Irlanda, no alla biometria per gli alunni

L'autorità garante locale specifica che la rilevazione delle impronte degli studenti è legittima solo se è inevitabile. Sulla scia dei ripensamenti nel Regno Unito

Dublino - Che senso può avere in una scuola ricorrere alla registrazione delle impronte digitali degli alunni per costituire un database dedicato? Cosa può offrire la scansione dell'impronta all'entrata nell'istituto scolastico più di altre tecnologie assai meno invasive? Queste le domande che si è posto il Garante per la privacy irlandese, allo scopo di scongiurare l'adozione indiscriminata della biometria nella scuole.

Nelle sue nuove linee guida, il Garante irlandese segue principi già espressi anche in Italia, come quello della proporzionalità: l'adozione di sistemi di controllo deve essere proporzionale rispetto agli scopi. E, fa notare The Register, sono secoli che le scuole si accontentano di registrare su appositi registri cartacei la presenza o meno degli scolari.

Le linee guida prevedono anche che, nel caso in cui comunque un istituto decida di adottare simili misure, questo possa avvenire solo dietro consenso dei genitori degli alunni sotto i 18 anni. Non solo: qualunque studente deve poter cancellare qualsivoglia dato biometrico gestito dalla scuola in qualsiasi momento, senza che questo pregiudichi in qualsiasi modo l'accesso alle strutture o la sua partecipazione all'attività didattica.
Sebbene in Italia la biometria nelle scuole non sia ancora una questione all'ordine del giorno, in altri paesi come nel Regno Unito l'imbarazzo causato da questo genere di attività è tale da aver spinto il Governo di Londra ad una retromarcia. Chiesta da più parti, la nuova direzione dell'amministrazione Blair suscita persino le speranze che il paese riesca a sottrarsi alla società della sorveglianza, in cui il Regno Unito sembra scivolare raidamente.
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