ADUC: abolire la tassa di concessione governativa

Eliminare la tassa richiesta all'utenza degli abbonamenti, secondo l'associazione, sarebbe un provvedimento liberalizzatore che farebbe bene a tutti

Firenze - I costi fissi relativi alla telefonia sono divenuti il bersaglio preferito degli utenti che, aboliti i costi di ricarica, sembrano soffrire - com'era prevedibile - di una globale intolleranza ai gravami non legati al traffico voce. Fra le voci per cui c'è molta insofferenza, anche la tassa di concessione governativa.

L'abolizione del balzello, che grava per 5,16 euro al mese sugli abbonamenti di telefonia mobile privati e per 12,81 per le utenze business, è all'esame dell'Authority delle Comunicazioni.

ADUC accoglie con favore le dichiarazioni del relatore al decreto sulle liberalizzazioni, Andrea Lulli, che ha auspicato l'eliminazione della tassa di concessione governativa sui telefonini applicata ai contratti di abbonamento e il cui costo - osserva l'associazione - è uno dei motivi per cui le schede (prepagate, ndr) sono più utilizzate.
"Finalmente - commenta ADUC - un provvedimento che sa di liberalizzazione e non di propaganda e demagogia. Si tratta dell'eliminazione di un costo per l'utenza finale che i gestori non recupereranno in altro modo. L'abolizione del costo delle ricariche è stato recuperato aumentando le tariffe dei consumi e altrettanto avverrebbe qualora fosse stabilita l'abolizione dello scatto alla risposta. Non solo, ma è stato stabilito un pericoloso precedente, facendo intervenire lo Stato nella definizione di tariffe che, invece, spettano ai gestori rispetto al loro modo di voler e poter essere sul mercato".

ADUC sottolinea che disporre l'eliminazione della tassa di concessione governativa è un provvedimento che spetta al legislatore e non crea precedenti pericolosi: "Anzi. Dà il via ad un metodo, la detassazione, che dovrebbe essere preso ad esempio per tanti altri settori, sì da passare dalle politiche a parole di difesa dei consumatori ad atti pratici e tangibili".

L'associazione manifesta alcuni dubbi, però, su quali siano i motivi che spingerebbero il governo ad aspettare la prossima finanziaria, cioè il 2008: "Se fosse solo per un mero calcolo di introiti in meno che l'Erario ne avrebbe senza averlo programmato, comprendiamo la difficoltà, ma non ci sembra insuperabile, anche perché l'effetto positivo che un simile provvedimento avrebbe, darebbe giovamento a tutta l'economia: lo Stato che abolisce una tassa se perde da una parte, ci guadagna in fiducia e credibilità per le proprie politiche liberalizzatrici...".

D.B.
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