Una parodia si prende gioco di RIAA

RIIAHA ci va giù pesante con l'organizzazione delle major, che viene equiparata ad una famiglia mafiosa dedita alle estorsioni. Intanto alcune Università annunciano: resisteremo alle richieste dei discografici

Roma - P2P Lawsuits, il discusso portale che nei piani di RIAA dovrebbe servire per chiudere i contenziosi con i downloader col pallino del P2P illegale, è in questi giorni bersaglio di una gustosa parodia da poco segnalata su Boing Boing. Da Vuoi risolvere il caso online?, nella parodia, il motto è diventato un ben più esplicito Vuoi liquidare?, e già il titolo, P2P Extortion, non lascia adito a dubbi circa le intenzioni dissacratorie dell'anonimo autore dell'irriguardoso sito.

L'autore scrive: "Se lo confrontate con p2plawsuits.com, noterete che è una sua reinterpretazione quasi frase per frase, con la decodifica dal legalese e l'utilizzo dei peggiori scenari come esempi". Inclusi anche link di supporto allo stesso Boing Boing, ad EFF e ad altri attivisti delle libertà digitali. L'autore si dice poi un po' preoccupato della possibilità di venire perseguito da RIAA, anche se la parodia dovrebbe essere garantita dal diritto alla libertà di parola.

P2P Extortion, ad ogni modo, ci va giù pesante: RIAA diventa RIIAHA, Recording Industry Idiotic Ass Holes of America (al lettore il compito della traduzione) e i suoi membri "La Famiglia", organizzazione di stampo squisitamente mafioso che usa l'estorsione nei confronti degli studenti di college come "opportunità per supportare il loro moribondo modello di business". Il sito invita, tra le altre cose, a "Fare una soffiata su un amico", ma i suoi intenti satirico-propagandistici vengono smascherati qua e là dai suggerimenti a donare soldi alla già citata Electronic Frontier Foundation, e dai link a notizie a tema.
Boutade a parte, RIAA non se la passa particolarmente bene nemmeno con la sua ultima iniziativa, le lettere con gli inviti a denunciare gli studenti condivisori recentemente inviate a 13 istituti universitari statunitensi. Dopo un primo approccio per così dire morbido, l'organizzazione è passata ora a chiedere con fermezza la comunicazione delle notifiche agli studenti proprietari degli IP assegnati dai network dei campus. Le scuole che si rifiuteranno verranno messe di fronte ad una ingiunzione obbligatoria a fornire questi dati.

La Ohio University, che già aveva fatto sapere di attendere ulteriori mosse di RIAA per decidere su come comportarsi, è la principale destinataria delle richieste delatorie delle major: prima in assoluto per la presenza di "pirati" da P2P, la scuola ha infine ricevuto le famigerate 50 richieste di conoscere chi si celi dietro numerosi IP individuati dalle indagini dell'organizzazione. E questa volta, gli organi decisionali hanno di concerto stabilito di doversi conformare alle richieste di RIAA, anche se fanno sapere che comunicheranno i nomi degli studenti solo quando saranno legalmente costretti a farlo.

Caso Ohio a parte, non tutti gli atenei sembrano propensi a rispondere prontamente alla chiamata dei discografici: la University of North Dakota ha comunicato a RIAA di essere incapace di identificare gli individui dietro gli indirizzi IP incriminati, perché i fatti citati dall'organizzazione risalgono ad oltre un mese fa, ben oltre il termine entro i quali l'università conserva gli archivi degli IP prima di azzerarli.

Ora rimane da appurare quale sarà la reazione, tra le altre università coinvolte, degli istituti che invece conservano i log fatidici per un tempo superiore: in quel caso sarà più difficile resistere alle insistenti pretese conoscitive dei legali dell'industria.

Alfonso Maruccia
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