Per questo motivo il programma StEP intende lavorare a
strutture per il riciclaggio capaci di recuperare anche le minime tracce di questi elementi. Queste strutture, inoltre, consentiranno di innescare fruttuosi meccanismi economici, creando posti di lavoro e offrendo opportunità di business anche ai paesi emergenti. Garantendo, nel contempo, una maggiore sicurezza per il personale e un impatto ambientale più sostenibile.
Oltre che sulle strutture e sui modelli economici, il programma StEP intende operare anche nell'ambito dei quadri legislativi, scoordinati, che spesso prevedono misure lasche per fronteggiare la questione
e-waste.
L'Europa si è dotata, a suo tempo, di Direttive (
RohS e
WEEE) volte a delegare la responsabilità di smaltimento e riciclaggio a distributori e produttori, e a incoraggiare la progettazione ecocompatibile. La situazione
negli Stati Uniti, invece, è ben diversa: se sono pochi gli stati che proibiscono l'abbandono di rottami hi-tech, sono ancor meno quelli che attribuiscono l'onere dello smaltimento al produttore del bene.
StEP intende operare in questo quadro, tracciando delle linee guida che invitino i legislatori a delegare ai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche la responsabilità della rottamazione.

Si lavorerà inoltre per dare consistenza a quelle che per ora restano raccomandazioni: si incoraggeranno le aziende a lavorare in termini di
compatibilità e a pensare all'
upgrade dell'hardware come ad un'alternativa rispetto alla sostituzione totale. Sarà così possibile spezzare i meccanismi che inducono sprechi e diseconomie, sul fronte dei consumatori come sul fronte delle aziende. Sarà così possibile ridurre il potenziale inquinante di questo settore industriale: uno
studio dell'Università delle Nazioni Unite ha calcolato che per produrre l'energia necessaria alla costruzione di un computer munito di schermo servono almeno 240 chili di carburanti fossili, che si trasformano inesorabilmente in anidride carbonica liberata nell'atmosfera.
Si sta inoltre meditando, su modello di altre iniziative quali
Eco-L e
Energy Star, di introdurre un'etichetta da apporre ai prodotti che rispetteranno i nuovi standard di qualità, per favorire una scelta più consapevole da parte del consumatore.
Gaia Bottà