Le biblioteche italiane scoprono Skype

Punto Informatico investiga sul fenomeno, partendo dall'esperienza di Empoli. Il celebre software VoIP non solo consente di risparmiare, ma apre a un dialogo del tutto nuovo con gli utenti della biblioteca, e velocizza le procedure

Roma - Incrementare la soddisfazione dell'utenza, ridurre i tempi di fornitura del servizio e risparmiare denaro: alla biblioteca "Renato Fucini" di Empoli hanno ottenuto la quadratura del cerchio, realizzando i tre obiettivi cardine della Pubblica Amministrazione. E lo hanno fatto attraverso l'adozione della tecnologia Skype per migliorare le comunicazioni interne alla struttura e con gli utenti del servizio. "È il modo migliore per evitare lunghe attese in compagnia della segreteria telefonica e alleggerire la bolletta del Comune", scherza ma neanche troppo Maria Stella Rasetti, 46enne direttrice della biblioteca, con una laurea alla Normale di Pisa e una passione per le tecnologie che l'ha portata ad aprire un proprio spazio sul Web per condividere la passione per i libri e la cultura.

Punto Informatico: Com'è nata l'idea di utilizzare Skype in biblioteca?
Maria Stella Rasetti: Si è trattato di un "reato" al contrario: interesse pubblico in atti privati. A inizio anno un mio collega mi ha parlato con entusiasmo del programma che utilizzava in casa e mi ha invitato a sperimentarlo in biblioteca. È stata una folgorazione: dopo i primi tentativi, abbiamo capito che poteva avere un effetto dirompente sulla nostra capacità di comunicazione con gli utenti e per far fronte alle ristrettezze di bilancio tipiche della Pubblica Amministrazione. Per qualche giorno lo abbiamo sperimentato, dedicando ore del tempo libero alla messa a punto della comunicazione, quindi siamo partiti a pieno regime. È il classico esempio di una passione nata nel tempo libero e trasformatasi in una strategia di lavoro.

PI: È possibile fare un primo bilancio a tre mesi dall'avvio dell'iniziativa?
MSR: Il tempo trascorso è troppo breve per fornire delle cifre sui risparmi ottenuti. Di certo ogni giorno riceviamo e facciamo decine di telefonate a costo zero con altri utenti Skype. Non solo: abbiamo adottato il programma anche per uso interno. La videochiamata consente di scambiarci informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori in agenda praticamente in tempo reale, con una resa migliore rispetto alla cornetta.
PI: Quanto denaro si può risparmiare con Skype?
MSR: Per ora siamo posizionati su piccole cifre, comunque registriamo un chiaro trend di crescita. Difficile pensare che il risparmio economico derivante dall'uso di questo nuovo mezzo possa raggiungere una massa critica tale da richiedere un vero e proprio cambiamento delle voci di bilancio, tuttavia qualsiasi risparmio è il benvenuto perchè consente di destinare le risorse ad altre necessità della struttura.

PI: Come incide Skype sulla componente tempo? Il programma, infatti, è spesso considerato un'arma a doppio taglio: il miglioramento dell'efficienza e il risparmio dei costi rispetto alla cornetta potrebbe spingere a conversazioni più lunghe
MSR: Nel nostro caso il responso è stato largamente positivo, soprattutto dal lato utente. Infatti la chat richiede una risposta immediata, un sì e no al volo, senza logoranti tempi di attesa con la segreteria attivata. È un passo avanti importante per chi si trova dall'altro lato della cornetta.

PI: Cosa non si può fare con Skype?
MSR: Non si possono fornire i servizi più complessi. Ad esempio non si può costruire attraverso la videochiamata un percorso bibliografico tagliato sui gusti dell'utente. Tuttavia, per queste necessità ci sono altri canali. Possono bastare pochi secondi per prendere un appuntamento, definire tempi e modalità di una consulenza, fornire informazioni su alcune caratteristiche del servizio, per poi magari rimandare l'approfondimento alla posta elettronica o a un incontro in sede. Utilizziamo un sistema di comunicazione integrata che prevede anche sms, newsletter via email e servizi di reference on line attraverso i form web. Presto attiveremo anche un blog per il nostro gruppo di lettura.

PI: Avete provato a delineare un profilo dell'utente tipo che si rivolge a voi con questo strumento?
MSR: Abbiamo a che fare con un'utenza molto differenziata, sia per fasce d'età, sia per attitudini e abitudini con le nuove tecnologie, e quindi dobbiamo sempre giocare su tavoli diversi, offrendo una gamma il più possibile ampia di opzioni, anche sul fronte tecnologico. Per il momento, prevalgono gli utenti giovani, ma non giovanissimi, che già disponevano di un account Skype. Negli ultimi giorni, invece, abbiamo registrato molti casi di persone che, leggendo le informazioni su questo nuovo servizio, hanno chiesto notizie sul programma con l'obiettivo di adottarlo: insomma, in qualche modo le abbiamo indotte in tentazione!

