mercoledì 14 marzo 2007

WiMax, frequenze libere o assegnate?

di Fulvio Sarzana di S. Ippolito - La legittima rivendicazione di chi vuole che almeno una parte delle licenze WiMax sia libera deve fare i conti con il mercato e con il ruolo che il WiMax può svolgere per abbattere il digital divide

Com'è noto, le frequenze destinate al WiFi sono libere e libere si vorrebbero anche le frequenze destinate al WiMax. Tuttavia, in questi due anni si è assistito ad una realtà ben diversa da quella propugnata dai fautori della libertà totale nell'uso dello spettro. Al di là degli utilizzi privati, infatti, il WiFi ha assunto sempre più i connotati del "WiFi pubblico", ovvero di un servizio "sponsorizzato" dalle pubbliche amministrazioni decise ad eliminare il fenomeno del digital divide.

Le iniziali intenzioni, dunque, lodevoli nei loro presupposti e forme, si sono tuttavia presto trasformate in un "mare magnum" senza alcuna regola. In diverse regioni italiane si è assistito al proliferare di società nate dal nulla e senza alcun progetto sostanziale, a volte solo perché l'Amministrazione locale disponeva di capitale da investire. In altri casi, società miste pubblico-private o ex municipalizzate ovvero società pubbliche multiutilities, semplici Comuni o Associazioni di Enti Locali, si sono lanciate con entusiasmo (ed utilizzando tutto il loro potere) nel mercato del wireless, escludendo in maniera netta le giovani o meno giovani realtà imprenditoriali locali.

Ed ancora, in altri casi, è stato utilizzato il concetto di "rete civica" al fine di celare in realtà un meccanismo di business da finanziare in maniera surrettizia con i contributi dei cittadini imposti per la fornitura di "servizi aggiuntivi".
Altre volte poi, piccoli e medi provider sono venuti quasi alle mani pur di accaparrarsi una fetta del mercato locale; sono arrivati ad attuare strategie idonee ad ostacolare l'ingresso di nuovi concorrenti sul territorio, impedendo di fatto l'accesso agli apparati o l'interconnessione alle reti, lamentando ad esempio che, a causa del "rumore" determinato dall'uso delle frequenze da parte dei concorrenti, la fornitura del servizio non potesse essere attuata a certe condizioni economiche.

Da ultimo, si ricorda che in alcuni casi le grandi società di informatica e di telecomunicazioni hanno fatto valere tutti i loro buoni uffici presso le amministrazioni locali, le quali, un po' per ignoranza, un po' per ragioni di quieto vivere, hanno lasciato fare ed hanno effettivamente destinato soldi pubblici per progetti non adeguatamente ponderati e trasparenti.Tutto questo ha, fra l'altro, aumentato in maniera impressionante il tasso di litigiosità tra gli operatori e tra questi e le pubbliche amministrazioni, con un aumento esponenziale dei ricorsi in tribunale.

Questo scenario suggerisce due interpretazioni:
1) la prima è che le frequenze, a prescindere da un utilizzo idealmente libero, hanno importanti riflessi economici che non sarebbe realistico cercare di nascondere;
2) la seconda è che l'assenza di paletti posti a presidio di una corretta esplicazione della libertà di iniziativa economica nel mercato delle telecomunicazioni, rischia di creare un caos tecnico-giuridico ed economico di dimensioni tali da vanificare l'effetto che tutti noi speriamo sia superato presto, ovvero l'eliminazione del digital divide.
Ciò non toglie, naturalmente, che alcuni principi relativi all'uso privato e quindi alla non assegnazione delle frequenze possano comunque trovare applicazione.

Il concetto di "frequenza libera" potrebbe ad esempio essere utilizzato al fine di evitare i conflitti tra gli assegnatari, per quanto concerne la porzione di frequenze utili alle cosiddette bande di guardia. In sostanza, le frequenze libere potrebbero essere lasciate (in proporzione infinitesimale) in corrispondenza dei punti di interferenza tra reti (anche se nel caso di frequenze radio è estremamente difficile stabilire tali zone) al fine precipuo di evitare possibili strumenti di conflitto, analogamente a ciò che avviene nel caso in cui due proprietari lascino una "zona neutra" fra i propri fondi al fine di prevenire possibili conflitti.

