Costi di ricarica, dietrofront di Wind

L'Authority chiede all'azienda dell'Arancia e a Vodafone alcuni chiarimenti in merito alle nuove condizioni entrate in vigore con il pacchetto Bersani. E Wind si allinea a quanto richiesto dai consumatori

Roma - Non sono passate inosservate le nuove condizioni e le offerte tariffarie che Wind e Vodafone hanno deciso di praticare in conseguenza all'entrata in vigore del pacchetto Bersani. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha infatti chiesto ai due operatori "chiarimenti urgenti" in merito all'offerta in vigore in questo periodo.

La questione è emersa la scorsa settimana e non suscita meraviglia il fatto che, a sollevare il polverone, si sia posta in pole position Generazione Attiva, l'associazione presieduta da Andrea D'Ambra: dall'offerta presentata da Wind, si evinceva che l'operatore - ai vecchi clienti che non passassero ai nuovi piani tariffari - intendeva continuare ad applicare i costi di ricarica sulle schede prepagate di importo inferiore ai 50 euro. Nella serata di ieri si è però appreso, da una nota aziendale, che l'abolizione del costo fisso per la ricarica dei telefonini sarà valida per tutti i clienti, vecchi e nuovi.

"In relazione all'art. 1 comma 1 del d.l. n. 7/2007 - scrive l'azienda - Wind informa che, a seguito delle comunicazioni trasmesse dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall'Autorità delle Comunicazioni, rispettivamente in data 2 e 5 marzo 2007, non applicherà i contributi di ricarica ai contratti in essere alla data del 4 marzo 2007". Nella nota, l'operatore ha sottolineato "che questo provvedimento non potrà non avere impatti negativi sugli assetti concorrenziali del settore".
La decisione di Wind è peraltro in linea con le dichiarazioni rilasciate dal dicastero che fa capo a Pierluigi Bersani, che ieri ha diffuso una nota in cui ha osservato: "Oggi migliaia di cittadini hanno ricaricato il cellulare senza pagare i costi fissi grazie alla norma del decreto legge sulle liberalizzazioni entrata in vigore oggi. Una norma che non può che essere riferita a tutti i clienti attuali secondo i loro piani tariffari". Il Ministero fornisce quindi quella che in diritto viene definita interpretazione autentica quando afferma che "subordinare l'eliminazione del costo fisso al passaggio ad un nuovo profilo tariffario per coloro che acquistano carte prepagate al di sotto di 50 euro non sia in linea con la volontà del legislatore".

Al vaglio dell'Authority rimane l'offerta di Vodafone che invece consente, come richiesto dal decreto, il recupero del credito residuo legato ad una SIM scaduta (o per la quale il cliente esercita il diritto di recesso). Tuttavia, per ottenerlo, l'utente deve corrispondere all'operatore un contributo pari a 8 euro. Vodafone, a Punto Informatico, ha anticipato ieri la propria posizione spiegando che "il contributo di 8 euro copre solo parzialmente le spese vive per la gestione del recesso e l'invio del rimborso".

Non è mancato, nei confronti di Agcom, il plauso delle associazioni dei consumatori. Ma Altroconsumo, oltre a definire "discutibile" l'iniziativa di Vodafone, segnala l'allineamento del costo dei messaggi SMS, salito a 15 centesimi di euro nelle offerte di tre operatori su quattro, commentando: "È oramai evidente: la questione delle ricariche doveva essere affrontata dall'Autorità Antitrust e dall'AGCOM con una sanzione efficace, non con un decreto. Per Altroconsumo per superare la situazione attuale è necessario consentire l'ingresso anche in Italia degli operatori virtuali, l'unico modo che consentirebbe di introdurre più concorrenza sul mercato".

Ma se gli operatori sono sotto accusa, anche su Agcom si accendo i riflettori, quelli della Commissione Europea: come riferito da HelpConsumatori, la Commissione avrebbe espresso alcune perplessità sul provvedimento che abolisce i costi di ricarica. Non sulla sua opportunità, ma sotto il profilo delle "competenze" e "dell'applicazione" della legge: "Abbiamo sollevato alcune questioni procedurali sull'indipendenza dell'Autorità per le Comunicazioni in merito alla messa a punto della legge - ha dichiarato Martin Selmayr, portavoce del commissario europeo per la società dell'informazione e i media Viviane Reding - La Commissaria Reding condivide con il governo italiano l'obiettivo di proteggere meglio i consumatori, ma restiamo in contatto con le autorità italiane con le quali stiamo ancora discutendo la questione".

Il decreto Bersani, come noto, ha battuto sul tempo Agcom, che proprio in materia di costi di ricarica aveva promesso la promulgazione di un provvedimento regolatorio, attraverso una delibera che avrebbe potuto rappresentare la naturale conseguenza dell'inchiesta condotta con l'Antitrust, il cui esito è stato pubblicato nello scorso novembre.

Ad Agcom è rimasto, in ogni caso, il compito istituzionale di vigilare sull'operato delle compagnie telefoniche. Compito a cui l'Authority si è attenuta all'atto della pubblicazione del decreto Bersani: "Per evitare che vi fosse un trasferimento automatico dei costi di ricarica sui piani tariffari - ha riferito a il Messaggero il commissario Roberto Napoli - abbiamo chiesto ai nostri nuclei di Guardia di Finanza e Polizia postale di rilevare tutte le offerte degli operatori prima del 4 marzo. Le raffronteremo con le nuove comunicazioni che dobbiamo ricevere via internet in modo da garantire un confronto trasparente sui prezzi".

Ed è proprio all'insegna della trasparenza che l'Authority ha deliberato, tra le modalità attuative del Decreto, l'obbligo per gli operatori di mettersi in regola fin da subito esprimendo con chiarezza tutte le condizioni tariffarie per permettere agli utenti il confronto dei prezzi.

Alla luce di questi presupposti, il ministro Bersani ritiene comunque infondate le perplessità degli utenti: "Il timore che con una strategia tariffaria si compensi quello che si è perso con le ricariche è infondato perché le nuove offerte saranno messe in concorrenza tra di loro".

Dario Bonacina
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