Il divieto di cellulare nelle scuole? Una farsa

di Valerio Di Stefano - I tormenti dei media sul telefonino, il bullismo e le docenti palpeggiate hanno portato al varo di un provvedimento che alza molta polvere e la sparge in giro sul capo di tutti un tanto al chilo

Roma - Il dibattito sollevato dalla circolare del Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, linee di indirizzo ed indicazioni in materia di utilizzo di "telefoni cellulari" e di altri dispositivi elettronici durante l'attività didattica, somiglia più a un polverone sonnacchioso che a una presa di posizione efficace e soddisfacente su un problema che, bisogna convenirne, ha dimostrato tutta la sua gravità in un processo mediatico a catena di S.Antonio, e tutta la sua urgenza quando ormai era troppo tardi.

Il cellulare, si sa, non è più un accessorio per i nostri adolescenti. È molto di più, è una necessità, una pura ragione di vita, una protesi di loro stessi. È un oggetto che ha superato ormai la sua funzione meramente comunicativa per assumere il ruolo di libero passaporto nei confronti del branco e di veicolo a basso costo per essere protagonisti nell'effimero di un filmatino amatoriale da condividere tra amici, o da inserire in rete.

Così, una volta identificato il primo "mariuolo", non si è mai fermata la gragnuola di notizie su professori inermi ripresi mentre venivano derisi da orde fameliche di studenti armati di videofonino, di alunni disabili offesi e malmenati, di professoresse discinte che affermano di non essersi accorte che qualcuno dei loro alunni minorenni le stesse palpeggiando e di supplenti senza scrupoli.
L'emergenza nelle scuole si verificava ormai da tempo ma, si sa, le emergenze esistono solo nella misura in cui se ne parla sui giornali, in Tv e in internet: cellulari sotto il banco, magari privi di suonerie o dotati appena di una leggera vibrazione, e sguardi distratti mentre si digita un SMS, richieste di uscire dall'aula perché "è la mamma che mi chiama", telefonini infilati nello storico astuccio delle penne e delle matite per poter spedire e ricevere, con un minimo di destrezza, la soluzione del compito dal compagno di classe o da fratelli e sorelle compiacenti a casa, tutto questo era ed è vita quotidiana nella scuola pubblica.

Poi il caos. La follia. Per un cellulare sequestrato ci sono famiglie che non si sono fatte scrupoli di picchiare gli insegnanti o i dirigenti scolastici. Perché, si sa, i libri di testo sono molto cari, e ci si può anche permettere il lusso di non averli. Ma i cellulari, quelli no, quelli devono essere all'ultimo grido, un po' perché se no i ragazzi non si sentono come tutti gli altri, un po' perché devono comunque essere sempre raggiungibili dai genitori (che si dimenticano che la scuola ha un numero di telefono a cui rivolgersi e dal quale gli alunni possono chiamare in caso di urgenza), un po' perché senza quel cellulare non si è nessuno.

E allora non si può dire che un insegnante ha fatto bene a sequestrare un cellulare a un alunno solo perché lo usava in classe. Perché oltre ad andare a toccare un bene indubbiamente personale, l'insegnante ha avuto l'ardire di mettere in dubbio il sistema educativo della famiglia. Ha dimostrato una falla, una voragine nel ruolo familiare nell'insegnamento dei valori ai propri figli e questo no, non è minimamente tollerabile.

Per fortuna che, adesso, la stampa ha raccontato che con la circolare del Ministro Fioroni tutti potremo dormire sonni tranquilli e che, finalmente, è giunta l'ora della riscossa degli insegnanti: l'uso dei telefonini è finalmente vietato in classe e la decenza è ristabilita motu proprio da una comunicazione che ha coinvolto nientemeno che il Ministro in persona, da sempre dimostratosi sensibile all'impatto che le "nuove tecnologie" (così definite, evidentemente, da chi più che "nuove" le sente "estranee") possono avere nella cultura e nell'educazione dei giovani.

Mesi or sono, Fioroni fece un'esternazione che lasciò tutti perplessi, a proposito dell'opportunità di controllare la rete da immissioni di materiale pornografico, nell'interesse supremo dell'educazione dei più deboli. Fu un vero peccato che il suo blog fosse stato bombardato da centinaia di link di spam ad articoli e risorse in rete di carattere pornografico. Il blog in questione fu ritirato dopo poche ore, ma fu comunque troppo tardi perché la contraddizione fu pienamente documentata dalla cache dei più popolari motori di ricerca che ne serbavano accurata memoria.