Come eliminare il digital divide attraverso il WiMax
Il WiMax può tuttavia rappresentare un'importante risposta alle istanze di eliminazione del digital divide.
Credo che sia molto interessante, ad esempio, l'idea di consentire allo Stato, nel momento dell'assegnazione di radiofrequenze, di porre in capo ai soggetti assegnatari l'obbligo di destinare una percentuale delle frequenze stesse a zone afflitte dal cosiddetto Digital Divide. E, si badi bene, un obbligo consistente niente affatto nel lasciare una quota dello spettro "libera" ma, al contrario, nel costringere l'assegnatario stesso ad attivarsi positivamente per eliminare il divario digitale.

A mio giudizio, questa strada è estremamente praticabile grazie anche ad un nuovo strumento legislativo di matrice europea che conferisce allo Stato la possibilità di scegliere il soggetto cui assegnare determinate risorse pubbliche - in deroga alle consuete valutazioni di tipo economico condotte al momento dell'assegnazione degli appalti pubblici - a chi presenti il piano maggiormente compatibile con le esigenze sociali od ambientali di quel territorio, obbligandolo, in fase di esecuzione dell'accordo, a coprire effettivamente quella zona, pena la risoluzione del contratto stipulato con eventuale attribuzione della quota di spettro a chi sia effettivamente in grado di coprire la zona digital-divisa.

Questa scelta può essere esplicitata sia nel bando di gara, che attuata nel corso dell'esecuzione del contratto ed è prevista dal nuovo Codice degli Appalti.

Concretamente, lo Stato può assegnare le frequenze tenendo in considerazione non tanto gli aspetti economici ed i relativi introiti che possono derivare dalle concessioni delle radiofrequenze, quanto i profili di miglioramento che i progetti presentati dagli operatori sono idonei ad apportare alle popolazioni di quel territorio. In tal modo, lo Stato potrebbe obbligare i potenziali assegnatari, scelti su base locale o nazionale, ad indicare già all'interno del progetto le zone del territorio locale che necessitano di un'effettiva copertura.

Questa soluzione sarebbe inoltre idonea ad evitare che l'operatore o gli operatori dominanti evitino di comprare le licenze solo per "uccidere nella culla" il WiMax al fine di proteggere, ad esempio, gli investimenti effettuati nella telefonia mobile o per perpetrare le condizioni di dominanza.

Fulvio Sarzana di S.Ippolito
(Studio Legale Sarzana e Associati)
www.lidis.it

sull'argomento vedi anche:
Banda larga WiMax, ISOC avverte: dev'essere libera
Il WiMax? Prima di tutto nelle aree digital divise
9 Commenti alla Notizia WiMax, frequenze libere o assegnate?
Ordina
  • A me l'articolo è piaciuto perchè finalmente qualcuno ha trattato l'argomento dal punto di vista giuridico e in modo abbordabile per tutti. Però:

    1) Le teorie dei commons non si fondano sull'economia del dono. Ritenerle tali è il peccato capitale di chiunque le osserva superficialmente. Anche la parola "free" è in effetti fuorviante; perchè significa sia "libero" che "gratuito", ma nessuno dei sostenitori dei commons parlano mai di free beers (e ancor meno le auspicano), parlano piuttosto di free speech. Forse solo Stallman, nonostante scriva il contrario, ogni tanto confonde le due cose... ma credo sia fisiologico confondersi visto il confine tra bene fisico e informazione reso impalpabile dalla mercificazione della conoscenza...

    2) Coase, illuminato d'eccellenza, parlava ahimè nel 1959 dove la trasmissione radio era totalmente analogica. Era tutto analogico... il premio Nobel per il transistor è del '56... ma il passaggio al digitale cambia TUTTO... e vista la portata dei cambiamenti il diritto non può semplicemente adeguarsi, occorrono invece riforme profonde e anche l'injecting di qualche nuovo brandello di filosofia.

