I sensori spray si auto-organizzano e comunicano

Ricercatori scozzesi stanno sviluppando una rete di migliaia di micro-elaboratori e sensori capaci di comunicare tra loro ed elaborare dati, nonché comunicarli all'esterno. Da sparare sulla pelle, o sugli edifici

Roma - Reti auto-organizzate di sensori ed elaboratori depositati sull'epidermide dei pazienti, computer più piccoli dell'estremità di un fiammifero che possono monitorare le condizioni di salute di una persona, organizzare un quadro clinico e comunicare con la struttura presso la quale il paziente è in cura. Questo uno progetti in corso presso lo Speckled Computing Consortium, un gruppo di lavoro che coinvolge le università scozzesi di St Andrews e di Strathclyde, che parteciperà nei prossimi giorni all'International Science Festival di Edimburgo.

Speckled Computing significa capacità di elaborazione racchiusa in una macchia, una macchia di migliaia di sensori ed elaboratori dell'ordine di grandezza di un millimetro cubo, auto-alimentati, programmabili come fossero macchine tradizionali, capaci di auto-organizzarsi in network ad hoc definite SpeckNet, capaci di scambiarsi dati fra loro e di comunicare i dati elaborati attraverso la Rete.

Tra le criticità, l'intermittenza delle comunicazioni: i sensori e gli elaboratori potranno raggiungere gli anfratti più remoti delle superfici, posizioni che potrebbero limitare la possibilità di comunicare e di interagire, di lavorare come fossero un'unica macchina. È vero però che la rete sa auto-organizzarsi, è priva di gerarchia, potrà quindi continuare ad operare ridisegnando la sua struttura.
Basterà vaporizzare le migliaia di sensori sulle superfici più disparate. Questa "vernice intelligente", depositata sull'epidermide di una persona, riporta Scotsman.com, potrà condurre numerosi test, dal monitoraggio del movimento dei muscoli a quello del ritmo cardiaco, per poi comunicare con i medici, attraverso dispositivi collegati in Rete.

La medicina non è il solo ambito di applicazione per le SpeckNet. Questo tipo di ubiquitous computing, di capacità di elaborazione pervasiva, infatti, si ritiene verrà presto implementato in sistemi di monitoraggio per la temperatura e l'illuminazione degli edifici, sistemi capaci di attivare gli impianti di riscaldamento e di illuminazione in base alla presenza di persone nelle stanze. Ma potrebbero essere installati con successo anche sulle ali dei velivoli, per controllare che non vi siano malfunzionamenti, e comunicare ogni problema alla cabina di pilotaggio. Le SpeckNet potrebbero inoltre essere sfruttate nell'ambito degli impianti per la rilevazione di incendi, in cui sensori ed elaboratori potrebbero coordinarsi per attivare le procedure di emergenza e guidare le persone verso le uscite.

"Si possono fare molte cose interessanti con questa tecnologia. Vediamo questo tipo di tecnologia nella console Nintendo Wii, ed è soltanto una forma molto molto primitiva di quel che mostreremo al pubblico", instilla la curiosità Damal Arvind, a capo dello Speckled Computing Consortium. Le SpeckNet potranno infatti trovare applicazione proprio nell'ambito della videoludica: tracciare i movimenti del corpo del giocatore potrebbe consentire di restituire sullo schermo un feedback molto più preciso rispetto a quello offerto dai sistemi in circolazione finora, quali il citato Wii-Mote.

La presentazione presso l'International Science Festival di Edimburgo rivoluzionerà il modo in cui si pensa ai computer? "Le persone smetteranno di vedere i computer semplicemente come laptop e desktop", promette Arvind. Mondo fisico e mondo digitale potranno fondersi grazie a queste tecnologie pervasive: una prospettiva che evoca gli scenari vaticinati da Kurzweil riguardo al futuro dell'umanità aumentata.

Gaia Bottà
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