E-store bucato, e-store evitato

Una nuova ricerca scopre l'acqua bollente: i consumatori online diffidano di quei negozi web che hanno subito incursioni. Ma spesso sono fatti di cui non sanno nulla

Roma - Una ditta di sicurezza ha pubblicato i risultati di una rilevazione effettuata sugli utenti Internet britannici, giungendo a vere e proprie scoperte: è altissima la percentuale di chi diffida di negozi online che hanno subito effrazioni da parte di cracker o che non hanno gestito a dovere i dati sensibili loro affidati.

Non è uno scherzo, e persino BBC decide di parlarne, aggiungendo un'altra "notizia inattesa": i consumatori vogliono essere avvisati il più tempestivamente possibile nel caso in cui i propri dati siano stati sottratti o rubati. Per sapere tutto questo, Secerno ha fatto intervistare dalla società di rilevazione Ipsos MORI, 1243 cittadini britannici maggiorenni tra il 23 e il 29 marzo di quest'anno.

Alcuni dati di interesse, ad ogni modo, ci sono: il 14 per cento degli intervistati di alto reddito dichiarano di aver subito una qualche forma di furto di dati.
Ciò che colpisce della ricerca, però, è la forte preoccupazione che viene avvertita dal pubblico: il 95 per cento di coloro che hanno risposto si sono detti preoccupati per alcuni aspetti della sicurezza dei propri dati personali e ben l'83 per cento ha citato nello specifico i dati della carta di credito o del proprio conto bancario.

Ma si tratta di preoccupazioni fondate? Quanti sono, nei fatti, gli esercizi commerciali in rete che subiscono incursioni di cracker a caccia di dati e quanti quelli che non proteggono a dovere quelle informazioni? Sebbene sia difficile determinare questo elemento, in nessun modo affrontato dal rapporto Secerno, e nonostante alcuni eventi clamorosi, molti esperti negli anni hanno denunciato l'allarmismo che circonda le transazioni online: i veri pericoli arrivano da malware e azioni di phishing studiate per catturare informazioni sensibili sui computer dei singoli utenti.

Di interesse, in questo senso, segnalare un altro studio condotto sui lavoratori dipendenti UK in cui si sostiene che di un campione di 300 persone, il 64 per cento è stato facilmente trascinato in una conversazione apparentemente frivola a rivelare una propria password.
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