Sed Lex/ Stampa silenziata dal Garante

di Daniele Minotti - Ma è legittimo? Giusto chiederselo dopo il provvedimento con cui da un lato si vuole fermare l'onda di notizie su Vallettopoli e dall'altro si prospettano sanzioni assai pesanti per i trasgressori

Roma - Perché in molti (quasi tutti, per la verità...) se la prendono col Garante in relazione allo stop mediatico sui fatti di Vallettopoli? Non è difficile leggere, tra le righe (ma anche espressamente), accuse di "coperture" politiche.

È noto che le voci critiche insinuino l'esistenza di un favor per l'on. Sircana (pur non nominato dal Garante, tanto da lasciare dubbi di genericità del divieto). Che non è un uomo qualunque (tanto meno una "semplice" valletta, è il portavoce di Romano Prodi), ma sarebbe persona da "proteggere" per ragioni politiche anche perché rappresenta una determinata parte. E a farne le spese, ingiustamente, sarebbe stata la stampa e, in particolare, il direttore de Il Giornale, Maurizio Belpietro. È veramente così? Non è facile dirlo.

Vediamo il provvedimento. Io ho notato subito una cosa parecchio evidente e preoccupante, almeno per chi "frequenta" i provvedimenti del Garante. Si tratta di questo passaggio: "dato che la violazione del presente provvedimento costituisce reato perseguibile d'ufficio, punito con la reclusione da tre mesi a due anni (art. 170 del Codice), ed è fonte di responsabilità risarcitoria per danno (art. 15 del Codice)".
È una "minaccia" forte che, molto semplicemente, significa "non pubblicate, altrimenti finirete in galera e sarete costretti a pagare un sacco di soldi di risarcimento".
A parte il successivo consenso dell'interessato che ha determinato il superamento del problema, una "minaccia" di questo genere è legittima? Tutte le disposizioni penali, nell'incontro tra precetto e sanzione, ci dicono, in buona sostanza, "se fai ciò che è vietato rischi la galera". Ed è legittimo.
Il problema sorge quando la "minaccia" proviene non dal legislatore, ma da un'autorità amministrativa. La "minaccia" è legittima soltanto quando dietro l'autorità c'è una legge che la prima si limita a "ricordare".

Riporto l'articolo 170.
Art. 170. Inosservanza di provvedimenti del Garante Chiunque, essendovi tenuto, non osserva il provvedimento adottato dal Garante ai sensi degli articoli 26, comma 2, 90, 150, commi 1 e 2, e 143, comma 1, lettera c), è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.
Di per sé dice poco, è vero. Ma è chiaro che il reato si perfeziona esclusivamente se non si rispettano alcune tipologie di provvedimenti e non, in generale, tutti quelli del Garante. Eccoli:
- provvedimenti relativi al trattamento di dati sensibili (art. 26, comma 2);
- provvedimenti relativi al trattamento di dati genetici e donatori di midollo osseo (art. 90);
- provvedimenti a seguito di ricorso al Garante (art. 150, commi 1 e 2);
- provvedimenti a seguito di reclamo al Garante (art. 143, comma 1, lett. c).

Apparentemente, dunque, il provvedimento in commento non appartiene alle predette tipologie, dunque l'operato del Garante potrebbe apparire illegittimo. Però... il però c'è sempre.

Quando il trattamento riguarda l'attività giornalistica e si ritiene che vi sia una violazione deontologica (valutazione, in questo ambito, fatta dal Garante e non da un Ordine - caso assai anomalo e stonato) si applica l'art. 139 secondo cui il Garante può vietare il trattamento ai sensi dell'articolo 143, comma 1, lettera c). E così, tornando alla norma cruciale di cui sopra, si spiana la strada anche all'operatività dell'art. 170, quello che prevede il reato.

Contrariamente a quanto letto e sentito in giro, il recente provvedimento non è un caso unico di divieto di trattamento o anche soltanto diffusione. Ricordo tre noti precedenti: quello riguardante il caso Le Iene, droga in Parlamento, quello relativo ai dati sanitari di Lady Diana e quello sul caso di Lapo Elkann. E ce ne sono altri relativi alla posizione di "comuni mortali", occorre dirlo. Ad esempio questo, sempre contro Le Iene.

Non ricordo, però, un richiamo così particolarmente "minaccioso" al reato di cui all'art. 170, un sinistro tintinnìo di manette ribadito anche nel comunicato stampa di presentazione del provvedimento e sottolineato da questo passaggio: "stabilisce che ciascuna violazione venga denunciata senza ritardo dal Garante alla competente autorità giudiziaria (art. 154, comma 1, lett. i), del Codice)" (come se non bastassero le ordinarie regole sulla denuncia di reato e la stessa regola, particolare, richiamata).

Tutto ciò, abbinato ai tempi di pubblicazione del provvedimento (il giorno dopo i fatti), va tenuto in considerazione per giudicare l'operato del Garante.