    3) il giurista, se nessuno scienziato gliela fa notare, non prende in considerazione nè la differenza tra mezzo trasmissivo e capacità trasmissiva, nè ha in mente il concetto di "riuso spaziale". Non c'è ovviamente responsabilità in questo: ad ognuno il suo lavoro... solo che qui per uscirne con stile noi tecnici e voi giuristi dobbiamo assolutamente collaborare!
    La prima lacuna porta ad ignorare il fatto che lasciando l'uso libero delle frequenze (dove per libero non intendo non normato, ma normato per forzarne l'uso collaborativo e armonico piuttosto che per definire i criteri di assegnazione di proprietà e/o concessione), si ottiene capacità trasmissiva in quantità di vari ordini di grandezza superiore. E questo è grave. Perchè lo spettro radio è utile, e quindi ha rilevanza giuridica, in funzione della capacità trasmissiva che riesce a sviluppare... ovvero a quanta informazione riesce a trasportare... non come entità a se. Il bene da tutelare in regime di concessione è la capacità trasmissiva, non lo spettro radio.
    La seconda lacuna, la non padronanza del concetto di riuso spaziale, lo porta a pensare che si debba dare priorità ad alcune zone (quelle dove il digital divide crea addirittura assenza di diritti riconosciuti dalla costituzione) su altre... ma questo non ha senso nell'ottica di assegnazione o meno delle frequenze (come da oggetto dell'articolo).

    4) Invece mi sembra molto intelligente continuare a battere sull'idea che chiunque prenda in concessione la risorsa pubblica deve essere obbligato a raggiungere obiettivi definiti in modo netto e collocati nel tempo, pena la restituzione della risorsa pubblica... bravo! Perchè l'aumento della capacità trasmissiva generale (della società) credo sia più importante delle capacità lucrative del singolo... bisogna dare possibilità, ma anche non sprecarle aspettando all'infinito che il singolo le metta a frutto! (e soprattutto evitando che qualcuno se ne impossessi solo per evitare che qualcun altro sviluppi quelle possibilità)

    In definitiva se l'uso *libero* (ancora: no caotico, ma collaborativo) delle frequenze porta a maggiore capacità trasmissiva (il bene rilevante) ... è anti-economico regolare lo spettro vivisezionandolo per poterlo assegnare in regime di licenza individuale. Oltretutto con l'assegnazione: (a) si tagliano fuori i privati, ai quali è estremamente utile, (b) per quanto si possa tendere alla pluralità, essendo lo spettro radio limitato per l'eternità (al contrario della capacità trasmissiva che cresce ad ogni giro di boa della tecnologia), il numero di beneficiari dello spettro sarà sempre limitato... mentre invece fare una normativa basata sulla ratio di "spettro libero e capacità assegnata"... beh... non occorreranno riforme per un bel pezzoSorride

    ciao

    Michele Favara Pedarsi
  • ringrazio le interessanti osservazioni
    di Michele Favara Pedarsi, su questa rivista e sulle liste.
    In effetti le mie riflessioni sul wi max sono state stimolate dalla lettura del suo articolo sull'open spectrum i cui principi, sia chiaro,
    io condivido, dal punto di vista ideale, integralmente.
    La diversità rispetto a Michele risiede senz'altro nel timore, che il sottoscritto ha, degli effetti pericolosi per la concorrenza e per i cittadini di una regolamentazione "distratta" o mancante.
    Ma si sa questa è la deformazione professionale di noi giuristiOcchiolino

    ciao
    fulvio sarzana
    non+autenticato
  • Fulvio, grazie a te di essere intervenuto sull'argomento perchè in questa vicenda (e un po' in tutto questo periodo transitorio da società industriale a società dell'informazione) è evidente che nessun tecnologo, nessun giurista, nessun economista, possono risolvere individualmente i crucci che ha la nostra società. Per lo meno non possono risolverli in modo elegante e proficuo.