È ovvio che la circolare Fioroni fa acqua da tutte le parti e che da domani gli alunni delle scuole italiane di ogni ordine e grado potranno riprendere a smanacciare con i loro amati cellulari come e quanto vorranno. Lo avrebbe capito chiunque avesse letto, anche sommariamente, il documento.

In primo luogo la circolare è indirizzata ai direttori degli Uffici Scolastici Provinciali (gli ex "Provveditorati"), ai Direttori Scolastici Regionali, agli intendenti e sovrintendenti delle province autonome e delle regioni Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige e agli Intendenti per le scuole delle lingue minoritarie. La circolare è stata inviata anche ai Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche Autonome. Ma per conoscenza.
Nessun cenno, tra i destinatari, ai Dirigenti Scolastici, ai Direttori e agli insegnanti, che, pure dovrebbero essere il motore centrale della sorveglianza e primi agenti del processo di sensibilizzazione degli alunni verso il problema. Ovviamente, tra i destinatari non figurano le famiglie né gli alunni. Per il Ministro Fioroni, evidentemente, queste componenti, almeno in questa fase del dibattito, sono inutili.

Dopo una introduzione che va dall'allarmismo (" I recenti fatti di cronaca che hanno interessato la scuola, dalla trasgressione delle più banali regole di convivenza sociale (uso improprio dei telefonini cellulari e altri comportamenti di disturbo allo svolgimento delle lezioni) fino agli episodi di bullismo e di violenza, riguardano situazioni che, seppure enfatizzate dai media, non devono essere sottovalutate." alla banale ovvietà del "volemose bene" ("Un'educazione efficace dei giovani è il risultato di un'azione coordinata tra famiglia e scuola"), Fioroni passa a elencare ciò che deve essere fatto: rivedere il regolamento di disciplina degli alunni.
È una materia che spetta ai singoli istituti, nel rispetto dell'autonomia. Fioroni lo sa bene che non può dare direttive e si limita, più genericamente ad auspicare "chiarimenti interpretativi, sollecitando opportune iniziative di carattere operativo", senza peraltro chiarire quali.

La circolare prosegue con il richiamo ad alcuni commi del D.P.R. 249 del 1998, in vigore da nove anni, più conosciuto come "Statuto degli studenti e delle studentesse". E che come tale applicato e recepito. Dunque, nulla di nuovo sul fronte occidentale, se non il solito rosario mal sciorinato di regole preesistenti.

Ma dove Fioroni spinge sull'acceleratore è quando ritiene "necessario che nei regolamenti di istituto siano previste adeguate sanzioni secondo il criterio di proporzionalità, ivi compresa quella del ritiro temporaneo del telefono cellulare durante le ore di lezione, in caso di uso scorretto dello stesso".
Dove sia il discrimine tra il corretto e lo scorretto non è dato saperlo. E non ce lo dice Fioroni, lasciando agli insegnanti la discrezionalità del discrimine tra l'utile e il futile, tra l'urgente e il superfluo, facendo intendere, poco più avanti, che sì, se proprio non se ne può fare a meno, una telefonatina a casa la si può anche fare, basta che il Prof. dica di sì.

E il Prof. dice di sì, anche e soprattutto perché non può dire di no. Non si può andare a sindacare se il "Oddio, prof., ho mal di pancia, posso andare fuori a chiamare mia madre per sapere se può venire a prendermi?" sia o non sia la scusa per sentire il fidanzato o l'amica del cuore. In dubio pro reo, e tanti saluti ai buoni propositi.

Il Docente non ha gli strumenti, ma soprattutto non ha i poteri per poter frenare l'uso impazzito del telefonino durante l'attività didattica.

Occorrerebbe che questo particolare dovere di sorveglianza (che non è quello generico riguardante l'incolumità fisica degli alunni, e la prevenzione di azioni di particolare pericolo) fosse previsto dal contratto nazionale di lavoro, che indica e limita le competenze dei docenti. Ma il rinnovo del contratto dei docenti ormai è slittato di 15 mesi (con la complicità di sindacati troppo impegnati a rifarsi il lifting con l'offerta di scalcinati fondi pensione), e la classe insegnante è stremata da stipendi che non hanno più lo stesso potere di acquisto di un anno e mezzo fa.

Occorrerebbe un patto sociale di corresponsabilità che le scuole dovrebbero firmare assieme alle famiglie.