PI: Ci sta delineando uno scenario fatto solo di rose e fiori. Davvero in ufficio nessuno ha riscontrato problemi nel passaggio alla tecnologia, non ci sono state riserve o resistenze?
MSR: Il cambiamento più importante riguarda il linguaggio.
Usando Skype, non si può certo dire "la signoria vostra è pregata di restituire il volume in oggetto", come si diceva un tempo. È tutto più familiare, semplice e veloce e il nostro impegno è diretto ad assecondare questa evoluzione. Un nostro utente ci ha scritto: "C6x1 libro?", perché voleva sapere se eravamo aperti in quel momento. Abbiamo risposto "certo che sì" e abbiamo aggiunto un bello smile. Un passo in avanti importante per una struttura che non vuole essere un mero deposito di libri o un museo di cose preziose, ma un luogo di produzione e scambio di idee, attraverso libri e altri media.

PI: Esistono altre biblioteche in Italia che fanno uso di Skype?
MSR: Ne abbiamo censite un'ottantina circa a fine marzo. Un numero di gran lunga superiore rispetto a paesi tecnologicamente più avanzati come Stati Uniti e Inghilterra, ma sugli stessi livelli di Spagna e Portogallo. Non abbiamo fatto rilevazioni scientifiche in merito, ma la sensazione che ricaviamo è di un'adozione diffusa dello strumento nei paesi in cui le risorse per le biblioteche sono più limitate: è il caso dell'Italia, ma anche dei paesi da poco entrati a far parte dell'Unione Europea. Per restare al nostro paese, gli account sono diffusi soprattutto tra le biblioteche piccole e medio-piccole.

PI: Solo una risposta alla limitatezza delle risorse?
MSR: Non è solo questo. Le biblioteche più piccole possono contare anche su una maggiore libertà di manovra. Comunque, stiamo monitorando il fenomeno attraverso uno scambio di impressioni, esperienze e consigli. Presto potrebbe nascere un coordinamento delle biblioteche italiane su Skype.

PI: Un'ultima cosa: qual è l'account al quale gli utenti possono contattarvi?
MSR: Semplice: direzione.biblioteca.empoli

a cura di Luigi dell'Olio
74 Commenti alla Notizia Le biblioteche italiane scoprono Skype
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  • mentre fate tante chiacchiere, perloppiù critiche, pensate che c'è gente che lavora!
    Se volete fare i fenomeni preponete alla povera direttrice una consulenza gratuita.
    Per quanto riguarda Skype io lo uso con notevole profitto in azienda da più di un anno. Nella mia LAN ci sono 50 postazioni che condividono un unica connessione internete forniamo vari servizi web anche all'esterno. Vi posso assicurare che l'occupazione di banda è irrisoria e comunque può essere controllata utilizzando "Skype For Business". Trovo che cedere una parte della mia banda, che comunque pago anche quando non l'utilizzo, sia un prezzo più che adeguato per il servizio fornito.
    Per quanto riguarda il fatto che non sia open vorrei dire cha vale anche per Windows e Office, che però si pagano profumatamente e non sono certo facili da installare.
    non+autenticato

  • > Per quanto riguarda il fatto che non sia open
    > vorrei dire cha vale anche per Windows e Office

    e infatti una PA o una biblioteca che invii o pubblichi materiale esclusivamente in formato proprietario non è un grande esempio.

    Ricordo che ciò che interessa maggiormente è il protocollo, il formato.

    Usare windows o office non è di per sé un male (a parte il costo scaricato sul contribuente)... è un cattivo servizio se si pubblica solo in formato chiuso e proprietario (e, per inciso, inidoneo alla conservazione).
    non+autenticato
  • - Scritto da:
    > e infatti una PA o una biblioteca che invii o
    > pubblichi materiale esclusivamente in formato
    > proprietario non è un grande
    > esempio.
    >
    > Ricordo che ciò che interessa maggiormente è il
    > protocollo, il
    > formato.
    >
    > Usare windows o office non è di per sé un male (a
    > parte il costo scaricato sul contribuente)... è
    > un cattivo servizio se si pubblica solo in
    > formato chiuso e proprietario (e, per inciso,
    > inidoneo alla
    > conservazione).

    Certo! Tant'è che un documento in formato .doc lo riescono ad aprire quasi tutti (diciamo un... 95%?) mentre un file .odf il solito 95% non sa nemmeno cosa sia.

    Fai un po' tu...
    non+autenticato

  • >
    > Certo! Tant'è che un documento in formato .doc lo
    > riescono ad aprire quasi tutti (diciamo un...
    > 95%?) mentre un file .odf il solito 95% non sa
    > nemmeno cosa sia.

    A parte che, se tu sapessi leggere, ho scritto *pubblicare esclusivamente in formato proprietario*. Che è piuttosto differente da "pubblicare esclusivamente in odf"-

    Se è per questo il .doc lo può leggere anche chi usa (ben più del 5%, come PA si è intorno al 30 a secondo della regione) openoffice.

