Aprire gli occhi contro il controllo globale

di Alfredo Amato - Perché Internet è una rivoluzione? Perché ha sorpreso i potenti con le braghe calate. La rete aggredisce lo status quo e certa politica può finire per preservarlo. A spese di tutti

Roma - La classe dirigente, che si è sempre tenuta al timone, senza mai remare in prima persona, ha ben bene considerato e riflettuto il fenomeno Internet, ed ora punta decisamente a farne il business del millennio. La pletora di vecchi barbagianni che vampireggia questo nostro mondo, che sarebbe tanto più vivibile senza di loro, si prepara ad affondare le unghie ed i denti in questo succulento boccone, in questo smisurato mercato che si allarga a vista d'occhio - ed a perdita d'occhio, se mi consentite il gioco di parole -, con l'unico problema di dividerselo secondo le priorità già prestabilite da tempo.

Coinvolgendo tutto ciò che in internet c'è, e che potrà esserci in futuro: arte e letteratura, ma anche spettacoli, radio, televisione, notizie, documenti, opinioni, foto di famiglia e dati personali (quelli sensibili, ricavati dai continui tracciamenti dei percorsi effettuati in rete da ciascuno; gli altri sono già ordinatamente raccolti in smisurati database, solo virtualmente inaccessibili, ma di fatto violati spesso e volentieri).

Per dei legittimi scopi puramente commerciali, s'intende. In fondo, la politica è solo un corollario dell'economia privata dei nostri gufoni: potrà servirsi di internet, avendone il permesso, concesso di volta in volta per favorire questo o quello, ovvero per oscurare quest'altro o quell'altro.
La strada è già aperta, ed è stata silenziosamente percorsa per un bel tratto: e se noi tutti non ci decidiamo a scendere in piazza, con tutta la nostra rabbia e la nostra disillusione per il sostanziale tradimento subito da chi abbiamo chiamato a rappresentarci (non importa il colore o il gruppo, a questo punto sono tutti coinvolti, nessuno escluso), ed armati della più grande determinazione a far valere il nostro sacrosanto diritto ad essere liberi da condizionamenti e vincoli surrettizi, che ci spingono a comportamenti coatti, come quelli di un gregge guidato dal pastore e dai suoi cani, quella grande terra di conquistata libertà che è la rete si trasformerà in una gabbia nella quale ci ritroveremo tutti prigionieri di volontà altrui, che potranno vessarci a loro piacimento e sfruttarci in una misura che nella storia dell'umanità non si è ancora mai verificata.

Non si tratta di facili allarmismi privi di fondamento. In fondo, se si considera spassionatamente l'andamento dello sviluppo della grande rete, e se ne studino le funzioni già realizzate, se ne riconoscono immediatamente le potenzialità: l'aggregazione spontanea in gruppi omogenei, la creatività e la straordinaria velocità nel raggiungere concretamente gli obbiettivi comuni, il tutto trasversalmente all'organizzazione precostituita in gruppi etnici e nazionali, costituiscono nel loro insieme una fondamentale rivoluzione nel modo di vivere e di confrontarsi del genere umano, che esce dai canoni storici sui quali la società si è basata fino a pochi decenni or sono.

Si assiste alla crisi di una modalità di comportamento, fondata sulla suddivisione spaziale (o geografica) dei gruppi sociali, ben orchestrata e definita, e che permette di governare distintamente i diversi gruppi, col mantenerne la diversità storica, utile a tenerli separati secondo l'antico - ma mai tramontato - principio del divide et impera.

La grande ragnatela di collegamenti, che ogni giorno di più avviluppa il nostro mondo, travalica i confini e le diversità che questi rappresentano e realizza di fatto un'unica super-nazione, in cui le diversità non sono più ancorate fisicamente ad un luogo, ma si individuano negli obbiettivi e nei programmi dei gruppi che si creano spontaneamente per realizzarli, in un andamento corale la cui irregimentazione è difficoltosa, e spesso sfugge al controllo di norme e regolamenti studiati e sperimentati per agire con efficacia entro aree ben definite spazialmente.

L'aggregazione di singoli in gruppi che agiscono di concerto per la realizzazione di propri obbiettivi comuni, travolgendo od ignorando regole pre-esistenti, è sempre stata etichettata con il termine di rivoluzione. Essenzialmente, questo termine non ha un significato particolare, ma definisce solo un cambiamento più veloce, che può spiazzare fino a demolire in modo irreversibile comportamenti ed atteggiamenti stratificati nel tempo precedente: e quindi si pone in netto contrasto con uno stato di cose stabilizzato, che ha garantito fino ad allora una concreta prevedibilità del corso degli avvenimenti che costituiscono lo sviluppo sociale.

Quando un fenomeno rivoluzionario interessa un ambito territoriale ben definito, i comportamenti messi in crisi sono facilmente individuabili e difendibili, permettendo di agire per ripristinare e preservare lo status quo ante in modo sufficientemente razionale da apparire coerente con l'organizzazione sociale preesistente, basata su regole e comportamenti stratificati nel tempo, ed accettati come normali dalla collettività.

Nelle varie epoche si sono avuti rivolgimenti nel modo di concepire i rapporti sociali, a causa di ritrovamenti scientifici, sociali, o etici, che hanno travalicato i confini territoriali delle nazioni, coinvolgendo comunità ben più ampie in mutamenti anche profondi ed in locazioni spaziali diverse, causando un allineamento parziale, a volte solo temporaneo, nei comportamenti di individui appartenenti a gruppi geograficamente separati. Alcune conquiste dell'intelletto umano si sono così diffuse da aggregare popolazioni per altri versi distinte: l'abilità di contare, scrivere, creare musica, di spostarsi più agevolmente nello spazio con l'utilizzo di mezzi artificiali, come carri o barche, di costruire solidi rifugi stabili creando luoghi di aggregazione anche fisica; ma anche la creazione dei supporti di scrittura, e successivamente delle tecniche di riproduzione degli scritti, ne sono esempi significativi.

È da osservare come tutti i ritrovamenti e le scoperte siano divenuti, in tempi brevi, appannaggio della classe dirigente, che se n'è appropriata per regolarne l'utilizzo al fine di trarne una maggiore utilità, adattandolo alle condizioni locali quel tanto che era sufficiente a marcare una differenza tra il gruppo governato e gli altri contigui, per poter in questo modo mantenere il controllo del proprio gruppo. È istruttiva, al proposito, la lettura della Breve Storia del Copyright.

Rivoluzioni come le grandi religioni, o le più importanti scoperte in campo medico, hanno sempre coinvolto una molteplicità di gruppi, non necessariamente contigui, determinando delle situazioni di scarsa governabilità, che è stato necessario affrontare con sapienti aggiustamenti per recuperare la stabilità messa in pericolo, spesso lungo un arco di tempo piuttosto ampio. Nella maggioranza dei casi, è stato necessario assorbire e metabolizzare i cambiamenti apportati dai rivolgimenti verificatisi, con reciproci aggiustamenti tra gli interessi del gruppo al potere e le istanze avanzate dalle novità emerse, per riuscire a riprendere il controllo della governance del gruppo di competenza.

Può anche accadere che una rivoluzione nasca in sordina, e che i suoi primi germogli passino inosservati, senza lasciarne prevedere sviluppi straordinari.
26 Commenti alla Notizia Aprire gli occhi contro il controllo globale
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  • è proprio così. E' dimostrato che dove la pirateria è maggiore le m4j0ur possono farsi più soldi, più seguaci. Cosa farò stasera, ma che bello guardiamoci sto film "rubato", accresciamo la nostra passione e critica cinematografica, e poi cresci e .. %&ZaK!"£ sei il loro migliore c0nsumer troppo asuefatto dalle cose che luccicano. L'unico modo per far conoscere questo mondo è continuare a parlarne, nel bene o nel male. Ora ci stanno scrivendo pure una trama stile signore degli anelli sopra, mentre io vedo solo dei players che si contendono la "preda".

    Fan Linux questa è la strada se vuoi essere un intenditore libero e spensierato del pc

    Fan Windows questo sei vuoi essere imboccato e galvanizzato

    mentre se sei felice di essere normale, e quando arriva sera di semplicemente riposarti dalla giornata, magari leggendo un semplice ma innocuo libro, non devi fare altro che ignorare e non volere conoscere queste lobby, in questo modo le neutralizzi.

    Yo!
    non+autenticato
  • ... cerco di rispondere a tutti.

    Innanzi tutto, grazie di aver avuto la pazienza di leggermi; se poi avete anche data un'occhiata agli scritti linkati, meritate senz'altro una medaglia, per aver digerito quest'immane polpettone!

    'Si però...' ha forse pensato volessi parlare di copyright; ma di ciò ha parlato molto meglio di me Karl Fogel. Per parte mia, ho inteso illustrare solo la contrapposizione che si è delineata tra i comportamenti dei net-cityzens e quelli dei gruppi di potere che li (ci) sfruttano.

    'Cavallo GoIOso', 'cico', 'Arlon' ringraziarvi è un piacere; congraturami per quello che state facendo un dovere!

    ' la S non ci va!' sottoscrivo, naturalmente, in quest'epoca in cui si legge - nelle grammatiche che mettono in mano ai nostri figli - che si dice e SI SCRIVE! "a cui"! (ed anche 'a me mi...' ' ma però', ed altre piacevolezze); però resta il fatto che le corporazioni non sono, e non si comportano, come le lobbies (= parola inglese, se desideri usare la quale, sei pregato di declinarla correttamente).

    'DVD o DVB?' ha perfettamente ragione: l'errore è sfuggito a me, e purtroppo anche al 'proto' (quell'omino che corregge le bozze - con la matita rossa e blu) - ma i lettori di PI hanno compreso egualmente di cosa si trattava: bravi!

    'Scendete pure in piazza...' avresti ragione, se NON continuassi ad agitarmi... ma non ci contare!

    'C'è un'altra soluzione...' vero: una soluzione di acido muriatico, se mai. No, caro amico, talune rivoluzioni sono violente, alcune volte orrendamente sanguinose; ma a molti popoli è stato lasciato un giocattolo molto pericoloso: il voto, che può significare il capovolgimento della sudditanza dei più ai pochi. E ti posso garantire che un movimento, anche solo di qualche centinaio di migliaia di persone, mette una sacrosanta paura ai nostri dipendenti politicanti. La soluzione che proponi - il boicottaggio - troverebbe una risposta molto più fiacca: la risposta che potrai aspettarti sarà "Protestare sì, ma rinunciare a qualcosa che possiedo, questo no, mai!"

    'Gatto Selvaggio' ti ringrazio di esserci: la tua presenza è quasi una garanzia di aver scritto qualcosa che vale la pena leggere. Tutto vero quel che dici: perchè adesso non suggerisci come smuovere le coscienze?

    Cordialmente, a tutti,
    doct.alfridus
  • tutto si muovera' verso il punto d'equilibrio che il sistema, nella sua totalita', trovera' naturalmente...
    non+autenticato
  • "se noi tutti non ci decidiamo a scendere in piazza, con tutta la nostra rabbia e la nostra disillusione per il sostanziale tradimento subito da chi abbiamo chiamato a rappresentarci"

    Tutto vero, ma...

    Sono sceso in piazza. È piena di auto parcheggiate. Da sinistra a destra vedo una chiesa, la sede di un ambulatorio ASL, un'agenzia immobiliare, una facciata in ristrutturazione, un'enoteca. Nessun manifestante. Mi son guardato bene dal tirar fuori il cartello NO DRM che nessuno capirebbe.

    Le scese in piazza bisogna organizzarle. Stabilire data e ora, chiedere l'autorizzazione alla manifestazione, diffondere la notizia, raccogliere prenotazioni, prendere in affitto dei pullmann per portare in loco chi aderisce, regalare a tutti i partecipanti una maglietta, allestire un servizio sicurezza per il corteo, fornire a chi sfila cartelli, striscioni, bandierine.
    In questo modo è possibile portare a Roma o dove altro si intende centomila persone.
    Costerà un pacco di soldi, occorre qualche finanziatore.

    Non basta dire "il giorno tale non facciamo benzina" in una email di santantonio.
  • Quoto.
    Purtroppo se la gente se ne sta seduta davanti al monitor a borbottare e nulla più, non si andrà lontano.
    Ok allora.
    Lunedi prossimo davanti a Montecitorio, ore 12.
    A bocca aperta
    non+autenticato
  • ... e come leggo da un post precedente, non sono il solo a pensarla così.

    L'intelletto umano.
    Signori ... la tecnologia, finora, è stata un divertimento per alcuni: comprarsi un pc, smanettarci, configurare, installare un sistema nuovo, giocarci (magari col gioco prestato dall'amico), vedere dvd in salotto con gli amici, ascoltare musica o navigare su internet.

    Se questo divertimento diventa troppo costoso, frustrante (=ogni cosa è blindata da qualcuno e se sgarri ti "arrestano"), inutile a soddisfare una qualsivoglia esigenza ... beh ... credo (SPERO!!) che l'intelletto umano avrà la meglio e deciderà che la tecnologia che si sono creati a noi non interessa più e possono tenersela.

    Quanto a chi si fa lobotomizzare e vuole sottostarvi (vedi trasmissioni tv deficenti o suonerie per i cellulari da scaricare a x€ al giorno) ... beh ... peggio per lui.

    Non credo che la tecnologia sia VERAMENTE indispensabile e se proprio la rendono "antipatica" spero vivamente che la gente prenda coscienza e gliela lasci.

    Questa sì che sarebbe una bella batosta per i grandi monopolisti, in quanto gli investimenti non verrebbero coperti dai guadagni e ci sarebbe un eventuale crack.

    M.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Se questo divertimento diventa troppo costoso,
    > frustrante (=ogni cosa è blindata da qualcuno e
    > se sgarri ti "arrestano"), inutile a soddisfare
    > una qualsivoglia esigenza ... beh ... credo
    > (SPERO!!) che l'intelletto umano avrà la meglio e
    > deciderà che la tecnologia che si sono creati a
    > noi non interessa più e possono tenersela.

    dimentichi i giovani...

    > Quanto a chi si fa lobotomizzare e vuole
    > sottostarvi (vedi trasmissioni tv deficenti o
    > suonerie per i cellulari da scaricare a x€ al
    > giorno) ... beh ... peggio per lui.

    i giovani vengono lobotomizzati sistematicamente a partire dalla tenera infanzia, i vecchi babbioni come noi sono già quasi finiti come potenziali consumatori perché in grado di esercitare più spirito critico
    non+autenticato
  • l'unico uomo di cui mi fido e' beppe grillo non e' la classe dirigene che ci guida-che sono tutti dei figli di puttana
    gente di merda strapagata- con le le tasse che ci fanno pagare-non esiste piu' la destra,il centro o la sinistra-tutti parassiti-raccomandati-corrotti. DEI LADRI-e' ora di dire
    "reset"ci hanno preso per il culo per troppo tempo adesso -basta dei vari d'alema,bruno vespa,la loggia,berlusconi ,prodi,sircana,casini,v.feltri.g.ferrarara-adesso basta
    non guardate piu' la televisione,non comprate piu' un giornale-non comprate piu' una partita --CERCHIAMO DI STARE VICINO A BEPPE GRILLO-IN QUALSIASI MODO-CERCHIAMO DI CAPIRE
    COME RIPRENDERCI L'ITALIA DEI NOSTRI NONNI-DI QUELLI CHE HANNO FATTO LA GUERRA-HANNO VISTO LA FAME,LA MISERIA-IL DOLORE-E HANNO AMATO VERAMENTE-VIVA LITALIA
    non+autenticato
  • Non serve a niente. Le decisioni sono già state prese, il denaro che doveva passare di mano è passato di mano.
    non+autenticato
  • Piu' che scendere in piazza, ragionate qunado comprate, pensate a chi finanziate e, nel caso, non comprato.
    Comunque fatto il DRM trovato l'inganno...
    I pirati sono e rimarranno vivi (al massimo sposteranno tutti i server in cina)...
    non+autenticato
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