Antipedofilia, la risposta nei log italiani?

Lo sostiene la Commissione Bicamerale che ha svolto una lunga indagine sulle misure da attuare per contrastare gli abusi sui minori. Internet al centro

Roma - I provider conservino per cinque anni almeno i log del traffico che si svolge sulle proprie reti, e dunque i dati relativi ai movimenti online dei propri clienti. Questa è una delle misure che la Commissione Bicamerale per l'infanzia propone tra quelle necessarie ad arginare e reprimere il fenomeno pedofilia, dentro e fuori dalla rete.

Secondo la Commissione, i provider devono varare un codice di autoregolamentazione che comprenda anche l'intervento rapido in caso di segnalazioni di traffici illeciti compiuti online, il tutto nel quadro di una vigilanza ministeriale che dovrebbe garantire, secondo i Commissari, l'applicazione del codice di autoregolamentazione.

Le decisioni della Commissione, che prevedono anche l'istituzione di un Garante per l'Infanzia che si occupi di armonizzare gli interventi in materia, non esclude, sulla base delle esperienze sperimentali condotte in alcune regioni, di creare garanti regionali se non addirittura difensori civici la cui attività sia rivolta alla tutela dei minori.
Nel documento approvato dalla Commissione Bicamerale, che verrà proposto al Parlamento perché divenga il cuore di normative ad hoc, si fa esplicito riferimento non soltanto alla questione della diffusione di immagini di pornografia infantile su internet ma anche alla necessità di curare chi viene individuato come colpevole di abuso, con trattamenti psicologici e farmacologici.

Come si ricorderà, sui tempi di conservazione dei log è da tempo in atto uno "scontro" tra i sostenitori delle esigenze di sicurezza, anche sul fronte del terrorismo e del crimine organizzato, e coloro che difendono le libertà digitali. Sulla questione è più volte intervenuto anche il Garante per la Privacy avvertendo dei rischi connaturati alla conservazione ad libitum di informazioni personali di questa (ed altra) natura.
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