Occorrerebbe, più semplicemente, una legge dello Stato che dicesse, sic et simpliciter, che "È proibito l'uso dei telefoni cellulari durante l'attività didattica."
Fioroni sa bene anche questo. E sa anche che le leggi in Italia le fa il Parlamento e non i Ministeri.
Ma, evidentemente, il molto rumore per nulla è una sirena di Ulisse ancora troppo irresistibile, sebbene nessuno, a parte i gestori di telefonia mobile, abbia alcunché da guadagnarne.

Valerio Di Stefano
68 Commenti alla Notizia Il divieto di cellulare nelle scuole? Una farsa
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  • Non mostriamo più niente di ciò che accade così nessuno sa più niente e fine dei problemi.
    Ma è questo il modo?
    non+autenticato
  • Secondo me il problema non è il cellulare in generale nelle scuole, il cellulare è in mano gia da diversi anni ai piu piccoli che lo portavano a scuola senza generare tutti i fatti di questi giorni.
    Il problema è il diffondersi del VIDEOFONINO anche nei piu piccoli. Secondo me andrebbe vietato ai minori di anni 18, e sequestrato e mai piu riconsegnato quando trovato in mano a questi.
    Con il videofonino si possono riprendere filmati che vanno a ledere il diritto alla privacy delle persone e deve essere utilizzato solo da chi può prendersi la responsabilità di cioè che filma e condivide, e questo non è il caso dei minori.
    Penso che per un minore un normale cellulare che manda chiamate, sms e magari fa anche qualche foto sia più che sufficiente.
    non+autenticato
  • Mi duole dirlo....ma a me fanno pena sia i poveri prof che devono fare i cani da guardia degli alunni che si nasconderanno il cell anche dentro le mutande...sia i genitori dei suddetti alunni...squallido e classico esempio di una molliccia e smidollata categoria ormai senza speranza....
    Cioè ma vi rendete conto A CHE PUNTO SIAMO ARRIVATI??
    La situazione è la seguente:
    gli alunni sono ormai una banda di personaggi da circo che si distingue per fannulloneria,bullismo,dabbenaggine e lavativismo....i loro relativi genitori sono una classe di smidollati e ostaggi dei figli stessi...mentre i cosidetti prof brillano per assenteismo...voglia di far poco e niente nascondendosi dietro il posto statale cosidetto intoccabile.E quelli che avrebbero anche la voglia di fare vengono stroncati dal comportamento ben poco edificabile degli alunni e dei loro genitori....addirittura se un prof giustamente decide che è ora di farla finita con le corse in aula o il lancio dei libri tra banco e banco e decide di usare finalmente un pò di autorità si ritrova il genitore fuori da scuola che gli mette anche le mani addosso....
    A che punti siamo arrivati???
    Di tutto questo...di questa situazione francamente indegna la colpa è una sola:
    Delle marce e fatiscenti democrazie europee...della classe politca inetta e debosciata...
    A mio modesto parere per rimettere a posto le cose serve ben altro che i colloquii...che le ridicole serate alla tv dove il politico di turno o il ministro del momento parlano parlano parlano parlano.....e basta.
    Ci vuole che qualcuno dica veramente basta a questa marcia decadente democrazia che in 50 anni ha portato solo corruzzione,mafia,politici miopi corrotti e tangentisti,soldi spesi male per opere pubbliche inesistenti o lasciate a marcire all'aria.Di esempi ce ne sono a migliaia....dalla sanità alle scuole...passando per autostrade fantasma,ponti sospesi nel vuoto e così via.Miliardi spesi male e finiti per 50 anni nelle tasche di politici inetti e corrotti.
    Questo è quello che abbiamo.
    Occorre cambiare....occorre avere il coraggio di cambiare...e la strada è una sola....e non è certo questa marciscente democrazia che abbiamo.
    non+autenticato
  • Questa circolare, allo stato attuale, servirà solo a far pagare qualche multa a qualche professore a cui squilla il telefono in classe (forse è il suo unico scopo).
    Se si volessero risolvere i problemi bisognerebbe innalzare lo "status" dei docenti nella società.
    Nessun professore, oggi, è fiero di esserlo.


    non+autenticato
  • Se c'è una cosa che ha insegnato al grande pubblico questo stranoto perrsonaggio televisivo è che i sintomi, anziché sopirli (con, appunto, dei farmaci antisintomatici..), è meglio esacerbarli. È l'unico modo, infatti, per poter osservare appieno la patologia vera e propria.