    Il punto è che uno PA e, a mio avviso una biblioteca, dovrebbero pubblicare anche (lo sottolineo perché mi sembra che la comprensione ti risulti ardua) in un formato standard, sia esso odf, txt, html, xml, o PDF/A

    Questo anche per motivi di conservazione
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > > Certo! Tant'è che un documento in formato .doc
    > lo
    > > riescono ad aprire quasi tutti (diciamo un...
    > > 95%?) mentre un file .odf il solito 95% non sa
    > > nemmeno cosa sia.
    >
    > A parte che, se tu sapessi leggere, ho scritto
    > *pubblicare esclusivamente in formato
    > proprietario*. Che è piuttosto differente da
    > "pubblicare esclusivamente in
    > odf"-

    Dicendo ".odf" volevo semplicemente fare un esempio. Cambia .odf con un altro formato, se l' .odf non ti garba...
    Contrariamente a quanto pensi, so leggere (ti senti sotto attacco e passi all'offesa personale?) ed è proprio per questo che ho fatto un esempio di paragone fra formati.
    Dicendo "esclusivamente", allora, volendo essere precisi, tu intendi che le PA dovrebbero pubblicare i loro file (prendiamo sempre come esempio i documenti semplici) in diversi formati. Quindi, nel caso della biblioteca di Empoli (che fino a prova contraria mi sembra sia l'argomento di discussione di questo forum relativo alla notizia), dovrebbero pubblicare l'elenco dei giorni di festività (è un esempio) in formato:
    .doc
    .txt
    .odf
    .pdf
    .html
    .xls
    .xml
    .flv
    . ...
    Mmm... non mi sembra conveniente.

    > Se è per questo il .doc lo può leggere anche chi
    > usa (ben più del 5%, come PA si è intorno al 30 a
    > secondo della regione)
    > openoffice.

    Appunto! Quindi c'è molta più gente che può leggere il formato .doc, seppur proprietario.

    > Il punto è che uno PA e, a mio avviso una
    > biblioteca, dovrebbero pubblicare anche
    > (lo sottolineo perché mi sembra che la
    > comprensione ti risulti ardua)
    > in un formato
    > standard, sia esso odf, txt, html, xml, o
    > PDF/A

    Ecco, appunto, sia esso... cosa? Ognuno vorrà il suo: perchè .pdf sì e .txt no?(è un esempio - mi metterò a sottolinearlo anche io, visto che mi sei saltato addosso perchè ho menzionato .doc e .odf...)

    > Questo anche per motivi di conservazione
    non+autenticato

  • > Quindi, nel caso della biblioteca di Empoli (che
    > fino a prova contraria mi sembra sia l'argomento
    > di discussione di questo forum relativo alla
    > notizia), dovrebbero pubblicare l'elenco dei
    > giorni di festività (è un esempio) in
    > formato:
    > .doc
    > .txt
    > .odf
    > .pdf
    > .html
    > .xls
    > .xml
    > .flv
    > . ...
    > Mmm... non mi sembra conveniente.

    basta un (1 uno, one etc) formato standard (a scelta loro txt, html, PDF/A sono sufficientemente multipiattaforma), se vogliono possono anche pubblicare un .doc...il primo è essensiale, il secondo non fa male, ma da solo non sufficit



    >
    > Ecco, appunto, sia esso... cosa? Ognuno vorrà il
    > suo: perchè .pdf sì e .txt no?(è un esempio - mi
    > metterò a sottolinearlo anche io, visto che mi
    > sei saltato addosso perchè ho menzionato .doc e
    > .odf...)

    A scelta loro, basta che sia un formato standard e, possibilmente, adeguato alla conservazione (ps PDF/A che è standard)
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Certo! Tant'è che un documento in formato .doc lo
    > riescono ad aprire quasi tutti (diciamo un...
    > 95%?) mentre un file .odf il solito 95% non sa
    > nemmeno cosa sia.
    >
    >
    > Fai un po' tu...

    Il .doc è diventato il formato più diffuso solo perché un sacco di gente usa Ms Office piratato.
    non+autenticato
  • - Scritto da:
    > Il .doc è diventato il formato più diffuso solo
    > perché un sacco di gente usa Ms Office
    > piratato.

    E questo che c'entra? Piratato sì o no, .doc rimane il più diffuso.
    Non si stava discutendo sul perchè .doc sia più diffuso che .abcdef
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Piratato sì o no, .doc
    > rimane il più
    > diffuso.

    Massì hai ragione freghiamocene! E' il più diffuso perbacco! E del resto che ce ne frega... E' così che ragiona l'italiota moderno.
    non+autenticato
  • - Scritto da:

    > Certo! Tant'è che un documento in formato .doc
    > lo riescono ad aprire quasi tutti (diciamo
    > un... 95%?) mentre un file .odf il solito 95%
    > non sa nemmeno cosa sia.
    > Fai un po' tu...

    Il SP2 di office 2003 rende incompatibile i .doc con chi non ha la patch.

    I .doc salvati con 2003 non si possono leggere gli office precedenti.

    Quindi se mi dici che un 80% di gente riesce ad aprirle mi devi anche specificare di che verione di office stai parlando, perche' sono tutte incompatibili tra loro.
    non+autenticato
  • - Scritto da:
    > Il SP2 di office 2003 rende incompatibile i .doc
    > con chi non ha la
    > patch.
    >
    > I .doc salvati con 2003 non si possono leggere
    > gli office
    > precedenti.
    >
    > Quindi se mi dici che un 80% di gente riesce ad
    > aprirle mi devi anche specificare di che verione
    > di office stai parlando, perche' sono tutte
    > incompatibili tra
    > loro.

