrive il famoso blogger Cory Doctorow. Che aggiunge di usare lo stesso video come esercizio per insegnare ai propri studenti quanto l'industria musicale sia intellettualmente disonesta.

Ma il fronte universitario che presta supino il fianco alle richieste di "maniere forti" di RIAA è meno compatto di quanto quest'ultima vorrebbe: se nei casi già citati gli istituti prendono molto sul serio le raccomandazioni dei discografici per tutelare primariamente se stessi, atenei come quello di Purdue, bersaglio di 1.068 denunce quest'anno contro le sole 37 del 2006, raramente provvedono ad avvisare gli studenti delle accuse di RIAA.

"In un certo senso, la denuncia ci sta chiedendo di condurre un'indagine, e come fornitori di servizi (di connettività) non consideriamo la cosa di nostra competenza" sostiene Steve Tally, portavoce dell'istituto, poiché "noi siamo una scuola tecnologica di primaria importanza con migliaia e migliaia di studenti curiosi e talentuosi". RIAA non può insomma pretendere di fermare il progresso e l'evoluzione tecnologica solo perché esso, suggerisce Tally, scardina interessi ed equilibri di potere rimasti immutati per decenni.

Alfonso Maruccia
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