Guida spericolata? Colpa dei videogiochi

Ennesimo studio e nuove accuse per i gamers, che come sempre non saprebbero controllarsi. Ma i videogiochi non miglioravano riflessi ed acutezza visiva?

Roma - A poco servono le raccomandazioni che compaiono nei videogiochi in cui si corre a bordo di automobili da sogno, spinte da gas che fungono da propulsori e dalle provocazioni degli avversari. "Guidare in maniera responsabile", per gli appassionati dei titoli di simulazioni automobilistiche, è come intimare ad un goloso di limitarsi con i dolci. Ars Technica segnala uno studio che sembra dimostrare come i videogiochi di corse automobilistiche inducano a comportamenti pericolosi anche impugnando volanti reali.

Realizzato dalla Ludwig-Maximilians Universität di Monaco, commissionato da una compagnia di assicurazioni, lo studio ha innanzitutto sottoposto un campione di utenti a domande riguardanti la loro vita al volante e le abitudini di guida più rischiose, quali le infrazioni dei limiti di velocità e la propensione ad affondare sull'acceleratore con dei passeggeri a bordo. I ricercatori si sono poi informati riguardo alla passione nutrita dagli intervistati per le competizioni automobilistiche virtuali, che prevedono corse clandestine movimentate da sorpassi avventati e velocità sfrenate. Dall'analisi dei dati sarebbe emersa una correlazione, che riguarda gli uomini, più delle donne, fra l'abitudine alle sfide dietro allo schermo e un comportamento aggressivo e irresponsabile a bordo di automobili reali.

Una correlazione, è lecito avanzare dei dubbi, che potrebbe essere interpretata in maniera inversa: gli autisti che amano spingere sull'acceleratore potrebbero preferire i giochi di corse automobilistiche, per sfogare senza rischi le proprie attitudini.
Per indagare ulteriormente la correlazione individuata, e fugare ogni dubbio in merito, 83 volontari si sono sottoposti a delle sessioni di gioco. Un gruppo di partecipanti si è cimentato con i capitoli della serie Need For Speed, che invita alla competizione con avversari spericolati, o con Burnout, che fa della violenza stradale il fulcro del gioco. L'altro gruppo si è invece dilettato con avventure in terza persona, si è sfidato sui campi di Fifa 2005. Uno stato di eccitazione decisamente maggiore è stato riscontrato in coloro si sono misurati nelle corse automobilistiche. E i nervi tesi indurrebbero a sottovalutare i rischi, ad affrontarli con leggerezza, sostengono i ricercatori.

Immediatamente dopo le sessioni di gioco, inoltre, il campione è stato sottoposto ad una simulazione di guida ordinaria. La correlazione individuata a livello dei questionari riemerge anche nell'ambito della simulazione realistica di guida. Soprattutto gli uomini che hanno zigzagato a bordo di bolidi di pixel si sono dimostrati aggressivi e irresponsabili nelle simulazioni di guida non ludiche. Più controllate, rispettose del codice stradale e degli altri autisti, le donne, e gli uomini che si siano intrattenuti con videogiochi non automobilistici.

I risultati offerti dall'indagine commissionata dalla compagnia assicurativa presentano delle affinità a quanto osservato nell'ambito di un altro studio, documentato da BBC e condotto da BSM, un'organizzazione di autoscuole inglesi. Le adrenaliniche competizioni automobilistiche su console e computer spingerebbero un quarto dei giovani intervistati a sentirsi immersi nelle situazioni proposte dai videogiochi anche impugnando un volante reale.

Dallo studio di BSM emerge però un altro aspetto interessante della questione: il 34 per cento degli intervistati ritiene che questi videogame possano affinare le loro abilità di guida. Il venti per cento, addirittura, è convinto che tali videogiochi sveltiscano i loro riflessi, indispensabili per le manovre di emergenza. Questa osservazione è supportata anche da studi che sembrano dimostrare il valore dell'intrattenimento videoludico per migliorare abilità strategiche, capacità visive e reattività.

Confuse le compagnie assicurative: come interpretare la passione per le corse clandestine dietro allo schermo, per determinare le classi di merito? Non è mica un gioco, sono dobloni.

Gaia Bottà
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