Pluto Journal/ No al Digital Divide

di Giulio Cercani. Cosa si sta facendo a livello internazionale per combattere il divario digitale? Cosa può fare la comunità del Software Libero? Una proposta per contribuire allo sviluppo nel mondo

Pluto Journal - Per Digital Divide si intende alla lettera "divario, divisione digitale": esso viene inteso come mancanza di accesso e di fruizione alle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche. Da qualche anno ormai si parla di questo argomento, che con il passare del tempo riguarda aspetti sempre diversi delle nuove tecnologie e non solo: molti sono gli aspetti anche sociali della questione.

Storicamente, i primi che parlarono di digital divide furono Al Gore e Bill Clinton, quando, all'inizio degli anni novanta, intrapresero una politica di forte sviluppo e potenziamento dell'infrastruttura di internet negli Stati Uniti.

Il concetto di "divario digitale" era riferito alla difficoltà di accesso a internet in determinate zone del paese (difficoltà intesa anche sotto l'aspetto dei costi). In quegli anni internet esplode come fenomeno di massa e diventa sempre di più un mezzo di lavoro e di business: non essere connessi alla rete (o non avere gli strumenti cognitivi per farlo), significa quindi essere relegati ai margini della società. Nascono così vari progetti per colmare il divario digitale americano nell'amministrazione Clinton.
Con il passare del tempo, la "rivoluzione internet" inizia a interessare un po' tutto il mondo industrializzato e queste tematiche cominciano ad essere sentite anche in altri paesi fino a raggiungere il sud del pianeta. Per inquadrare correttamente il digital divide nei paesi in via di sviluppo dovremmo inserirlo come l'ultimo dei tanti "divide" che riguardano determinate aree: povertà, sfruttamento delle risorse ad opera di multinazionali, mancanza di energia elettrica, problemi politici, mancanza di istruzione, degrado.

Il digital divide si aggiunge a questa parzialissima lista di ritardi e rischia, visto il vorticoso progredire di queste tecnologie, di incrementare ulteriormente la forbice tra paesi sviluppati e non. Sarebbe sicuramente sbagliato credere che andando ad incidere sul digital divide si possano risolvere i problemi gravi che affliggono queste società, così come sarebbe un errore pensare che portando un computer in ogni capanna il problema dell'acqua potabile sia risolto. Sicuramente le nuove tecnologie, se organicamente introdotte, potrebbero, in tempi e modi adeguati, diventare uno strumento di sviluppo e conoscenza.

La tecnologia non dovrebbe servire a creare dei bisogni indotti in questi paesi (computer sempre più potenti, connettività ultraveloce, nuove release di programmi dei quali si sfrutta l'1% delle capacità, etc.), ma a farli sentire partecipi e in grado di creare uno sviluppo tecnico più adeguato alle loro reali esigenze.

Qui iniziamo a toccare un altro punto importante della questione: le tecnologie ICT rappresentano un "paradigma tecnologico", ovvero un insieme di regole e metodi che determinano un modo di produzione e quindi un modello sociale.
Mai come in questo momento le tecnologie non sono neutre; dal tipo di scelte che vengono fatte si possono decidere i vari tipi di futuri che ci aspettano: sicurezza dei dati, codici dei programmi, sistemi operativi, protocolli applicativi etc etc.

Un paradigma tecnologico non sostenibile può creare molti problemi che - tra l'altro - potrebbero ritornarci indietro amplificati (come ad esempio i problemi ambientali). Nell'ambito dell'informatica e delle nuove tecnologie, il paradigma tecnologico più sostenibile è sicuramente quello legato al free software.

Il modello cooperativo a cui fa riferimento, la possibilità di personalizzare per le diverse esigenze i software e la possibilità di partecipare attivamente all'innovazione entrando nel merito delle cose trattate, sono alcuni dei suoi punti di forza. Se la strada per affrontare il problema sarà questa, allora non saranno soltanto i paesi in via di sviluppo a trarne benefici diretti, ma anche tutta la comunità a livello mondiale.

Un interessante e approfondito documento sul digital divide è disponibile in italiano.
TAG: mondo
3 Commenti alla Notizia Pluto Journal/ No al Digital Divide
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  • > il paradigma tecnologico più sostenibile è
    > sicuramente quello legato al free software
    > (Giulio Cercani)

    D'accordo al 100%, però una condizione fondamentale affinchè il free software possa davvero essere uno strumento efficace per combattere il digital devide è che la comunità che lo sostiene capisca l'importanza di produrre software non solo "per il bene dell'informatica" ma soprattutto "per il bene degli utilizzatori".
    Il terzo mondo è infatti abitato quasi esclusivamente da "utonti", come spesso chi fa parte della Movimento del free software ama definire chi non è di professione un informatico o uno smanettone con il lusso di tanto tempo libero a disposizione.
    Ovviamente in questo caso il termine "utonti" non vuole essere spregiativo, dato che deriva da uno stato di necessità, ma credo che la sfida del free software sia quella di trasformare tanti "utonti" in "utenti" a pieno titolo, in un quadro di risorse drammaticamente scarse. E tutto questo dovrà avvenire il più rapidamente possibile, pena l'allargamento del divario.
    non+autenticato
  • Hai mai provato a mettere una persona completamente digiuna di informatica davanti ad un computer con un qualsiasi sistema operativo? Incredibile ma vero le difficoltà sono molto meno di quelle che potrebbero sembrare. Il difficile (la utonza Sorride) ) viene quando devi cambiare modalità operative, cioè sei maggiormente sfavorito se hai già usato un sistema operativo diverso da quello che proponi di usare e questo per un motivo molto semplice. c'è una sorta di rifiuto inconscio ad effettuare una nuova formazione se non se ne vede la necessità o non ci si trova costretti a farlo
    Credo, per questo motivo, che in Africa, dove molti non hanno mai visto un computer, sia molto più facile insegnare ad utilizzare un sistema Free Software piuttosto che in nazioni tecnologicamente progredite.
    non+autenticato
  • E' proprio vero: l'uomo ama complicarsi la vita, pur di rendersi la vita piu' semplice.
    non+autenticato