Sei un pirata australiano? Ti processano negli USA

Le lobby delle major mettono a segno un colpo decisivo: trionfa il principio del copyright globale con una estradizione che suscita perplessità tra gli addetti ai lavori e rabbia in rete

Roma - Il 44enne Hew Raymond "Bandido" Griffiths, residente in Australia ma cittadino del Regno Unito, è stato estradato lo scorso febbraio negli Stati Uniti, dove dovrà rispondere dei suoi crimini.

Accusato di aver violato le leggi americane sul copyright per la sua militanza nella celebre crew DrinkOrDie, rischia una condanna fino 10 anni di reclusione nelle prigioni statunitensi (la pena massima in Australia per un reato come la violenza sessuale è di poco inferiore ai sette anni).

In carcere sin dal 2003 a causa di un mandato di cattura richiesto direttamente dal ministro della giustizia del suo paese (dietro input del Dipartimento di Giustizia USA), a Hew in questi tre anni è stata negata persino la cauzione: ha soggiornato nelle galere australiane mentre vedeva esaurire i suoi appelli, e ora dovrà affrontare un processo in cui rischia anche una multa da mezzo milione di dollari.
Inutile il tentativo dei legali di farlo dichiarare colpevole per subire un processo in Australia: per Griffiths sarà il primo viaggio della vita negli Stati Uniti, ma molto difficilmente potrà godere delle bellezze nazionali. Molti notano come Griffiths non abbia tratto alcun beneficio economico dalla sua attività (mentre il danno per le major di cui è ritenuto responsabile è stato stimato in circa 50 milioni di dollari), e fino al momento del suo arresto viveva assieme ai suoi genitori, senza un lavoro fisso.

La notizia è stata accolta con nervosismo dai media australiani. iTWire arriva ad affermare che il suo governo avrebbe "venduto" Griffiths agli americani, e tira in ballo la vicenda che coinvolge David Hicks (un cittadino australiano detenuto a Guantanamo, dichiaratosi colpevole di supporto al terrorismo e condannato da una corte USA).

Reazioni analoghe nella blogosfera: tanta rabbia e parole grosse, ma anche qualche lucida considerazione riguardo l'opportunità di applicare le leggi americane al di fuori del suolo USA. Nel frattempo qualcuno pensa ad un appello per mobilitare l'opinione pubblica, affinché Griffiths possa almeno essere giudicato da un tribunale australiano.

L'arresto e la trasposizione di Bandido davanti ad una corte della Virginia, sarebbe stato reso possibile, tra l'altro, dal patto di libero commercio firmato nel 2004 da Stati Uniti ed Australia (AUSFTA): alcune clausole del documento riguarderebbero specificamente la protezione dei diritti d'autore sul software nei rispettivi paesi, estendendo la giurisdizione delle due nazioni oltre gli abituali limiti del diritto internazionale.

Questo tipo di accordi, molto diffuso negli ultimi anni, cambierebbe quindi le norme che fino ad ora regolavano la sovranità nazionale: secondo i giudici australiani, i crimini di Griffiths sarebbero avvenuti sul territorio americano, e richiederebbero l'applicazione delle severissime leggi della Virginia in materia.

Preoccupazione in tal senso è stata espressa però proprio da un magistrato australiano, Peter Young, secondo cui l'estradizione di Griffiths potrebbe creare un pericoloso precedente, esponendo cittadini del suo paese a questo tipo di procedure anche per reati minori. "Le violazioni del copyright internazionale sono un grande problema", ha detto Young in un recente articolo su l'Australian Law Journal: "Tuttavia, bisogna anche considerare che un paese debba proteggere i suoi cittadini dall'espatrio forzoso a causa soltanto degli interessi commerciali di un'altra nazione (...)".

Altri membri di DrinkOrDie risiedenti nel Regno Unito non hanno subito lo stesso trattamento, e saranno giudicati da un tribunale nel loro paese. Sempre secondo il giudice Young, sarebbe "bizzarra" la scelta di estradare qualcuno negli USA per rispondere di crimini che si sono svolti totalmente al di fuori del suolo americano da parte di cittadini non americani.

John Sankus Jr meglio noto come EriflleH, cittadino statunitense e ritenuto il capo di DrinkOrDie, aveva patteggiato nel 2002 una pena di quattro anni di reclusione.

Luca Annunziata
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