Il confronto all'americana è virtuale

Un team di ricerca della Stanford University ha sviluppato una sistema hardware/software capace di agevolare i testimoni di crimini nel riconoscimento dei potenziali responsabili

New York - La Stanford University sta portando avanti un nuovo progetto sperimentale che permetterà tramite la "realtà virtuale" di agevolare i testimoni di atti criminosi nel riconoscimento di furfanti.

Come ripete spesso la letteratura di genere, il cosiddetto "testimone oculare" non sempre è attendibile. Non tanto per malafede, ma semplicemente perché la nostra memoria spesso non è in grado in pochi secondi di "archiviare" compiutamente i tratti di un individuo. "Ci sono molti innocenti in galera per colpa del confronto all'americana. Bisogna infatti riconoscere una persona che magari si è vista per non più di 10 secondi", ha dichiarato il professor Jeremy Bailenson, direttore del Virtual Human Interaction Lab di Stanford.

L'idea del team di Bailenson, quindi, è stata quella di realizzare una piattaforma software capace di sfruttare le potenzialità di due comuni PC e un elmetto per la realtà virtuale. Una volta indossato il casco, viene ricreata una dimensione assolutamente virtuale. Oggetti, sfondi e soprattutto la fisionomia della persona - o persone - che potrebbe essersi macchiata del crimine a cui il testimone ha assistito.

L'idea di fondo è che la serie di dettagli visualizzati e la possibilità di muoversi in una dimensione virtuale possa stimolare la memoria del testimone. Agevolando di fatto l'operazione di riconoscimento. Inoltre il criminale virtuale può essere personalizzato con abiti, acconciature e quant'altro per emularne eventuali travestimenti.
"Nella realtà virtuale puoi ottenere informazioni illimitate. Puoi guardare la faccia di una persona da qualsiasi distanza e angolo", ha aggiunto il docente ricercatore. "Quando fornisci così tante informazioni il riconoscimento è molto più accurato".

National Science Foundation nel 2002 ha finanziato il progetto con 500mila dollari di investimento, ma secondo Bailenson la conclusione degli studi è ancora lontana. "Il mio intuito mi dice che siamo sulla strada giusta, ma ancora lontani dal poterlo dimostrare", ha spiegato il ricercatore.

Dario d'Elia
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