Microsoft, scoperte sullo spam e nuove speranze

Uno studio appena pubblicato dai ricercatori di BigM getta luce su alcune tecniche utilizzate per drogare i risultati dei motori di ricerca e far salire di ranking, con mezzi illegali, pagine ricolme di pubblicità

Redmond (USA) - I ricercatori Microsoft hanno realizzato uno studio che vuole essere una disamina dello stato attuale dello spamdexing, l'incremento artificioso del ranking dei siti web sui motori di ricerca, condotto attraverso tecniche discutibili o illegali. E hanno scoperto che il fenomeno è in larga parte generato da un piccolo gruppo di società, lasciando trasparire la speranza che possa essere abbattuto.

Lo studio, rivela il New York Times, ha permesso di portare alla luce il complesso schema di funzionamento dei meccanismi di search engine optimization taroccati, in cui sono coinvolti i responsabili della creazione di decine di migliaia di pagine fittizie nonché gli operatori che offrono loro spazio. Piuttosto che restituire le informazioni ricercate dall'utente, questi siti vengono poi usati come vetrine spalmate di banner pubblicitari forniti da operatori compiacenti.

Un sistema ben oliato insomma, una pratica oltremodo fastidiosa per i maggiori provider dei motori di ricerca quali Google, Yahoo! e la stessa Microsoft, che si sforzano di scremare lo spam dai risultati delle ricerche. Secondo lo studio, disponibile qui in PDF, la vasta maggioranza dei siti spazzatura conducono a due sole società di hosting web, mentre il 68% dei banner pubblicitari sono forniti da tre soli operatori specializzati.
Altro dato interessante riguarda le keyword maggiormente interessate dal problema: chiavi di ricerca quali drugs e ring tone, le onnipresenti suonerie per cellulari, generano un buon 30% di link spazzatura nei risultati dei maggiori motori di ricerca. Per ogni mille termini di ricerca, sostengono poi i ricercatori, l'11% delle pagine web scovate in rete è spam.

Microsoft lamenta infine la lassezza di taluni servizi di blog-hosting, che hanno permesso un'esplosione di pagine fasulle: in particolare, gli autori dello studio puntano il dito contro Blogger, la piattaforma di blogging di Google, a loro dire una vera e propria testa di ponte per lo spamdexing. BigG, dal canto suo, ha scelto di non commentare la cosa né fornire dettagli sugli sforzi finora condotti per combattere l'odiosa pratica.

Alfonso Maruccia