Ma perché spendere ancora su MovieBeam?

Viene da chiederselo dopoché un'azienda ha tolto alla Disney per 10 milioni di dollari un giochino per il quale il colosso dell'intrattenimento ne ha buttati dieci volte di più. Il Dio DRM continua a far danni?

Roma - Realizza una piattaforma unica e fuori da ogni standard e cerca di imporla come piattaforma preferenziale per il download di film. Quello che ne otterrai sarà un clamoroso flop che dovrai sbolognare a qualcun altro non appena si presenti l'occasione.

Si potrebbe sintetizzare così quanto sta avvenendo con MovieBeam, il sistema proprietario per la diffusione di film in digitale realizzato da Disney ed ora venduto per 10 milioni di dollari. Ovvero per una frazione dei 70 milioni che Disney ci ha speso su e sempre molto meno dei 50 milioni di dollari di ricapitalizzazione dell'azienda MovieBeam tentata da Disney nel recente passato, nella speranza di infondere nuova linfa al progetto.

Perché non ha funzionato? È presto detto: per fruire di MovieBeam occorre disporre di un set-top box dedicato e dotato di un'antenna che, in un numero limitato di città statunitensi, è in grado di ricevere il segnale inviato dal produttore di contenuti e trasferire nel set top box un film, che rimane disponibile per la visione nelle 24 ore successive, per diventare poi illeggibile grazie ai suoi sistemini DRM integrati. Secondo gli studios, cioè, gli utenti avrebbero dovuto acquistare il pacco dispositivo, attaccarci la propria linea telefonica (per "ordinare" il noleggio di un certo film), e poi godere di quanto acquistato entro un giorno.
Ma chi ha comprato l'ambaradan? Si tratta di Movie Gallery, società specializzata nell'home video, che ha già annunciato di voler cambiare qualcosa del sistemone, a partire dalla possibilità di ricevere i contenuti anche via Internet. Le ambizioni sono molte: il sistemone sarà implementato nei siti e nei negozi dell'azienda. Orde di consumatori non vedono l'ora.
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