    C'è un'opzione, si chiama "salvataggio in modalità compatibile".
    Se guardi nel menu a tendina di Word (o altra applicazione Office), troverai la possibilità di salvare i file in modalità compatibile.
    Ovvio che se nel documento ci inseriamo la cornicetta, l'immagine con tutti gli effetti di Word, le macro compatibili solo con Office 2003, il file viene salvato come "compatibile solo a metà".
    Però, cerchiamo di essere onesti: quanta gente
    usa le macro (è un esempio, eh!) nei documenti?

    Suvvia, bisogna pensare a quello che fa la gente comune, un utente medio del pc.
    Non tutti sono geek che hanno bisogno di funzioni così sofisticate...
    non+autenticato
  • Rasetti ha ottime capacita' di comunicazione e la sua creativita' e' nota tra i bibliotecari italiani. Skype, c'e' bisogno di dirlo?, fa strage di cuori ovunque nel Mondo - almeno ancora per un po'. Tutti ci siamo innamorati di Skype, a cominciare da Beppe Grillo. Dunque, in un clima di quaresima, la notizia e' di quelle che solleticano il buon umore dei bibliotecari e... li preparano alla sopresa dell'uovo di Pasqua. Auguro a tutti i bibliotecari italiani innamorati di Skype la felicita' di poter investigare e di esibire "il fenomeno Skype in biblioteca" come una sorpresa meravigliosa, a partire dalla esperienza di una biblioteca comunale di una cittadina vivace di circa 50.000 abitanti come e' Empoli.

    Ma... attenzione, perche' Rasetti potrebbe anche aver toccato, per dirla alla Beppe Grillo, il famoso... tronchetto dell'infelicita' ed esserne rimasta momentaneamente stregata Occhiolino
    (http://www.beppegrillo.it/2007/03/il_nano_tronche....)

    Divertirsi va bene - certamente - e senza divertirsi non si fa innovazione nei servizi, non saremmo capaci di innamorarci e di trovare nuovi utenti/clienti. Ma bisogna anche avere il senso della realta', della nostra realta', e il coraggio di intraprendere un percorso di cambiamento e innovazione che non sia fatto solo di "flash" e di suonerie ma anche e soprattutto di ragionamenti organizzativi e di cambiamenti persistenti nelle prassi e nel modo di relazionarsi con il pubblico abituale delle biblioteche.

    Quante volte siete andati in una biblioteca pubblica?

    E' chiaro che non si puo' risolvere il dramma della non utenza italiana delle biblioteche pubbliche senza un progetto, senza una visione del futuro indipendente dal canale di comunicazione e dal mezzo tecnologico che usiamo - che oggi e' X e domani, prima di quanto possiamo immaginare, sara' Y.

    E' chiaro che iniziative come questa smuovano tra i colleghi bibliotecari, soprattutto i piu' giovani,   grande attenzione (e persino invidia!) per la visibilita' personale e istituzionale ottenuta da chi le promuove, in fin dei conti, con cosi' poco sforzo...

    Vedete... che cosa ci vuole a fare "reference in biblioteca" o "innovazione nei servizi al pubblico" o "information literacy" o "educazione dell'utente" o "informazioni su richiesta", ecc. ecc.? Da anni ci tormentano con queste cose, i colleghi americani. E invece...
    Basta scaricare Skype, ed e' fatta! Altro che fare corsi di aggiornamento, e progetti, e studiare, scrivere, e pensare, e analizzare, e classificare, e contare e ricontare negoziando con gli amministratori, le commissioni di gestione ecc. ecc.... che 2palle! perche' tutta questa fatica, se basta solo...telefonare?!? Mettiamo Skype in biblioteca, et voila'! Punto Informatico ci intervistera' e tutta la rete a correr con noi sul fil di Skype verra'... trallalla'.

    MA la realta' non e' cosi'.
    Le nostre biblioteche pubbliche sono molto arretrate e devono recuperare terreno su aspetti strutturali, per cui di Skype non ce ne facciamo nulla.

    In Italia la domanda di servizi di informazione e documentazione nelle biblioteche e' sottosviluppata (solo il 10% della popolazione le usa). Molti paesi africani ci superano! Per fortuna, la realta' comprende anche dozzine di bibliotecari che lavorano in molte regioni e da anni per trasmettere della biblioteca in presenza o a distanza l'idea che sia un luogo dove si trovano risposte a qualsiasi problema di conoscenza e informazione, sia per motivi di studio che di lavoro, perche' qualcuno si e' organizzato allo scopo!

    Questi bibliotecari cercano di   organizzare e gestire i servizi al pubblico, i servizi di informazione e di reference in vario modo, anche negli ambienti digitali oltre che in presenza (vedi la mia Mappa con esempi a http://www.pantarei.it/mapparol/), ma sempre con risorse congrue e in modo adeguato alla domanda individuata all'interno del proprio "bacino d'utenza" istituzionale, quello che motiva in definitiva il fatto che la biblioteca pubblica e' un costo per la collettivita' locale, non una agenzia di PR!

