Tao Ran, direttore della clinica di Daxing, sostiene che la causa scatenante della dipendenza sia da rintracciare proprio nella famiglia. I ragazzi sono soli, hanno la necessità di sfogarsi nel gioco, ma
manca la compagnia dei fratelli, negata dalla politica dell'unico concepimento. Per questo, dice Tao, si rifugiano nei giochi online, ma non in quelli
governativi, la cui scarsa attrattività funge da prevenzione alla dipendenza.
L'
incomunicabilità tra figli e genitori, inoltre, aggrava il problema: i figli vengono educati rigidamente, genitori severi pretendono l'eccellenza in ambito scolastico, e considerano il minimo insuccesso come una sconfitta definitiva. Un atteggiamento che scoraggia i ragazzi, e li fa precipitare nell'isolamento.
Ironia della sorte: Internet dovrebbe innervare di relazioni il mondo intero, e invece a detta di questi osservatori induce a
rinchiudersi in se stessi, annebbia i ragazzi, che progressivamente perdono interesse per la scuola, le amicizie, la cura di sé. Afflitti da una vita che non li appaga, i giovani vedono in Internet uno spazio altro, una vita parallela a quella reale, considerano la Rete come uno scopo, non come uno strumento.
Si
dibatte da anni riguardo alla sindrome da dipendenza da Internet: psichiatri e ricercatori sostengono sia indice di disagi più profondi, non imputabili alla tecnologia. Tao concorda nell'affermare che le manifestazioni della dipendenza siano accomunabili e vadano trattate come la dipendenza da droga e alcool, che la Cina ha sempre combattuto con fermezza, per tutelare i cittadini.
I più scettici, invece, rivela
Washington Post, leggono in un
quadro più ampio questa apprensiva politica di welfare promossa dalla Repubblica Popolare. A loro parere, rappresenta un tentativo di dissuadere, fin da giovani, coloro che un giorno potrebbero cimentarsi nello scavalcare la Grande Muraglia Digitale.
Gaia BottàQui sotto un video pubblicato su
YouTube con un lungo servizio di
SkyNews sulla clinica: