Napster, si chiude la querelle EMI vs. Bertelsmann

I due colossi dell'intrattenimento decidono di venire a patti dopo anni di conflitto sul supporto all'epoca offerto da Bertelsmann al moribondo servizio di file sharing

Roma - Era a caccia di nuovi modelli di business il colosso tedesco Bertelsmann quando nel maggio del 2002 decise di acquisire quote nel primo Napster, il servizio di file sharing distrutto dalla prima grande battaglia legale delle major contro i servizi di condivisione di musica. Un'attenzione alle nuove potenzialità della rete che costò a Bertelsmann denunce da parte delle sue "omologhe" EMI e Universal. Una querelle che ora si è conclusa.

In una nota, EMI Group ha fatto sapere di aver raggiunto un accordo con Bertelsmann, un'intesa che di fatto cancella la denuncia di EMI. Come spesso avviene in questo genere di intese, nessuno ha sbagliato: EMI è contenta così e Bertelsmann evita di dover dire pubblicamente se è stata o meno responsabile di una qualche violazione del diritto d'autore ai danni di EMI.

Nella nota Eric Nicoli, CEO di EMI Group, spiega che "ora possiamo metterci alle spalle questo problema e continuare a lavorare per lo sviluppo di nuovi modelli di distribuzione musicale legittimi".
Bertelsmann aveva già chiuso il problema con Universal quando lo scorso settembre la mamma di quest'ultima, Vivendi, aveva acquisito le quote di Bertelsmann in BMG.

Va anche detto che per poter effettivamente mettere una pietra sopra ad un caso giudiziario che ha sollevato l'attenzione di molti in questi anni, Bertelsmann dovrà trovare il modo di venire a patti anche con una serie di etichette indipendenti, anch'esse partite lancia in resta sul piano legale quando il colosso entrò nel capitale di Napster.
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