Provider colpevole di pedoporno

Non ha rimosso le pagine della Pedo University quando gli sono state segnalate. Per questo è stato condannato. Sui provider, secondo i giudici di New York, incombono responsabilità che non possono essere ignorate

New York (USA) - Per la prima volta un provider Internet americano è stato condannato in relazione al caso di un sito pedopornografico che era ospitato dai propri server. BuffNet, secondo le risultanze processuali, non ha provveduto a rimuovere le pagine del sito quando gli sono state segnalate.

"Pedo University", questo il nome di quello spazio web, conteneva a quanto pare numerose immagini illecite oltre ad altro materiale che "inneggiava" alla pedofilia. Secondo il procuratore generale di New York, questi materiali, non appena "noti" al provider avrebbero dovuto da questi essere rimossi.

BuffNet ha deciso di dichiararsi colpevole di quanto non ha fatto, considerato comunque che il "favoreggiamento" è ritenuto un "reato minore", ammettendo dunque di non aver provveduto come avrebbe dovuto alla cancellazione di quelle pagine. Secondo BuffNet, comunque, le indagini sono state condotte male fin dall'inizio, nell'ormai "lontano" 1998.
"Chiaramente - ha dichiarato il capo della polizia dello Stato di New York, James McMahon - la mancata azione del provider per identificare e chiudere l'accesso ai siti pedopornografici è decisamente spiacevole. Internet non ha confini geografici e dunque ai provider, legalmente e moralmente, è delegata una responsabilità di vigilanza e protezione della società da queste attività criminali".
TAG: mondo
2 Commenti alla Notizia Provider colpevole di pedoporno
Ordina
  • Alcuni addetti ai lavori, durante le conferenze, hanno sostenuto che l'Internet provider è responsabile e complice, dal momento che partecipa alla diffusione e alla distribuzione della pornografia infantile, mentre lo stesso reato non si può configurare per l'operatore telefonico, "dal momento che tecnicamente non può conoscere i materiali illeciti che passano nella sua rete".Concetto ribadito in un disegno di legge di modifica della Legge 3 agosto 1998, n. 269
    L'opinione di pedofilia.it sull'operatore telefonico.

    di Giordano Stanislao

    I grandi gestori di telefonia negli ultimi anni hanno fatto a gara per accaparrarsi l'utente, dando l'accesso "gratis" ad Internet, sulla propria linea telefonica, tramite dei POP stabiliti, per poi trarre i propri vantaggi dagli scatti effettuati dall'utente durante la connessione ad Internet. Tutto ciò non fa altro che alimentare l'anonimato per chi accede alla "rete" Internet. Chiunque può effettuare una registrazione fittizia on-line ed avere in tempo reale tutti i dati ( username e password) per accedere tramite lo stesso gestore telefonico al provider che appartiene comunque allo stesso gruppo del gestore.

    Quindi deduciamo, per quanto riguarda le grandi compagnie telefoniche, che tra operatore e provider non vi è alcuna differenza, perché alla fine vi è un unica gestione aziendale. In questo modo sicuramente diventa tecnicamente difficile controllare l'afflusso dei materiali illeciti, e non solo, ma lo diventa anche la "trafila" per risalire all'artefice una volta scoperto l'illecito; data l'identità fittizia fornita al momento della registrazione dell'utente.Qualche gestore ha cercato di tamponare l'illecito, inserendo nel modulo un campo di codice fiscale, ma cosa assai grossolana, che anche un ragazzo in tenera età sa come superare, con un banale programmino, ed ottenere facilmente il numero fittizio. Pur essendo consapevoli che, anche se l'utente rimane nell'anonimato, il gestore telefonico, tramite il numero di telefono da cui parte la chiamata al POP di connessione e i files di LOG di accesso al servizio, può risalire al firmatario del contratto stipulato per l'allacciamento di postazione fissa. Allora, noi poniamo i seguenti quesiti:

    Perché gli operatori telefonici, provider o altre fonti di registrazione per utenti (free) per la connessione ad internet, non si accertano dell'autenticità dei dati immessi nei moduli on-line, tramite un documento di riconoscimento per via fax, prima di concedere la connessione?
    Gli operatori del settore sono al corrente di quanti minori sono capaci di fare una registrazione all'insaputa dei propri genitori?
    Commercialmente è lecito concedere (free) la connessione ad internet, visto che una fascia di utenza paga fior di milioni per contratti provider e per connessioni più veloci per poi subire la lentezza provocata dalla strozzatura anche da parte di questi?
    Perché gli utenti (free) non devono possedere un punto IP statico, in modo che possano risultare in database pubblici e facilmente reperibili e controllabili come ad esempio risultiamo noi di pedofilia.it? Cosa assai facile:Basta inserire l'indirizzo IP da controllare in questo database http://www.ripe.net/cgi-bin/whois ed il gioco è fatto, il risultato è immediato, non uscirà l'esito dell'ultimo caffé preso, ma manca poco.
    In conclusione vi sono parecchi punti da rivedere per rendere idonea sotto questo aspetto la rete Internet. A tal scopo tutti dovranno fare la propria parte e assumersi le proprie responsabilità. La diffusione di questo mezzo di comunicazione è ancora in fase embrionale per quanto riguarda l'Italia e altri paesi Europei, se trattato e seguito male "facendo prendere il sopravvento al dio denaro", diventa inutilizzabile e nello stesso tempo pericoloso. I progetti proiettati nel futuro, ad es: dati scolastici, ministeriali, bancari, banche dati ecc. non avranno un minimo di sicurezza. In commercio o in rete qualunque utente può facilmente reperire dei programmi che sono in grado di "attaccare" i punti IP di qualsiasi server connesso alla rete sapendo di non essere rintracciabile in tempo reale come invece sarebbe con una registrazione efficace.

    Questa materia non deve essere esclusivamente oggetto di dibattiti giuridici

    ma deve indurre anche ad una collaborazione con i tecnici,quindi tecnico-giuridica.

    Questo articolo è stato pubblicato sul sito www.pedofilia.it in data:

    (24-Ottobre-2000)
    non+autenticato
  • >"Chiaramente - ha dichiarato il capo della >polizia dello Stato di New York, James McMahon ->......Internet non ha confini
    >geografici e dunque ai provider, legalmente e >moralmente, è delegata una responsabilità di >vigilanza e protezione della società da queste >attività criminali".

    se l'unica protezione è non fare vedere degli abusi, già avvenuti, su internet stiamo freschi.

    può essere che il sito in questione sia pure http://sex.top100.org/ .........

    Io ogni tanto mi chiedevo: ma se facciamo cancellare questo sito cosa abbiamo risolto? abbiamo solo steso un velo per coprire il fatto agli occhi del mondo, o abbiamo aiutato la causa in maniera concreta.

    Io non ho mai saputo rispondermi.

    A volte ho pensato che una top100 di siti a sfondo pedofilo possa portare solo a nuovi siti, e magari alla risoluzione di molte scomparse, e che si eviti che il mercato prenda nuove vie diverse da internet e meno monitorabili ...... questo pensiero l'ho contraddetto molte volte fino ad arrivare a pensare che il problema è troppo grosso per risolverlo con 2 ragionamenti.


    Purtroppo se certe cose succedono vuol dire che nella testa di quelle persone c'è un "virus", il punto è: come si sono infettati? e di chi è la colpa? Chissa magari in qualche posto sperduto nel texas ora lo stanno studiando. Speriamo va perchè questo non è un bel mondo.

    ciao
    non+autenticato