Prosegue la chiusura dei netcafé cinesi

Già chiusi 3.100 netcafé, 19mila quelli sospesi di cui 11mila a rischio chiusura. La motivazione ufficiale è la sicurezza dei locali, ma è difficile non pensare ad una censura preventiva anti-democratica

Roma - Continua senza sosta il lavoro di indagine della polizia cinese sulla sicurezza dei locali che ospitano postazioni internet, da sempre sottoposti a rigidi controlli, regolamenti e censure da parte delle autorità.

Dopo l'incendio a Pechino che causò la morte di 25 persone all'interno di un netcafé, le autorità hanno dato corpo ad una indagine di massa sulle attività e le misure di sicurezza di decine di migliaia di locali di questo tipo attivi in tutta la Cina, locali frequentati soprattutto dalle fasce più giovani della popolazione.

Fino a questo momento erano stati chiusi 3.100 café mentre ad altri 19mila era stata imposta la sospensione di ogni attività fino a nuovo ordine. Ora, stando a quanto riportato dai quotidiani locali, sarebbero altri 11mila (su 39mila totali) i locali nei quali le procedure e le infrastrutture di sicurezza sono considerate non sufficienti dalla magistratura.
Va detto che di recente alcuni netcafé a Pechino erano stati riaperti dopo l'ottenimento di un nulla osta da parte delle autorità e altri 8mila dovrebbero riaprire. Ora, a quanto pare, si profilano però misure draconiane per molti altri. Il tutto mentre rimane ancora incerto il destino giudiziario di due giovani cinesi che erano stati arrestati perché accusati di aver dato fuoco al netcafé di Pechino per protesta contro i gestori che avevano deciso di non farli entrare.

Tutto questo avviene in un paese che sta rapidamente scalando la vetta tra quelli più connessi al mondo, un paese nel quale si alterna il bisogno di internet, sul piano dello sviluppo economico, e il timore che proprio internet possa dare ai movimenti dissidenti e democratici cinesi la forza per contrastare l'autoritarismo del regime comunista.
TAG: censura
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