    Bisogna insomma divertirsi aumentando la produttivita' in rapporto alla propria natura e missione, producendo innovazioni che siano persistenti e sostenibili nel tempo: cio' richiede qualcosa di piu' che Skype, a mio parere, anche ammesso di avere risolti i problemi di sicurezza software che ho visto giustamente citati nel forum e che anche a mio avviso sono notevolissimi specie nelle biblioteche che condividono la rete degli enti di appartenenza (comuni, universita').

    Conviene concentrarsi forse, principalmente, su come promuovere ad esempio il "reference telefonico", trovare utenti, CONTARLI, e poi con il "tesoretto" di un servizio realmente avviato con quel che c'era, con i "poveri" mezzi attualmente a disposizione, si puo' andare a battere cassa dagli amministratori e introdurre sperimentazioni e innovazioni a livello piu' tecnologico - se cio' serve a raggiungere meglio il proprio target o a raggiungere un nuovo gruppo di utenti.

    Lo spontaneismo e l'improvvisazione non servono! E se non vi ho convinti, almeno provate per favore a mettere a confronto due strategie, nella stessa biblioteca: un bibliotecario va a cercare clienti su Skype. L'altro va porta a porta nei quartieri del comune e lascia un biglietto da visita con l'indirizzo email e il numero di telefono della biblioteca, invitando a mettersi in contatto con voi per qualsiasi richiesta di libri, giornali, periodici o ricerche su internet nel modo in cui l'utente preferisce, sia esso internet, il telefono o la visita alla sede della biblioteca. A fine anno contate chi ha fatto piu' utenti iscritti alla biblioteca. Questo e' un percorso di cambiamento e di marketing serio per una biblioteca comunale, perche' a fine anno dovrete prendere atto dei risultati che avete raggiunto. Rispondere al primo che vi telefona via Skype, spessissimo, non serve a nulla.

    Forza Maria Stella, dai una bella sterzata alla tua idea di "Skype in biblioteca", fai un vero progetto di information literacy o vedi come organizzare meglio il reference della tua biblioteca!

    In bocca al lupo e... occhio al tronchetto!!!

    Brunella Longo
    http://www.brunellalongo.it
    non+autenticato
  • Qualche precisazione è d'obbligo: ovviamente l'avvio del canale di comunicazione Skype non è da considerarsi un giochino isolato, tanto per divertirsi, ma è un piccolo, piccolissimo tassello di un percorso complessivo, fatto - nel nostro caso specifico - di una politica di comunicazione con l'utente e con il non utente che parte dalla Politica della qualità (siamo una biblioteca certificata ISO 9001), e che prevede un investimento non casuale sul fronte dell'istruzione all'utenza, della didattica della biblioteca, del marketing e della promozione. Certo, facciamo quello che possiamo, con gli strumenti e le risorse che abbiamo, facendo i conti con i nostri limiti intellettuali e personali.
    La logica che sta dietro - del tutto discutibile, mi rendo conto - è quello di differenziare, offrire alternative, predisporre varianti, in modo tale da fare match con esigenze sempre più differenziate. Ci riusciamo? A volte sì, a volte no. Alla progettazione dei servizi affianchiamo a volte la navigazione a vista: non si nasce imparati, o almeno noi a Empoli non abbiamo né ricette pronte per l'uso. La comunicazione via Skype non cambierà la nostra biblioteca, una piccola catena di montaggio che produce 100.000 prestiti l'anno, un centinaio di visite guidate, migliaia di transazioni di reference, centinaia di presenze al giorno, e si balocca con vetrine novità, percorsi bibliografici, un gruppo di lettura, la bancarella dei libri in vendita, il bookcrossing, le aperture domenicali, gli incontri con gli autori, le offerte speciali, una newsletter via e-mail, un sito web regolarmente aggiornato... insomma, annoiare non ci annoiamo. Non andiamo di porta in porta a cercare gli utenti, ma qualche punto prestito esterno non ci manca. Una volta lo abbiamo fatto in una gelateria. Adesso lo abbiamo in una casa di riposo per anziani e nelle scuole. Facciamo del nostro meglio, e i suggerimenti e le critiche di tutti sono sempre i benvenuti. Skype è una goccia nel mare, una piccola goccia. Ma non è una goccia casuale.
  • E che cavolo ..
    qui siete tutti ingegneri mi sa ... a volte sapete ci vuole pure un pò di praticità.
    E poi, c'è una ragazza che di suo sta cercando di migliorare comunque un servizio pubblico.
    Anche se è SICURAMENTE migliorabile ... un cacchio di piccolo plauso no??

    E' possibile che qualsiasi cosa uno faccia, come la fa la fa, ci stanno 200 persone che gli dicono che poteva farla meglio?