    Il divieto - peraltro goffo - dell'uso dei cellulari nelle scuole è proprio una farsa, nel senso che è come tentare di curare una polmonite con l'aspirina: magari la febbre va giù di qualche decimo di grado, ma niente è fatto per combattere il batterio od il virus infettante.

    I ragazzi sono maleducati (il fatto che abusino del cellulare è solo una delle tante punte dell'iceberg)? Non c'è da togliere loro l'occasione/strumento di mostrarsi tali; piuttosto c'è da preoccuparsi del perchè o del perCHI sono così..


    La Pubblicità (che istiga, facendo leva sin da piccoli su qualsiasi fattore, al consumismo più sfrenato). In spregio alla cultura liberista vi si oppone una calvinista (prodromica rispetto alla prima): divieto assoluto per legge di qualsiasi forma di comunicazione pubblicitaria (anche non per forza advertising), destinata ai minorenni, che faccia leva psicologica (affiliazione al gruppo, autostima, etc.). Ergo: la ditta del telefonino/giocattolo/servizio può solo elencare le caratteristiche del prodotto. Qualsiasi cenno a quanto "figo" puoi essere facendo/avendo una tal cosa è bandita e severamente punita.


    I luoghi di aggregazione. Come diceva ieri la Littizzetto - che giustamente ha indicato come luogo squallido, per la crescita adolescenziale, i vari centri commerciali - forse sarebbe meglio che la Chiesa, anziché rompere le scatole su Dico e compagnia bella, riaprisse gli oratori. I comuni potrebbero ri-aprire i ricreatori (ed imporre la loro frequentazione sotto forma di corsi di recupero scolastici ivi erogati).


    Gli insegnanti. Le 4 insegnanti della classe (di 8 allievi) di mio nipote (7 anni) lo hanno spedito ben due volte da due psicologi diversi: entrambi hanno consigliato di fare il tagliando alle insegnanti. Io consiglierei di impalarle in direttissima solo per aver osato presentarsi al concorso come insegnante pur conscie della loro palese inadeguatezza al compito. Se penso ai miei insegnanti, a mia nonna (insegnante), a mia madre (insegnante) ed a me ("docente", nel senso di non organico allo Stato) penso che gran parte di loro (noi) dovremmo fare un bell'esame di coscienza e decidere se il harakiri (od un suicidio comunque pulp) sia sufficiente ad espiare la nostra infinita superbia nel pensare di essere adeguati (preparati, capaci, etc.) alla professione. Io, che so quanto sia difficile avere a che fare con "scolari", mi trovo tranquillo solo se la mia aula è composta da 25-30enni in su.


    La famiglia. Il padre fa il "tubista" e magari è abituato a scucire qua e la soldini ad ignari clienti, eventualmente facendo tutto in nero. La mamma fa l'impiegata alla locale Provincia ed è la fornitrice di fotocopie per libri e quant'altro di figli e parenti. Il fratello maggiore fa il portapizze con lo scooter; a furia di correre anche sui marciapiedi è diventato così bravo che la pizza la porta direttamente al piano del cliente. Quando arriva l'estate - e si DEVE quindi decidere di fare le "partenze deficienti" tutta italia lo stesso giorno - la famigliola, più o meno velocemente a seconda della coda che le si para davanti, lascia le "briciole", come pollicino, per ritrovare la strada di casa. Peccato che queste briciole siano maleodoranti e pure non biodegradabili.


    In sintesi, qualsiasi make-up al comportamento dei ragazzi è appunto un make-up: "sotto" continuano ad imbruttirsi tanto che un colpetto di fondotinta tra qualche tempo non sarà più sufficiente a nascondere la "malattia"..

    La malattia è diffusa e siamo noi adulti ad averla incubata e trasmessa ai nostri figli. Loro altro non sono che una versione "scoperta", mooolto scoperta, del ciarpame che già insozza noi.

    Piuttosto che vietare loro di usare il telefonino vediamo dove vogliono andare a parare. Non sia mai che grazie a loro identifichiamo la malattia e, se proprio non la sconfiggiamo, almeno tentiamo di arginala.
  • - Scritto da: dacho
    > forse sarebbe meglio
    > che la Chiesa, anziché rompere le scatole su Dico
    > e compagnia bella, riaprisse gli oratori.

    1. La Chiesa (neppure gli oratori) non è un parcheggio.

    2. Se la Chiesa "rompe le scatole" sui dico e perché sfasciare la famiglia favorisce quel tipo di società contro la quale ti scagli.
    non+autenticato
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