ADUC: Antitrust lenta sulla pubblicità ingannevole

L'associazione sottolinea la redditività delle campagne pubblicitarie ingannevoli delle compagnie telefoniche e chiede all'Authority più efficienza nei procedimenti

Firenze - C'è un forte squilibrio tra il valore delle campagne pubblicitarie degli operatori telefonici e le multe eventualmente comminate per pubblicità ingannevole dall'Antitrust. Lo sottolinea ADUC, intervenendo sulle recenti dichiarazioni dell'Authority.

"È un fenomeno grave che disorienta i consumatori", aveva dichiarato AGCM con riferimento al proliferare di pubblicità poco chiare, quando non volutamente incomplete perché omettono informazioni precise su condizioni commerciali e costi dei servizi. Un fenomeno che caratterizza principalmente le reclamizzazioni di servizi di telefonia, fissa e mobile, e che in due anni ha accumulato sanzioni per 1,6 milioni di euro.

L'Autorità aveva ammonito gli operatori, richiamandoli a predisporre messaggi pubblicitari con informazioni chiare e complete. Spesso, rileva, mancano completamente informazioni essenziali, come l'esistenza - e l'importo - dello scatto alla risposta, l'effettiva fruibilità di servizi di nuova generazione nel settore della telefonia mobile (copertura UMTS/HSDPA, ricezione della TV mobile). Altrettanto frequentemente si vagheggia su durate indefinite di talune condizioni (con la frase "per sempre"), per le quali invece esistono limiti ben definiti, e non mancano i casi in cui non sono chiariti gli abbinamenti nelle offerte che propongono, ad esempio, l'acquisto di terminali subordinati alla sottoscrizione di specifici piani tariffari, come possono anche mancare le indicazioni sull'accessibilità di determinate promozioni in funzione del tipo di pagamento.
L'Antitrust assicura di vigilare sul settore, ma si rivolge agli operatori esortandoli a pratiche commerciali più chiare e trasparenti.

"Fa bene l'Antitrust a denunciare il proliferare delle pubblicità ingannevoli dei gestori telefonici che hanno comportato multe per 1,6 miliardi di euro, il 25% del totale - dichiara ADUC - Fa bene, ma ci chiediamo: perché continuano imperterriti a dare false informazioni al vasto pubblico, spendendo milioni di euro in spot televisivi e paginate di giornali? Perché i gestori telefonici continuano ad essere leader in pubblicità ingannevole?".

È la stessa ADUC che prova a dare una risposta: "Perché il guadagno che lo spot "menzognero" porta, supera di gran lunga la possibile multa. Anche perché, spesso, l'Authority interviene dopo settimane e settimane, periodo utile al gestore per accalappiare i vantaggi di questa pubblicità". Non è la prima volta che i consumatori evidenziano il problema della lunghezza dell'iter inquisitorio: già lo scorso autunno Lega Consumatori, Codacons ed Adusbef avevano rivolto ad Agcom, oltre che all'Antitrust, alcune richieste mirate allo snellimento dei procedimenti condotti su fattispecie di presunta pubblicità ingannevole.

Un'altra osservazione riguarda l'ingannevolezza dell'abusato slogan "per sempre". "Perchè - chiede ADUC - il gestore che lo ha più utilizzato, Wind, lo ha fatto per anni, nonostante le multe? Semplicemente perché l'Antitrust non blocca gli spot non appena invadono tv e giornali".

A questo punto l'associazione incalza: "Proviamo a dare una mano all'Autorità. La pubblicità di TIM che pubblicizza le tariffe Tutto compreso è ingannevole, perché non è assolutamente vero che è tutto compreso. Nello spot si lascia intendere che degli SMS gratuiti siano compresi verso tutti e in tutte le versioni della tariffa (30/60/90). Invece, nelle versioni Tutto compreso 30 e Tutto compreso 60 di SMS gratis neppure l'ombra. E non parliamo di un servizio poco utilizzato dagli utenti di cellulari. Nella versione 90, dei 900 SMS gratuiti al mese, ben 700 sono da inviare verso "i tuoi amici Tim" e solo 200 verso altri gestori".

"I minuti di telefonate inclusi nel canone mensile - conclude l'associazione, sempre con riguardo all'offerta Tutto Compreso - sono 900 nella versione 90 e 600 nella versione 60. A questo punto uno pensa: nella versione 30 i minuti gratis saranno 300, invece no. Sono 250. Perché l'Antitrust non interviene immediatamente?" chiede ADUC, invocando l'articolo 19, comma 2 del Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005) che dice "La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta".

D.B.