Wikipedia salvata dal Primo Emendamento

La responsabilità di un testo diffamatorio è totalmente a carico di chi lo redige e non del sito che lo ospita: l'aveva detto la Corte Suprema della California, ma non tutti se lo ricordano

Los Angeles - Lo scorso novembre la Corte Suprema della California aveva riconosciuto che i blogger e i gestori di forum non possono essere denunciati per il posting diffamatorio realizzato da altri; un'interpretazione del Communication Decency Act che ha salvato, pochi giorni fa, Wikipedia dall'ennesima fastidiosa denuncia.

Fuzzy Zoeller, noto golfista professionista, si è alterato dopo aver letto il suo profilo su Wikipedia. L'autore di quel profilo lo aveva descritto come etilista, drogato e manesco. La pur immediata correzione operata dai revisori della piattaforma non è servita a placare lo spirito dell'attempato pro-golfer che ha prontamente intrapreso un'azione contro la piattaforma online, incurante delle conseguenze.

Ma non c'è voluto molto per comprendere che questa azione non era più possibile: la decisione della massima Corte californiana differenzia nettamente le responsabilità legali tra editori (primari) e distributori (secondari). La diffamazione e la calunnia possono essere imputate solo a chi ha redatto manualmente i testi incriminati - anche in caso di ri-pubblicazione degli stessi su altri siti.
Zoeller, quindi, non ha potuto far altro che denunciare l'indirizzo IP da cui è stato elaborato il posting "calunnioso". Colpo di scena: alla fine si è scoperto che questo faceva riferimento alla Josef Silny & Associates, organizzazione per il supporto scolastico internazionale che ovviamente si è dichiarata estranea ai fatti.

Secondo Slyck l'intera storia è un esempio della riaffermazione dei Diritti online correlati al Primo Emendamento, e un reminder sul posting intelligente: quello via proxy.

Dario d'Elia
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