    Io ho notato che a livello governativo ci sono persone in gamba (sia i consulenti IT sia i giuristi, di cui i ministri si sono circondati), e che stanno lavorando sodo. Però senza la nostra partecipazione non avranno la forza di "fare la cosa giusta". Perchè la pressione delle entità commerciali è fuori controllo... per lo meno io non vorrei essere in quella pentola a pressione... credo che in quelle condizioni il coraggio di qualsiasi singolo ne esca annichilito...

    Pertanto continuiamo a sviscerare la cosa noi che siamo qui fuori a controllare la fiamma, che a forza di sbatterci il grugno stanno venendo fuori idee portentose! Io in questi mesi mi sono fatto un post-it virtuale dove ho appuntato tutte le buone idee che ho letto e dopo giugno (la data oramai probabile del rilascio delle frequenze) le manderò alla redazione per chiederne la pubblicazione... spero vivamente che sarà una celebrazione dell'operato del governo, altrimenti ci faranno (e ci faremo tutti, come popolo) una gran figura di ...

    ciao

    Michele


    - Scritto da:
    > ringrazio le interessanti osservazioni
    > di Michele Favara Pedarsi, su questa rivista e
    > sulle
    > liste.
    > In effetti le mie riflessioni sul wi max sono
    > state stimolate dalla lettura del suo articolo
    > sull'open spectrum i cui principi, sia
    > chiaro,
    > io condivido, dal punto di vista ideale,
    > integralmente.
    > La diversità rispetto a Michele risiede
    > senz'altro nel timore, che il sottoscritto ha,
    > degli effetti pericolosi per la concorrenza e per
    > i cittadini di una regolamentazione "distratta"
    > o
    > mancante.
    > Ma si sa questa è la deformazione professionale
    > di noi giuristi
    >Occhiolino
    >
    > ciao
    > fulvio sarzana
  • Così il re potrebbe assegnare direttamente le frequenze (e tutto quanto economicamente utile) direttamente ai propri vassalli, senza ulteriori perdite di tempo.
    Col vantaggio che la si farebbe finita con questa storia degli enti pubblici che fanno solo intrallazzi, senza mai preoccuparsi dell'effettivo interesse dei cittadini.
    Al proposito, su PI di oggi 14 marzo c'è un interessante articolo sulle ignobili attività della Regione Piemonte che vuole estendere il servizio a larga banda a tutti(con regolare gara aperta a tutte le aziende.
    Che inutile spreco, basta leggere un commento a quella notizia dove si evidenziano i miracolosi risultati della gestione adsl affidata nelle capaci mani di Telecom.....
    non+autenticato
  • >Omissis... territorio, obbligandolo, in fase di
    >esecuzione dell'accordo, a coprire effettivamente
    >quella zona, pena la risoluzione del contratto
    >stipulato con eventuale attribuzione della quota
    >di spettro a chi sia effettivamente in grado di
    >coprire la zona digital-divisa.

    >Questa scelta può essere esplicitata sia nel bando
    >di gara, che attuata nel corso dell'esecuzione del
    >contratto ed è prevista dal nuovo Codice degli
    >Appalti ...Omissis