    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > E che cavolo ..
    > qui siete tutti ingegneri mi sa ... a volte
    > sapete ci vuole pure un pò di
    > praticità.
    > E poi, c'è una ragazza che di suo sta cercando di
    > migliorare comunque un servizio
    > pubblico.
    > Anche se è SICURAMENTE migliorabile ... un
    > cacchio di piccolo plauso
    > no??
    >
    > E' possibile che qualsiasi cosa uno faccia, come
    > la fa la fa, ci stanno 200 persone che gli dicono
    > che poteva farla
    > meglio?
    >

    quoto
    non+autenticato
  • Salve a tutti,
    vorrei approfittare di questa notizia con qualche domanda su skype sulle quali non ho trovato risposte:

    - posso obbligarlo a fargli utilizzare una porta in USCITA? (skype fa un casino in rete mostruoso, se trova bloccato alla fine utilizza la 80 o la 443 o altre conosciute, ma io ho un proxy che filtra le destinazioni oltre che le porte, se lo faccio uscire con 80 comunque verrei bloccato)

    - è stato rilasciato il pacchetto msi da qualche tempo, è possibile personalizzare l'installazione con un file di configurazione in modo che non chieda nulla agli utenti?

    - se Skype viene utilizzato in rete locale c'è modo di non fargli fare traffico verso l'esterno?

    se anche voi vi siete ritrovati con questi problemi fatemi sapere, grazie
    non+autenticato
  • aggiungo una domanda...

    è possibile limitare l'enorme traffico in upload che genera questo programma? magari abbassando la qualità audio delle conversazioni?
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > aggiungo una domanda...
    >
    > è possibile limitare l'enorme traffico in upload
    > che genera questo programma? magari abbassando la
    > qualità audio delle
    > conversazioni?


    Tutti esperti in questi forum... poi quando si fa una domanda un pò più tecnica nessuno sa rispondere.... va bhe arrangiamoci
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > - Scritto da:
    > > aggiungo una domanda...
    > >
    > > è possibile limitare l'enorme traffico in upload
    > > che genera questo programma? magari abbassando
    > la
    > > qualità audio delle
    > > conversazioni?
    >
    >
    > Tutti esperti in questi forum... poi quando si fa
    > una domanda un pò più tecnica nessuno sa
    > rispondere.... va bhe
    > arrangiamoci

    e che stress...a casa ho 3 pc connessi con una 4mbit ridicola (tele2) e skype non fa che ammazzarmi la linea con il suo up variabile da 10k a 20k...=_=
    non+autenticato
  • Dall'articolo si evince che i responsabili tecnici delle strutture informatiche del Comune non sono stati coinvolti (non vengono menzionati nell'articolo) e risultano evidenti i seguenti fatti:

    1. La bibliotecaria ha installato skype sul proprio pc di lavoro su suggerimento di un collega che lo utilizzava a casa. Allora la bibliotecaria utilizza il pc di lavoro con diritti di amministratore? Spero proprio di no sarebbe una follia in termini di sicurezza, soprattutto se ci naviga!

    2. La bibliotecaria ha iniziato ad utilizzare skype da subito. Allora il traffico verso l'esterno non è filtrato? Altra follia in termini di sicurezza.

    3. (Mi ripeto) Nessun tecnico informatico viene menzionato. Allora la bibliotecaria ha configurato skype da sola, ha analizzato il traffico che genera e la relativa occupazione di banda che viene sottratta ad altri servizi/utenti della rete, generando un costo occulto in termini di disponibilità e gestione delle risorse. Se poi la tariffazione della linea Internet non è flat ma a consumo allor ail costo non è più neanche occulto.

    A mio giudizio questi signori hanno affrontato la questione in maniera molto superficiale e l'autore dell'articolo è stato talmente preso dall'entusiasmo della notizia che non ha rilevato i fattori negativi.

    non+autenticato
  • Ma la vogliamo finire con questa storia della sicurezza...
    Ma quante intrusioni informatiche pensate che si verifichino ogni giorno?
    Ma pensate proprio che ci siano sfanccendati di tutto il mondo sempre pronti a voler conoscere i dati "sensibilissimi" del pc di un dipendente pubblico?
    Ma pensate che un dipendete pubblico (io non sono un dipendente pubblico) non sia proprio capace di installare un antivirus, un antispyware e un firewall? Ormai lo insegnano alle elementari, prima di italiano e dopo educazione fisica.


    Ormai la scusa della sicurezza mi sembra un po' l'ultima spiaggia.
    E' il farfugliare qualcosa impotenti al mondo che va avanti alla facciaccia vostra, non sapete cosa dire e allora tirate fuori i problemi di sicurezza...
    oltre ad essere il modo piu' "alla moda" per mungere soldi alla pubblica amministrazione.
    "cara pubblica amministrazione, hai bisogno di essere sicura, e quindi ci penso io a fare tutto il possibile. Dammi solo tutti i soldini che hai a disposizione. Non potrai piu' lavorare, ma questo poco importa. " ... degno del gatto e la volpe...