E torniamo al diritto. Abbiamo visto che certi poteri in capo al Garante hanno il loro fondamento giuridico (malgrado i metodi). Ma Manlio Cammarata fa bene a ricordare l'art. 21 Cost. laddove, in modo inequivocabile, recita: "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". Il fatto è che, in modo parzialmente dissimile da Manlio, io ritengo che il problema stia più nella legge che in chi la applica. Tanto che mi verrebbe da consigliare ai destinatari dell'antipatico provvedimento un'impugnazione davanti al TAR sollevando, in quella sede, una questione di legittimità costituzionale delle norme sopraindicate.

avv. Daniele Minotti
www.minotti.net
www.studiominotti.it
19 Commenti alla Notizia Sed Lex/ Stampa silenziata dal Garante
Ordina
  • ... i politici e i "lavoratori", i comuni cittadini.

    una volta erano chiamati: i feudatari e i servi della gleba.

    La differenza non e' tra i colori dei partiti, ma tra 2 razze ben distinte: ogni 1000 "lavoratori" nascono, vivono e muoiono per mantenere nel lusso 1 politico.

    Inizia a sfuggire il significato di "democrazia": cosa significava ?
    non+autenticato
  • Ottimo articolo, vada avanti così.
  • I media si lamentano.

    Si lamentano perche' il "Garante" vieta loro di spargere pettegolezzi piu' o meno fondati.

    Si lamentano perche' il "Garante" vieta loro di attaccare politici e uomini di potere.

    Si lamentano perche' il loro contratto non viene rinnovato (ma poi e' stato rinnovato..? dopo tutta la confusione che hanno fatto sui giornaliA bocca aperta )


    Insomma...si lamentano.

    A torto.

    Torto, perche' da anni i media si prostituiscono ai poteri forti, da anni si fanno pilotare da politici, pubblicitari, azionisti di maggioranza e minoranza, direttori politicamente scorretti.

    E ora tutti i nodi vengono al pettine : una stampa imbavagliata, dove per poter piazzare il proprio articolo occorre PER FORZA essere schiavetti di questo o quel potere forte.

    Il "Garante" e' la manifestazione giuridica della politica italiana, su questo nessuno puo', credo, darmi torto.
    Il problema pero' non e' certo il Garante in se, quanto la mentalita' del giornalista, vincolata ai grandi partiti.

    Che si sleghino, questi giornalisti, che trovino nella rete un nuovo punto di partenza, invece di affossarsi su uno stipendio certo, una carriera sicura e la sicurezza di scrivere sotto dettato.
    Sempre.
    non+autenticato

  • > Che si sleghino, questi giornalisti, che trovino
    > nella rete un nuovo punto di partenza, invece di
    > affossarsi su uno stipendio certo, una carriera
    > sicura e la sicurezza di scrivere sotto
    > dettato.
    > Sempre.

    La rete non dà nessuna di queste garanzie e se vuoi una famiglia occorrono lo stipendio certo e la carriera sicura. Deal with it.
    non+autenticato
  • Il Governo ha deciso che vanno allegate fotocopie delle ricette per le deduzioni sanitarie.
    Questo di fatto mette l'Agenzia delle Entrate e il Ministero delle Finanze a conoscenza delle condizioni di salute del contribuente - cosa che direi non gli compete affatto, e le condizioni di salute sono estremamente protette dall'attuale legislazione sulla privacy.
    Senza contare che se più enti possiedono quelle informazioni in caso di "vendita" come è successo di recente con il caso secuirty Telecom, diventa più complesso trovare le fonte.
    Ma a quanto pare il Garante non ha alzato un sopracciglio.
    Poi però appena toccano il politico di turno la sedia comincia a scottare e allora si dà una mossa...
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Il Governo ha deciso che vanno allegate fotocopie
    > delle ricette per le deduzioni
    > sanitarie.
    > Questo di fatto mette l'Agenzia delle Entrate e
    > il Ministero delle Finanze a conoscenza delle
    > condizioni di salute del contribuente - cosa che
    > direi non gli compete affatto, e le condizioni di
    > salute sono estremamente protette dall'attuale
    > legislazione sulla
    > privacy.

    In effetti, andrebbero scorporati i dati di ricetta e spesa da quelli del farmaco prescrittovi.

    Pero' questo prevede ristrutturazione e pianificazione... troppo, per una PAA bocca aperta

    k1
    non+autenticato
  • La tristezza è che questi casini succedono solo quando una casta (quella dei giornalisti) scomoda l'altra (quella dei politici).

    Chi l'ha detto che è lecito pubblicare qualunque cosa? Ma chi sono i giornalisti per potersi permettere, nascondendosi dietro la libertà di informazione, di pubblicare ciò che vogliono? E' evidente la manipolazione delle notizie cui assistiamo quotidianamente, eppure sembra che fin'ora tutto ciò sia stato lecito. Finché i giornalisti aiutano il potere politico nelle sue decisioni creando consenso nascondendo certe notizie rispetto ad altre va bene, altrimenti no.

    Quanto a vallettopoli, poveri italiani come siamo messi male! Ma chissenefrega se a Prodi o a Berlusconi in privato gli piace farsi sodomizzare da una banda di predoni mascherati, basta che quando non sono in privato facciano i miei interessi (cosa che non è) invece di quelli di confindustria, assocommercio e/o della lobby (giornalistica inclusa) di turno.
    non+autenticato
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