    In linea di massima sarei daccordo con lei. Il problema pero' in Italia e' dei soliti noti. L'appalto lo vincerebbe senz'altro Telecom (o TELECOZZ come oramai lo iniziano a chiamare utenti infuriati), che imporrebbe ulteriori balzelli a destra e manco, azzoppando il servizio con limitazioni assurde (vedi il caso adsl che non decolla, mentre in Francia iniziano a sperimentare linee da 100mbps contro le nostre ridicole 20mbps di telecom che promette voip iptv e chi piu' ne ha piu' ne metta. Senza ontare che poi danno una banda garantita di 20kbps. Da ridere). Le sanzioni? Verso telecom sen'altro inesistenti, perche' altrimenti metterebbero un sacco di gente in mezzo ad una strada. E' la solita storia del cane che si morde la coda. Quando poi c'e' gente senza scrupoli a capo di queste aziende che bada solo al profitto, anche a scapito dei clienti che hanno diritto ad avere i servizi che pagano, beh, mi consenta E' UN VERO SCHIFO. Il Tronchetto ha acquiistato sia telecom che tim non mettendo un centesimo di propria tasca, ed adesso dopo essersi fregato tutto il possibile, aumentera' nuovamente il canone ed altro, perche' non contento. Il canone per cosa poi, quando la rete non e' di sua proprieta' ma dell'utente che l'ha pagata con il denaro delle proprie tasse quando era un'azienda pubblica?
    Io rimango scettico.
    Cordiali saluti.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > >Omissis... territorio, obbligandolo, in fase di
    > >esecuzione dell'accordo, a coprire
    > effettivamente
    >
    > >quella zona, pena la risoluzione del contratto
    > >stipulato con eventuale attribuzione della quota
    > >di spettro a chi sia effettivamente in grado di
    > >coprire la zona digital-divisa.
    >
    > >Questa scelta può essere esplicitata sia nel
    > bando
    >
    > >di gara, che attuata nel corso dell'esecuzione
    > del
    >
    > >contratto ed è prevista dal nuovo Codice degli
    > >Appalti ...Omissis
    >
    > In linea di massima sarei daccordo con lei. Il
    > problema pero' in Italia e' dei soliti noti.
    > L'appalto lo vincerebbe senz'altro Telecom (o
    > TELECOZZ come oramai lo iniziano a chiamare
    > utenti infuriati), che imporrebbe ulteriori
    > balzelli a destra e manco, azzoppando il servizio
    > con limitazioni assurde (vedi il caso adsl che
    > non decolla, mentre in Francia iniziano a
    > sperimentare linee da 100mbps contro le nostre
    > ridicole 20mbps di telecom che promette voip iptv
    > e chi piu' ne ha piu' ne metta. Senza ontare che
    > poi danno una banda garantita di 20kbps. Da
    > ridere). Le sanzioni? Verso telecom sen'altro
    > inesistenti, perche' altrimenti metterebbero un
    > sacco di gente in mezzo ad una strada. E' la
    > solita storia del cane che si morde la coda.
    > Quando poi c'e' gente senza scrupoli a capo di
    > queste aziende che bada solo al profitto, anche a
    > scapito dei clienti che hanno diritto ad avere i
    > servizi che pagano, beh, mi consenta E' UN VERO
    > SCHIFO. Il Tronchetto ha acquiistato sia telecom
    > che tim non mettendo un centesimo di propria
    > tasca, ed adesso dopo essersi fregato tutto il
    > possibile, aumentera' nuovamente il canone ed
    > altro, perche' non contento. Il canone per cosa
    > poi, quando la rete non e' di sua proprieta' ma
    > dell'utente che l'ha pagata con il denaro delle
    > proprie tasse quando era un'azienda
    > pubblica?
    > Io rimango scettico.
    > Cordiali saluti.


    quoto in tutto e per tutto
    non+autenticato
  • "se qualcuno "usa" delle radiofrequenze, ciò significa che queste sono intrinsecamente "utili" e dunque "economicamente valutabili""

    Io "uso" gli amici, ciò significa che questi sono intrinsecamente "utili" e dunque "economicamente valutabili".... quanto costa l'amicizia?

    MeX
    15712

  • - Scritto da: MeX
    > "se qualcuno "usa" delle radiofrequenze, ciò
    > significa che queste sono intrinsecamente "utili"
    > e dunque "economicamente
    > valutabili""
    >
    > Io "uso" gli amici, ciò significa che questi sono
    > intrinsecamente "utili" e dunque "economicamente
    > valutabili".... quanto costa
    > l'amicizia?
    >

    L'obiezione apparentemente è corretta MeX, però all'atto pratico non centra una mazza! Nell'articolo si parla di un bene, non di persone!
    Bisogna fare attenzione quando si parla con i giuristi, vivono in un mondo di definizioni tutte loro ... e definizioni estremamente corrette!
    E sono così lunghi perchè sono costretti dalla loro professione ad essere precisi con le parole...
    non+autenticato
  • Devo ancora conoscere un giurista preciso.
    non+autenticato