L'IT aumenta la produttività di chi lavora

Ma riduce il numero di coloro che lavorano. La scoperta dell'acqua tiepida la fa una importante foundation americana che, in uno studio, smitizza il manufatto tecnologico ed esalta i processi di sviluppo industriale

New York - Gli investimenti in ambito informatico migliorano notevolmente la produttività dei lavoratori. Ma questo "incremento prestazionale" va ad incidere sui posti lavoro. Questa una lettura possibile dello studio realizzato dalla Information Technology and Innovation Foundation e presentato in questi giorni.

Il documento di 69 pagine realizzato da questa giovane ma quotata Fondazione - sostenuta economicamente da aziende del calibro di IBM, Cisco e eBay - viene descritto come uno degli studi più approfonditi sul ruolo che l'IT gioca nell'impresa e sul mercato. Le analisi sono il frutto di un lavoro di ricerca che ha coinvolto analisti di riferimento negli States.

Ebbene, la tesi sostenuta nel report è che il peso economico dell'IT stia meno nella tecnologia e più nei servizi: secondo gli analisti della Fondazione, è più rilevante incoraggiare il mercato affinché acceleri i processi di trasformazione industriale nell'insegna delle nuove tecnologie piuttosto che concentrarsi nell'incentivare l'utilizzo di determinati prodotti tecnologici.
La scoperta dell'acqua calda? Tiepida. Per Robert D. Atkinson, presidente di ITIF, i settori che troverebbero immediato beneficio da questa visione sono soprattutto quelli dei trasporti, della sanità e dell'energia elettrica. Nella sanità, ad esempio, il Governo federale ha pungolato l'industria affinché fossero creati standard per la condivisione dei dati dei pazienti e dei trattamenti. Un passo verso la costruzione di una rete informativa nazionale specializzata.

Medicare e i gruppi industriali si stanno muovendo, inoltre, per obbligare gli ospedali e le cliniche a misurare le loro performance in relazione a standard di valutazione condivisi. Per raggiungere questo, però, vi è bisogno di strumenti di computing piuttosto avanzati. "La questione, fondamentalmente, è come attuare una trasformazione digitale di questo genere", ha dichiarato Atkinson.

Sotto il punto di vista occupazionale il report delinea invece una situazione preoccupante. "Andando avanti è improbabile che l'industria IT incrementi il numero di posti di lavoro. Fondamentalmente perché la produttività è alta, quindi bastano pochi lavoratori per un buon output", si legge nel documento. La soluzione al problema, comunque, verrà dalle industrie che utilizzano l'IT con maggiore furbizia. Come quando nel diciannovesimo secolo l'occupazione nel settore ferroviario si stabilizzò, ma lo sviluppo del network dei trasporti portò all'aumento dei distributori nazionali e di altri nuove industrie. In sostanza si spera nell'"indotto".

Dario d'Elia
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