    Complimenti alla biblioteca di Empoli che è andata al sodo. Ha usato uno strumento (quello piu' semplice ed immediato) per dare un servizio.
    Cosi' dovrebbero funzionare le cose, in un'italia normale.

    penelope
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Ma la vogliamo finire con questa storia della
    > sicurezza...
    >
    > Ma quante intrusioni informatiche pensate che si
    > verifichino ogni giorno?
    >
    > Ma pensate proprio che ci siano sfanccendati di
    > tutto il mondo sempre pronti a voler conoscere i
    > dati "sensibilissimi" del pc di un dipendente
    > pubblico?
    > Ma pensate che un dipendete pubblico (io non sono
    > un dipendente pubblico) non sia proprio capace di
    > installare un antivirus, un antispyware e un
    > firewall? Ormai lo insegnano alle elementari,
    > prima di italiano e dopo educazione fisica.
    >
    >
    >
    > Ormai la scusa della sicurezza mi sembra un po'
    > l'ultima
    > spiaggia.
    > E' il farfugliare qualcosa impotenti al mondo che
    > va avanti alla facciaccia vostra, non sapete cosa
    > dire e allora tirate fuori i problemi di
    > sicurezza...
    >
    > oltre ad essere il modo piu' "alla moda" per
    > mungere soldi alla pubblica
    > amministrazione.
    > "cara pubblica amministrazione, hai bisogno di
    > essere sicura, e quindi ci penso io a fare tutto
    > il possibile. Dammi solo tutti i soldini che hai
    > a disposizione. Non potrai piu' lavorare, ma
    > questo poco importa. " ... degno del gatto e la
    > volpe...
    >
    >
    > Complimenti alla biblioteca di Empoli che è
    > andata al sodo. Ha usato uno strumento (quello
    > piu' semplice ed immediato) per dare un
    > servizio.
    > Cosi' dovrebbero funzionare le cose, in un'italia
    > normale.
    >
    > penelope


    La sicurezza è un obbligo morale e soprattutto normativo imposto dalla legislazione vigente.
    A fronte di attacchi che possono portare non solo alla sottrazione di dati ma alla anche loro perdita, chi se la prende la responsabilità morale, civile e penale? Se disposta a prendertela te, cara penelope?
    non+autenticato
  • Ma che barba.
    Apparte che non quoti.
    Ma poi parti da ipotesi tutte da verificare. Di come sia organizzata la sicurezza in quella biblioteca sai poco o nulla. Di quali siano i dati sensibili conservati sui PC che fanno girare Skype idem.

    E poi, l'articolo parla dell'ottima iniziativa della direttrice (per altro non isolata). Che (e se) ci siano critiche da muovere su altri campi mi sembra esuli decisamente dall'argomento. Vogliamo aprire un thread anche sul fatto che usano Windows? Ma che barba.. Ma pensa a proporre cose intelligenti come ha fatto la signora Rasetti, invece di fare lo sborone.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Ma che barba.
    > Apparte che non quoti.
    > Ma poi parti da ipotesi tutte da verificare. Di
    > come sia organizzata la sicurezza in quella
    > biblioteca sai poco o nulla. Di quali siano i
    > dati sensibili conservati sui PC che fanno girare
    > Skype
    > idem.
    >
    > E poi, l'articolo parla dell'ottima iniziativa
    > della direttrice (per altro non isolata). Che (e
    > se) ci siano critiche da muovere su altri campi
    > mi sembra esuli decisamente dall'argomento.
    > Vogliamo aprire un thread anche sul fatto che
    > usano Windows? Ma che barba.. Ma pensa a proporre
    > cose intelligenti come ha fatto la signora
    > Rasetti, invece di fare lo
    > sborone.

    Hai ragione, della situazione della biblioteca non se ne parla, ma l'assoluta assenza di riferimenti a di carattere tecnico fa pensare che la questione sia stata trattata da "utente casalingo", come potrebbe essere trattata a casa da un utente qualunque.
    Parlo da amministratore di sistema che si trova spesso a dover fronteggiare situazioni di emergenza causate da utenti (spesso responsabili amministrativi) che invece di sentire preventivamente il responsabile tecnico della rete e del sistema, agiscono senza pensare causando anche danni gravi e poi si parano il c**lo dicendo: "Ma che ne so io di queste cose... non sono mica un tecnico".
    Spesso invece basterebbe un po' di buonsenso, alzare il telefono e dialogare con il responsabile IT o chi per lui.
    Mancanza di buonsenso che dilaga anche in questi post...
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Hai ragione, della situazione della biblioteca
    > non se ne parla, ma l'assoluta assenza di
    > riferimenti a di carattere tecnico fa pensare che
    > la questione sia stata trattata da "utente
    > casalingo", come potrebbe essere trattata a casa
    > da un utente
    > qualunque.
    > Parlo da amministratore di sistema che si trova
    > spesso a dover fronteggiare situazioni di
    > emergenza causate da utenti (spesso responsabili
    > amministrativi) che invece di sentire
    > preventivamente il responsabile tecnico della
    > rete e del sistema, agiscono senza pensare
    > causando anche danni gravi e poi si parano il
    > c**lo dicendo: "Ma che ne so io di queste cose...
    > non sono mica un
    > tecnico".
    > Spesso invece basterebbe un po' di buonsenso,
    > alzare il telefono e dialogare con il
    > responsabile IT o chi per lui.
    >
    > Mancanza di buonsenso che dilaga anche in questi
    > post...

