Creative Commons: applaudite Sony

Lessig parla addirittura di Sony Day. Il colosso giapponese ha sfornato la propria alternativa a YouTube, un videoportale che propone ai propri utenti l'upload di video sotto licenza Creative Commons

Roma - "Noi nella comunità Creative Commons lo celebreremo questa notte in tutto il Mondo. Oggi è il Sony Day!". Così il promotore delle licenze CC Lawrence Lessig ha reso noto nei giorni scorsi il proprio entusiasmo e quello della comunità CC per il varo da parte di Sony di un videoportale "alternativo" a YouTube.

Il motivo è presto detto: tutti i contenuti che vengono caricati sul sito vengono distribuiti, di default, sotto licenza Creative Commons.

Si tratta di eyeVio, progetto con cui Sony entra formalmente nel mercato del video online in salsa Web 2.0, perché fondato nella speranza di crearvi attorno una community di creativi e utenti interessati a produrre e diffondere propri filmati. Per Creative Commons si tratta evidentemente di un importante riconoscimento di come le proprie licenze, tra i moltissimi adottate da lungo tempo anche da Punto Informatico, possano contribuire a cambiare ed evolvere il modo in cui vengono diffuse le opere.
Sebbene il servizio sia per ora dedicato ai soli utenti giapponesi, l'impostazione di fondo, a parte le licenze, diverge da quella di YouTube per quanto riguarda il rispetto della proprietà intellettuale. Il gigante nipponico si impegna infatti a sorvegliare l'attività degli utenti e a rimuovere qualsiasi materiale caricato senza autorizzazione. YouTube, come noto, tende a limitarsi alla rimozione solo dietro segnalazione del detentore dei diritti, come accaduto di recente con la RAI. Una pratica che ha spinto colossi dell'intrattenimento a chiedere miliardi di dollari di danni.

"La data odierna - ha dichiarato David Berry (CC) facendo eco a Lessig - dovrebbe essere riconosciuta come pietra miliare per Creative Commons, che da organizzazione nata dal basso dedicata alla creatività di tutti va diventando un autorevole supporto per le corporation che vogliano implementare nuove forme di politiche di proprietà intellettuali che incoraggino la condivisione, dove ciò che viene condiviso è ciò che noi produciamo piuttosto che un qualcosa che le multinazionali possono produrre".
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