    Ma certo che la questione è trattata da un "utente casalingo"!
    O, meglio, da qualcuno che conosce l'informatica a liverro medio-basso ma che sa arrangiarsi e proporre nuove soluzioni per fornire un servizio in più ai cittadini.
    La storia della sicurezza non regge, caro responsabile IT.
    Se sei disposto ad andare là tu gratis a fare il lavoro bene. Altrimenti, accontentati di quello che c'è. Hai problemi per la sicurezza?
    Bè, tanti altri utenti sono convinti che tutto vada bene così. Non vuoi i libri della biblioteca di Empoli? Non prenderli, nessuno ti obbliga.
    Se vuoi avanzare richieste e metterti a disposizione della biblioteca, fallo pure. Ma sappi che il massimo che ti potranno dire sarà un "Grazie!" perchè di soldi ne arrivano pocgi nelle biblioteche. E se devono pensare a buttarli in sciocchi arzigogoli informatici, non avrebbero più fondi per acquistare i libri, che mi sembra sia il servizio principale che una biblioteca deve dare.

    Ciao!
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    > - Scritto da:
    > > Hai ragione, della situazione della biblioteca
    > > non se ne parla, ma l'assoluta assenza di
    > > riferimenti a di carattere tecnico fa pensare
    > che
    > > la questione sia stata trattata da "utente
    > > casalingo", come potrebbe essere trattata a casa
    > > da un utente
    > > qualunque.
    > > Parlo da amministratore di sistema che si trova
    > > spesso a dover fronteggiare situazioni di
    > > emergenza causate da utenti (spesso responsabili
    > > amministrativi) che invece di sentire
    > > preventivamente il responsabile tecnico della
    > > rete e del sistema, agiscono senza pensare
    > > causando anche danni gravi e poi si parano il
    > > c**lo dicendo: "Ma che ne so io di queste
    > cose...
    > > non sono mica un
    > > tecnico".
    > > Spesso invece basterebbe un po' di buonsenso,
    > > alzare il telefono e dialogare con il
    > > responsabile IT o chi per lui.
    > >
    > > Mancanza di buonsenso che dilaga anche in questi
    > > post...
    >
    > Ma certo che la questione è trattata da un
    > "utente
    > casalingo"!
    > O, meglio, da qualcuno che conosce l'informatica
    > a liverro medio-basso ma che sa arrangiarsi e
    > proporre nuove soluzioni per fornire un servizio
    > in più ai cittadini.
    >
    > La storia della sicurezza non regge, caro
    > responsabile
    > IT.
    > Se sei disposto ad andare là tu gratis a fare il
    > lavoro bene. Altrimenti, accontentati di quello
    > che c'è. Hai problemi per la sicurezza?
    >
    > Bè, tanti altri utenti sono convinti che tutto
    > vada bene così. Non vuoi i libri della biblioteca
    > di Empoli? Non prenderli, nessuno ti obbliga.
    >
    > Se vuoi avanzare richieste e metterti a
    > disposizione della biblioteca, fallo pure. Ma
    > sappi che il massimo che ti potranno dire sarà un
    > "Grazie!" perchè di soldi ne arrivano pocgi nelle
    > biblioteche. E se devono pensare a buttarli in
    > sciocchi arzigogoli informatici, non avrebbero
    > più fondi per acquistare i libri, che mi sembra
    > sia il servizio principale che una biblioteca
    > deve
    > dare.
    >
    > Ciao!

    La questione che volevo sollevare era un'altra, ma se non si vuole capire...

    E' inutile continuare con queste sterili discussioni
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > La questione che volevo sollevare era un'altra,
    > ma se non si vuole
    > capire...

    Davvero?
    Mi dispiace, ma da come è stato impostato il primo messaggio e leggendo le risposte successive sembrava proprio un tentativo di affermare la propria superiorità tecnica nonchè un modo per denigrare un servizio che, seppur con qualche pecca, è gratuito e gestito da funzionari del comune con fondi limitati.

    Poi, è evidente che "si può sempre fare meglio"... se qualcuno si dovesse proporre, credo che la bibliotecaria ne sarebbe ben felice.

    > E' inutile continuare con queste sterili
    > discussioni

    Sicuramente, se non portano a nulla di nuovo.

    Ciao.
    non+autenticato

  • > Ma pensate che un dipendete pubblico (io non sono
    > un dipendente pubblico) non sia proprio capace di
    > installare un antivirus, un antispyware e un
    > firewall? Ormai lo insegnano alle elementari,
    > prima di italiano e dopo educazione fisica.
    >
    >


    Sì infatti il comune di male si è preso il kamasutra per volontà divina


    > Ormai la scusa della sicurezza mi sembra un po'
    > l'ultima
    > spiaggia.

    all'ultima spiaggia ci sono le PA che se ne battono dei dati che gesticono e del servizio che *dovrebbero* offrire vedi comune di mil_ano
    non+autenticato
  • io dico che la sicurezza è importante http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1833946

    e, no, gli attuali utenti non sono / a lavoro non se ne preoccupano di amministrare la propria postazione (del resto non è il loro compito)

    kamasutra docet
    non+autenticato
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